Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
martedì 21 maggio 2024
 
 

No alla privatizzazione dell'acqua

15/04/2010  Sette Regioni ricorrono alla Corte costituzionale contro la liberalizzazione dei servizi idrici

I consumatori, preoccupati per l'aumento delle bollette dell'acqua conseguente alla privatizzazione dei servizi idrici, possono alimentare una flebile speranza. Sono sette le Regioni che hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale (Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Puglia). Nel mirino c'è la riforma che privatizza il servizio idrico, in particolare l’art. 15, comma 1 del D.l. 135/2009 che prevede l'apertura al mercato come «via ordinaria» alla gestione degli acquedotti. «La materia dei servizi pubblici - si legge nel ricorso della Toscana - rientra nella potestà legislativa esclusiva delle Regioni» in virtù dell'articolo 117, comma 4 della Costituzione.
Ai ricorsi delle Regioni si aggiunge l'iniziativa del Forum dei movimenti per l'acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione dei servizi idrici. Il Forum ha presentato nel 2007 una legge d’iniziativa popolare, con oltre 400.000 firme per chiedere la “ripubblicizzazione” dell’acqua che giace ancora in Parlamento. Per questo, il Forum ha deciso di raccogliere le firme per proporre 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma, mercoledì 31 marzo 2010. A partire dal sabato 24 aprile inizierà la raccolta delle firme, in tre mesi occorreranno  almeno 500.000 firme per poter richiedere il referendum che riguarderà ben tre quesiti relativi a alla materia controversa della gestione dei servizi idrici. Tutto ruota attorno alla Legge Galli che nel 1994 ha faticosamente avviato la riorganizzazione degli acquedotti che erano gestiti da 13.500 diversi enti, con un grande spreco di risorse.

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo