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venerdì 12 agosto 2022
 
america centrale
 

Nicaragua, messe al bando le Suore di Madre Teresa e più di 100 organizzazioni

01/07/2022  Il presidente Daniel Ortega, al potere ininterrottamente dal 2007, intensifica la repressione nei confronti della Chiesa cattolica, in atto già da anni. A marzo il nunzio apostolico è stato mandato via e molti preti subiscono minacce e aggressioni

Monsignor Rolando Alvarez.
Monsignor Rolando Alvarez.

Via dal Nicaragua. La scure anti-Chiesa cattolica del presidente Daniel Ortega ora si abbatte sulle suore di Madre Teresa, espulse dal Paese centroamericano. La colpa delle Missionarie della Carità, secondo il Governo: non aver rispettato le leggi sul "finanziamento del terrorismo e sulla proliferazione delle armi di distruzione di massa". La stessa giustificazione fornita dalla Direzione generale del Registro e controllo delle organizzazioni senza scopo di lucro del ministero degli Interni per mettere al bando anche molte Ong. Il ministero aggiunge che la congregazione religiosa porta avanti attività per le quali non ha avuto autorizzazione da parte dei ministeri di Famiglia, Pubblica istruzione e Sanità.

Il Parlamento nicaraguense ha approvato lo scioglimento di 101 organizzazioni senza scopo di lucro, non solo religiose (come la congregazione delle suore di Madre Teresa), ma anche culturali, artistiche, sportive, scientifiche. Ma negli ultimi anni sono più di 750 le organizzazioni chiuse nel Paese, delle quali più di 40 straniere. Le Missionarie della Carità sono presenti in Nicaragua da 34 anni, da quando Madre Teresa fece un viaggio nel Paese durante il primo Governo di Ortega, con attività di aiuto e sostegno a donne vittime di violenza, anziani e bambini, in particolare attraverso la Casa del Cuore Immacolato di Maria a Granada, una casa di riposo per persone anziane, un progetto di sostegno scolastico per gli alunni a rischio e un asilo nido nella capitale Managua. 

Gli attacchi alla Chiesa cattolica in Nicaragua da parte del Governo Ortega sono sempre più intensi: lo scorso marzo è stato espluso il nunzio apostolico monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag; preti e vescovi sono stati minacciati e le aggressioni a membri del clero locale sono all'ordine del giorno. Daniel Ortega, 76 anni, è presidente del Nicaragua dal 2007, dopo esserlo stato per un primo mandato dal 1985 al 1990, durante la rivoluzione sandinista. Da alcuni anni il Paese è caduto in una pesante crisi politica e sociale e dal 2021, anno della sua rielezione per il quarto mandato consecutivo, Ortega ha inasprito la repressione degli oppositori politici (attualmente 150 leader dell'opposizione sono in carcere).

Un paio di settimane fa la Segreteria episcopale dell’America Centrale (Sedac) ha firmato una dichiarazione di solidarietà con la Chiesa in Nicaragua, in cui si esprime solidarietà a "tutti i vescovi, i sacerdoti, le comunità religiose e i laici di quel Paese fratello che lavorano duramente per la vigna del Signore, nonostante le difficoltà e le prove che incontrano lungo il loro cammino". In particolare è stata espressa vicinanza a monsignor Rolando Álvarez, vescovo della diocesi di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, e al sacerdote Harving Padilla, parroco di San Juan Bautista, a Masaya, presi di mira dal regime di Ortega. Due canali televivi cattolici, Tv Merced della diocesi di Matagalpa e Tv San José della diocesi di Estelí, hanno dovuto cessare le loro trasmissioni.

(Foto Reuters)

 

 
 
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