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martedì 21 maggio 2024
 
politiche familiari
 

Niente tasse dal secondo figlio in poi? Parliamone

19/04/2023  La proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgietti per sostenere e incentivare la natalità con un “bonus famiglia” modello 110% è certamente una promessa troppo impegnativa e che appare poco credibile nella sua interpretazione letterale. Se però si intende un sistema fiscale che finalmente riconosca il costo dei figli come un investimento pubblico allora forse “una rondine farà primavera”(Francesco Belletti)

L’articolo del direttore del  Foglio (Claudio Cerasa) di stamattina sul “dossier natalità” del Ministro Giorgetti ha sollevato immediatamente un vero e proprio vespaio di reazioni sul web: del resto “Niente tasse per chi fa due figli” è proprio un bel titolo, di questi tempi! Quindi il tema merita certamente un’attenzione immediata anche in queste pagine. Anche perché, come ben sanno tutti quelli che leggono ancora i giornali, tra il titolo e i contenuti spesso c’è una certa distanza di contenuti… In questo caso però il “modello 110%” rispetto ai figli di cui parla l’articolo potrebbe essere davvero un modo efficace per intervenire in modo finalmente strutturale a sostegno della natalità e dell’equità fiscale nei confronti delle famiglie con figli. In effetti le risorse pubbliche impegnate in questi anni per il superbonus edilizio (stime variabili tra i 64 e i 100 miliardi), se fossero state dedicate direttamente alle politiche familiari avrebbero certamente fatto la differenza, rispetto alle risorse finora stanziate sull’assegno unico universale per i figli e per le altre misure di sostegno alla famiglia finora messe in campo: non marginali, ma ancora insufficienti. Solo per ricordare un numero di confronto: in Germania viene erogato per tutti – anche ai redditi più alti – un assegno mensile al figlio di 200 Euro mensili; da noi, al di là di maggiorazioni per condizioni specifiche come disabilità, entrambi genitori lavoratori o famiglie con 3 figli e più, l’assegno massimo è di 189 Euro, e quello minimo (per chi non presenta l’ISEE) è di 54,10 Euro.

Va poi ricordato, sempre in tema di confronti internazionali, che “niente tasse per chi fa figli”, nella sua versione radicale, è un’idea che è stata introdotta recentemente dall’Ungheria (ricordata anche nell’articolo del Foglio), all’interno di un pacchetto articolato e consistente di misura di sostegno alle famiglie con figli; in particolare, alla nascita del quarto figlio le madri ungheresi non saranno più tassate, per tutta la vita! La misura è davvero radicale. L’idea che qualcuno venga esentato per tutta la vita dal pagamento delle tasse porrebbe sicuramente “qualche” problema ai nostri modelli giuridici e fiscali, e non solo di sostenibilità economica – al punto che questa richiesta appare solo in qualche film americano, in cui l’eroe che salva il mondo chiede come benefit proprio di non dover più pagare le tasse (vedi il roboante Armagheddon, tra gli altri. Non pare credibile un modello del genere, nel nostro Paese, soprattutto se si mette a tema “il secondo figlio”. Le famiglie con 4 figli sono infatti molto poche (anche in Ungheria, e certamente ancora di più in Italia), e quindi l’impatto sui conti pubblici di tale “esenzione eterna” resta circoscritto. Diverso se applicata alle famiglie con due figli. In Italia le famiglie con figli sono circa 11,5 milioni di, e quelle con 2 figli o più sono circa 5,5 milioni; è estremamente improbabile che 5,5 milioni di donne possano essere “esentate dalle tasse”, non dico “a vita”, come in Ungheria, ma anche solo per tutti i 18 anni di minore età dei figli.

Forse il modello concreto – e l’intenzione reale del Ministro Giorgetti, a nostro modesto parere - che si avvicina di più all’idea “niente tasse per chi ha figli” è il modello della “no tax area familiare”, che significa non considerare tassabili i costi che le famiglie devono sostenere per i figli. Una scelta quindi che intercetta in modo decisivo proprio la riforma fiscale oggi in discussione nel Paese, che invece finora pare poco sensibile alla dimensione familiare. Il meccanismo è semplice, e se applicato in modo universalistico introdurrebbe finalmente quell’”equità fiscale orizzontale” capace di sostenere le famiglie con figli. In pratica si toglierebbero dalla ricchezza disponibile della famiglia (il reddito su cui chiedere le tasse) i costi sostenuti per ciascun figlio, che sono riconosciuto come costi “necessari” e non voluttuari (nessun genitore può rifiutarsi di mantenere i propri figli), e che generano “bene comune” – i figli come bene della collettività, e non come “bene privato”, come tutto il dibattito sull’inverno demografico ha ormai confermato. La “no tax area familiare” era del resto il criterio base della proposta del “FattoreFamiglia”, avanzata dal Forum delle associazioni familiari fin dalla Conferenza Nazionale sulla Famiglia di Milano nel 2010, da sempre sostenuta e argomentata anche dal Cisf, e più volte presentata anche dalle pagine (su carta e sul web) di Famiglia Cristiana. Su quali cifre attestarsi? Le stime più recenti (Neodemos 2021) parlano di un costo medio mensile per figlio attorno ai 650 Euro – 7.800 euro annui. Su questa cifra la famiglia non dovrebbe pagare le tasse, con un risparmio reale (meno tasse pagate) pari al 23% (lo scaglione più basso, per motivi di equità): quasi 1.800 Euro che rimangono nelle tasche della famiglia per ciascun figlio, 150 Euro al mese.  Queste risorse, aggiunte ad un assegno unico universale potenziato (non in alternativa!) e ad ulteriori investimenti sui servizi (già previsti nel PNRR, peraltro), potrebbero costituire davvero la spinta decisiva per realizzare politiche familiari e di sostegno alla natalità finalmente strategiche e consistenti. Se si vuole invece un indicatore più solido, certificato Istat, per definire la cifra “senza tassazione” (la no tax area), si potrebbe usare la “soglia di povertà relativa”, che nel 2022 corrispondeva a 629,29 Euro mensili per una persona sola: poco più di 7.500 Euro annui. Il dato è molto vicino a quello del “costo del figlio” stimato da Neodemos; a conferma che questi sono davvero i costi necessari per la vita dignitosa di una persona.

Insomma, per capirci meglio: “niente tasse per chi ha due figli” è certamente una promessa troppo impegnativa, che forse lo stesso Ministro Giorgetti non ha mai progettato, e che appare davvero poco credibile, nella sua interpretazione letterale: se però si intende un sistema fiscale che finalmente riconosca il costo dei figli sostenuto dalle famiglie come un investimento pubblico, quindi non tassabile, allora forse “una rondine farà primavera”, dopo il freddissimo inverno demografico dentro cui si è infilato il nostro Paese. Intanto il dibattito è ripartito, e già questa è una buona notizia. Ma per vedere davvero la primavera serviranno i fatti.

 
 
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