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sabato 11 luglio 2020
 
A scuola
 

Niente benedizione, siamo atei

11/12/2013  E' accaduto a Tradate, in provincia di Varese, all'Istituto comprensivo statale Galilei. La lettera-diffida di un papà blocca la classica benedizione natalizia. Al suo posto uno scambio di auguri. "E' una laicità distorta", osserva amaro l'assessore all'istruzione, del Pd.

È bastata la protesta di un genitore – che avrebbe potuto semplicemente non autorizzare il proprio figlio a partecipare – per far saltare la tradizionale benedizione natalizia alla presenza del sacerdote e delle autorità cittadine organizzata come ogni anno all’Istituto comprensivo Galilei di Tradate, in provincia di Varese.

Qualche giorno fa la direzione scolastica aveva inviato alle famiglie un avviso in cui si chiedeva ai genitori di autorizzare i figli a partecipare alla benedizione prevista in palestra. Chi non avesse voluto che il proprio figlio fosse presente avrebbe potuto consentirgli di restare in classe a svolgere altre attività.

Il genitore in questione, però, si è appellato ad una sentenza del Tar, che vieta di organizzare eventi religiosi in edifici pubblici, e la preside Paola Tadiello si è dovuta adeguare, annullando tutto: «A seguito delle richieste specifiche di "divieto di atto liturgico nelle scuole"», ha scritto nella circolare con cui ha fatto dietrofront, «viene sospesa la benedizione natalizia, che sarà sostituita da uno scambio di auguri con il parroco, le autorità della città e i genitori rappresentanti». 

Sul caso è intervenuto anche l'assessore all'istruzione e alla cultura Andrea Botta (Pd): «Sono molto dispiaciuto», ha scritto in una nota, «per la cancellazione della benedizione natalizia: era una tradizione che si ripeteva da anni e non aveva mai dato fastidio a nessuno, nemmeno a persone di altre religioni che, come prassi delle nostre scuole, si limitavano a tenere i figli in classe per i minuti della funzione».

«Questa soluzione ci è sembrata fuori dal mondo», ha spiegato a un quotidiano online  Elia Bogani, il genitore che ha sollevato il caso, «da atei laicisti io e mia moglie ci siamo interrogati su cosa fare. Abbiamo scelto di difenderci da questa ennesima clericalata». Così, Bogani ha inviato una lettera di diffida all’Istituto scaricata dal sito dell’Uaar (Unione degli atei agnostici razionalisti). Eppure, una sentenza del Consiglio di Stato del 2010 ha stabilito che «la visita pastorale non può essere definita attività di culto, né diretta alla cura delle anime ma assume piuttosto il valore di testimonianza culturale».

Una lettura più attenta degli atti,  una minor dose di pregiudizio laicista e un pizzico di coraggio in più da parte dei vertici scolastici avrebbe consentito un finale diverso.

 
 
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