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giovedì 25 aprile 2024
 
 

Sostegno a scuola: «No al docente super specializzato»

25/05/2015  Le competenze per riuscire a fronteggiare le difficoltà dell'alunno con disabilità devono essere condivise tra tutti i docenti. Meglio formare gli insegnanti di tutte le materie, a essere anche di sostegno.


«Le ragioni del no sono legate a tutto il percorso che è stato fatto, anche dal punto di vista normativo, rispetto all’inclusione degli alunni con disabilità», spiega Laura Barbirato, preside dell’Istituto comprensivo Maffucci di Milano. Docente dal 1983, specializzata in lingua inglese e in sostegno. «Il percorso prevede la corresponsabilità, la contitolarità e la collegialità, le famose tre “c” che devono legare gli insegnanti di classe e di sostegno nella co gestione della classe all’interno della quale è presente l’alunno con disabilità. Le competenze per riuscire a fronteggiare le difficoltà che l’alunno con disabilità porta devono essere condivise tra tutti».

- Quindi no all’insegnante super specializzato...

«Vorrebbe dire lasciargli una delega totale sull’alunno disabile, cosa contraria alla legge e ai principi etici e pedagogici. E inoltre per me sarebbe una posizione insostenibile anche al punto di vista scientifico perché non esiste una specializzazione per un alunno down, una per un alunno con autismo: le modalità dipendono dalla condizione funzionale dell’alunno e non dalla sua certificazione clinica».
 
- Del continuo alternarsi dei docenti di sostegno, invece, che cosa pensa?

«Dipende dal sistema di reclutamento. L’assegnazione che l’ufficio scolastico fa si basa sulla legge 104 livelli minimi, sul rapporto uno a quattro (un insegnante ogni quattro ragazzi disabili): si fa il totale degli alunni con segnalazione e poi un’operazione matematica, diviso quattro. Viene fuori così il numero di insegnanti di sostegno di ruolo assegnati alla scuola. Ma quegli stessi alunni possono diventare di più e quelle stesse situazioni possono richiedere non un rapporto uno a quattro, ma uno a tre, uno a due, o uno a uno nei casi gravi, quindi vanno aggiunti altri insegnanti sull’organico di fatto, cioè annuali».

E dunque precari. Soluzioni?


«Una proposta: formare ogni insegnante curricolare nel sostegno e dividere le sue ore esattamente a metà. Chi insegna Lettere , ad esempio, lavorerà nove ore su tutta la classe, nove su sostegno, insegnando sempre Lettere ai ragazzi disabili. E così per ogni disciplina».

 
 
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