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domenica 21 luglio 2024
 
prof accoltellata
 

«Nessun allarme "Columbine", ma i ragazzi vanno ascoltati»

31/05/2023  Il pedagogista Ivano Zoppi di Pepita interviene sulla prof aggredita dallo studente alle porte di Milano: «Il caso Abbiategrasso è un segnale importante. I problemi della scuola non sono le armi, ma la solitudine dei nostri studenti, che rimpiangono il Covid». Con il progetto fotografico "Scatti di Vita", Pepita ha messo a nudo le fragilità delle nuove generazioni. Oltre all’ebook anche una mostra itinerante che inaugura il 2 giugno

«Il grave episodio di Abbiategrasso non può essere banalizzato come semplice bullismo, ma va collocato in quel vuoto educativo che stiamo denunciando da prima della Pandemia». II pedagogista Ivano Zoppi, presidente della Onlus Pepita, con centinaia di educatori e animatori presenti nelle scuole e negli oratori lombardi, commenta il ferimento di una professoressa da parte di uno studente di un Istituto superiore della cittadina lombarda, armato di coltello e pistola a gas.

Un ragazzo come tanti, di buona famiglia, con le sue fragilità e qualche problema scolastico. Uno dei tanti incontrati in questi anni da Pepita. Testimonianze, sogni e paure raccolte in un viaggio alla scoperta della Generazione Covid, raccolte in un libro fotografico Scatti di Vita. Una raccolta di istantanee, di ragazze e ragazzi dai 15 ai 18 anni, che raccontano il disagio vissuto sulla propria pelle. 

Un progetto che scava dentro intere generazioni, alla ricerca di quella chiave in grado di aprire la porta di una stanza dove abbiamo rinchiuso i cuori dei nostri giovani. Scatti di vita, infatti, parte da un sondaggio, rivolto online ad oltre 500 studenti lombardi nel dicembre 2022, ai quali si sono aggiunti centinaia di giovani incontrati nei focus group di Pepita nel febbraio 2023.  

«I risultati forniti dal Centro Studi di Pepita» commenta il presidente Ivano Zoppi «sono per certi versi impressionanti: possiamo dire che una buona parte dei ragazzi rimpiange il periodo del lockdown».

 

Uno degli "Scatti di vita" il laboratorio che Pepita ha ideato per i giovani rimasti sospesi o ammaccati dall'esperienza della pandemia
Uno degli "Scatti di vita" il laboratorio che Pepita ha ideato per i giovani rimasti sospesi o ammaccati dall'esperienza della pandemia

Un dato che appartiene a oltre il 60 per cento degli intervistati, ma che poggia sulle condizioni attuali del loro vissuto, più che sulle sensazioni provate tre anni fa. «Nelle indagini compiute durante le restrizioni» continua Zoppi «assieme a Fondazione Carolina avevamo denunciato l’aumento delle richieste di aiuto per violenza online e cyberbullismo, ma sul piano onlife i ragazzi ci avevano rassicurato di aver vissuto bene quel periodo, in famiglia e scoprendo i piaceri di una vita casalinga e meno frenetica». 

Al di là di alcuni inciampi con la Dad e di qualche scorpacciata di giga, tra uno streaming e uno zoom, le giovani generazioni sembravano più resilienti dei boomer messi in crisi dall’esplosione dello smart working. Invece, da quando bambini e adolescenti hanno abbandonato restrizioni e mascherine, gli effetti collaterali non sono mancati. 

Dai risultati dell’indagine di Pepita, circa il 75% dei ragazzi rivela di sentirsi spesso in ansia. Una sensazione che dipenderebbe dalla visione del proprio futuro e dalla scuola.

In questo senso, circa il 55% del campione denuncia la mancanza di adulti in grado di prendersi davvero cura di loro, tanto che il 47% non saprebbe a chi rivolgersi in caso di urgenza o necessità. 

Anche lo psicologo scolastico non viene percepito come un aiuto; oltre a non essere parte integrante della scuola, non è sempre presente e viene sentito lontano dalle dinamiche quotidiane.

«I ragazzi ci parlano di uno stato d’animo e un vissuto pessimistico. Oltre la metà di loro» sottolinea Zoppi «confessa di iniziare la giornata pensando che non sarà bella, mentre il 30% di loro pensa addirittura che il futuro non riservi cose buone».

Una malinconia cui non sfugge neppure l’ambiente virtuale, dove due ragazzi su tre dicono di non trovare più coetanei che li capiscono e li ascoltano. Online gli adulti sono completamente tagliati fuori, ciò nonostante oltre l’80% degli intervistati sostiene di non riuscire in Rete ad essere davvero se stessi. "Ci si è abituati a usare il telefono per comunicare e, anche quando si è tornati in presenza, si è continuato a usare alcune app", riferiscono i ragazzi. "Così facendo, però, si rischia di essere poco empatici verso una persona, in quanto non si riesce a capire quello che prova", hanno raccontato gli studenti agli educatori di Pepita.

Dopo tutto quello che sta succedendo ci aspettiamo che succeda ancora qualcosa di brutto e quindi non ci immaginiamo il futuro” (Elisa, 18 anni).

Io mi sveglio la mattina e non vedo l’ora che arrivi la sera per tornare a letto, è una motivazione per andare avanti tutti i giorni perché quando dormo non faccio niente” (Beatrice, 15 anni).

“Preferiscono non progettare per non illudersi troppo; in generale reputano il futuro un’incognita troppo grande, con tante incertezze, con una prospettiva di vita poco chiara e ricco di scelte in cui diventa più facile sbagliare”, commenta uno degli educatori di Pepita. “Ci raccontano che qualche loro coetaneo ha mantenuto lo stesso prototipo di giornata che aveva durante la quarantena, rimanendo a casa e socializzando poco”. 

Il progetto Scatti di vita, a cura dell’educatrice professionale Cecilia Spalletti e da Ivano Zoppi, parte proprio da qui e poggia su diversi linguaggi per arrivare a più target: dai genitori agli insegnanti, dalle famiglie agli studenti, dagli allenatori agli animatori. Sul sito di Pepita si può scaricare gratuitamente il volume (https://cutt.ly/4wqH9Bkz), ma “Scatti di vita” è anche una mostra itinerante, che sarà inaugurata il prossimo 2 giugno presso l’Oratorio Gesù a Nazareth di Milano, in via Trasimeno 53, in occasione della seconda edizione di T’Appost!, le olimpiadi degli Oratori milanesi. 

Info: https://cutt.ly/YwqH2SZj

Il video di Scatti di vita

  

 
 
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