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lunedì 29 novembre 2021
 
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Pillola abortiva dei 5 giorni senza ricetta: «Un’umiliazione per le donne»

12/10/2020  Il commento di Emma Ciccarelli, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, per la decisione dell'Aifa di autorizzare l'acquisto da parte di minorenni della pillola del giorno dopo senza alcuna prescrizione medica. «Questa non è libertà, è menefreghismo»

«Superficiale e irresponsabile, quest’autorizzazione è un’umiliazione per le donne: solo chi non ha mai vissuto sulla propria pelle la pesantezza di una scelta tanto delicata, fatta in preda al panico e alla paura delle conseguenze, può consentire una tale azione»: è furiosa la vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Emma Ciccarelli, a causa della determina Aifa con cui viene a cessare l’obbligo di prescrizione della cosiddetta ‘”pillola dei 5 giorni dopo” per le minorenni. «La donna conosce le criticità e la drammaticità di una scelta così estrema, che lascia per tutta la vita ferite indelebili nel corpo e nell’anima. Non basta avvertire nel bugiardino che “non è un farmaco da utilizzare regolarmente” se poi le ragazze – minori e dunque, per la legge italiana, non in piena facoltà d’intendere e volere – vengono lasciate sole a se stesse. Questa non è libertà» continua; «È scaricare ancora una volta sulle donne, specie in una fase assai delicata qual è l’adolescenza, una responsabilità di tale portata. La libertà di accesso a questo farmaco per le minorenni equivale a mettere nelle loro mani un oggetto pericoloso e poi lavarsene le mani, favorire la deresponsabilizzazione a buon mercato, banalizzare la sessualità oltre che abdicare al compito educativo di noi adulti».

 

Emma Ciccarelli, 55 anni, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e  mamma di quattro figli
Emma Ciccarelli, 55 anni, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e mamma di quattro figli

La scelta dell'Aifa, spiega Ciccarelli, «È l'ennesimo atto discriminatorio nei confronti delle donne». Per una serie di motivi:

1) la decisione è stata presa da una commissione composta esclusivamente da uomini. Ho verificato, nel gruppo di lavoro non c'era neanche una donna. Facciamo battaglie da decenni per far si che le donne siano presenti in tutti gli ambiti politici e scientifici e poi, in un settore così cruciale, dove si decide della pelle delle donne, non ne viene prevista alcuna?

2) i minorenni per legge hanno una capacità ridotta, non possono guidare automobili, stipulare contratti, e poi gli si mette in mano un giocattolo pericoloso come la pillola del giorno dopo. Ah si, la famosa presidenza AIFA ha detto che comunque vanno lette le istruzioni prima di prendere la pillola. Ma lo sa il Ministro Speranza che quando una donna è in preda al panico per paura di essere rimasta incinta, non è in pieno possesso della sua lucidità? Che facciamo la lasciamo sola con le sue paure? O è convinto il Ministro che tutte le ragazze sono sempre pienamente consapevoli delle loro azioni? No, perchè se c'è questa consapevolezza, diamo loro il diritto di voto, diamo loro in mano le chiavi di una macchina;

3) I genitori non sono minimamente considerati in queste scelte. Si è genitori per ambiti sociali Per la scuola, i genitori sono responsabili della salute dei propri figli,devono "prendere tutte le mattine la temperatura ai propri figli" e firmare il patto di responsabilità con la scuola causa #COVID19, ma, per il Ministro Speranza non possono essere interpellati se una figlia va ad abortire o se prende la pillola. Questa io la chiamo una politica schizofrenica;

4) È stato interpellato il ministro delle pari opportunità, Elena Bonetti su questo argomento prima di darne ufficialità?».

E conclude: «Il ciclo mestruale ci ricorda ogni mese le nostre potenzialità e le nostre responsabilità nei confronti della vita. Ogni mese le donne hanno questo orologio che le mette in diretto contatto con le proprie azioni. Noi mamme insegniamo alle nostre figlie a leggere questo orologio e a dare il giusto valore, a vivere con gioia la sessualità ma anche nel rispetto del proprio corpo e di quello altrui. La battaglia che conduciamo da decenni noi donne per avere parità per essere riconosciute nella nostra dignità con questa determina ha segnato un forte passo indietro, ha prevalso il lavarsene le mani tipico del genere maschile, il liquidare il problema rimettendo ancora tutto sulle spalle delle donne. Non è libertà questa. È menefreghismo».

 
 
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