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venerdì 28 febbraio 2020
 
MUSICA
 

Noa. «La mia vita è un inno d’amore»

20/07/2018  Come ambasciatrice di pace dell’Onu ha girato il mondo, ma con l’Italia ha un legame speciale. Ora ritorna per dare una mano alle popolazioni colpite dal sisma: «la musica ci rende fratelli»

L’idea è venuta a un marchigiano doc, l’attore Neri Marcorè, che lo scorso anno per tenere accesi i riflettori sulle zone del terremoto del 2016 ha ideato il festival Risorgimarche. Quest’anno si replica fino al 2 agosto, e tra gli ospiti internazionali, il 14 luglio a Prati di Monte Vermenone, Sefro-Fiuminata, provincia di Macerata, si esibirà la cantante israeliana Noa, con il fedele chitarrista Gil Dor. La cultura israeliana e i temi della guerra e della pace sono al centro delle sue canzoni (curiosamente il suo vero nome, Achinoam Nini, significa proprio “portatrice di pace"). Non a caso nel 1997 Roberto Benigni la scelse per interpretare Beautiful That Way, tema principale della colonna sonora del suo film La vita è bella. Una voce inconfondibile, potente e dolcissima, che è rimasta nel cuore del pubblico. La sua lunga carriera l’ha portata a esibirsi nei palcoscenici di tutto il mondo e ora in questo scenario suggestivo, immerso nella natura, al confine tra l’Umbria e le Marche, a quota 1.363 metri, con un’ampia vista sulle dorsali dei monti vicini.

Ancora una volta in Italia per il festival Risorgimarche. Puoi dire che l’Italia è diventata la tua seconda casa?

«Sì, sicuramente. Ormai sono 25 anni che faccio concerti nel vostro bel Paese. Questa settimana mi esibirò ad Alberobello, Milano, Perugia e in questo bellissimo festival per aiutare le Marche».

Che tipo di esibizione sarà?

«Darò il meglio di me stessa, date le circostanze: le condizioni per certi versi sono difficili, come potete immaginare».

Sei già stata nei luoghi del terremoto?

«Mi sono esibita a L’Aquila dopo che quella città era stata colpita dal terremoto, ma non sono mai stata nelle Marche prima».

Che tipo di relazione hai con il nostro Paese?

«Amore... non c’è altro modo per descriverla!».

Hai ricevuto due riconoscimenti ufficiali come Cavaliere della Repubblica italiana e, lo scorso marzo, come Commendatore. Che cosa significa questo per te?

«Non ho parole per esprimere quanto sono onorata; tra tutti i numerosi premi che ho ricevuto durante la mia carriera, questi riconoscimenti che mi sono stati conferiti dai presidenti della Repubblica italiana sono la cosa che apprezzo di più!».

Hai cantato davanti a tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco: che esperienza è stata?

«Incredibile. Soprattutto alla luce del fatto che sono ebrea! Questo dimostra il potere che ha la musica, la sua capacità di rompere muri e creare un terreno comune che tutti gli esseri umani possono condividere».

Puoi raccontarci il tuo impegno come ambasciatrice della Fao (l’organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura) nel mondo?

«Come ambasciatrice della Fao ho imparato molto sulla gestione del cibo, l’agricoltura, la sostenibilità e molto altro. Ho anche contribuito a raccogliere fondi. Nonostante tutto quello che ho fatto, vorrei poter dare ancora di più».

Dopo essere cresciuta a New York, a 17 anni hai deciso di tornare a vivere in Israele. Che tipo di rapporto hai con la tua patria?

«La cultura americana, e specialmente la lingua inglese, sono marchiati nel mio cuore. Amo la letteratura inglese e la poesia, che hanno avuto un enorme impatto su di me in tanti modi. Sono tornata in Israele dopo essermi innamorata di un giovane israeliano, Asher Barak, che è oggi mio marito e padre dei nostri tre figli, Eyneha, Yum e Ayehli. La lingua ebraica e le mie radici yemenite sono entrambe dominanti nel mio processo creativo e, naturalmente, nelle esibizioni dal vivo».

Hai ricevuto critiche in Israele per le tue posizioni a favore della pace tra israeliani e palestinesi?

«Ci sono alcune persone che mi suggeriscono di rimanere in silenzio, sia perché non sono d’accordo con le mie opinioni, sia perché credono che gli artisti non debbano proprio esprimere le proprie opinioni. Non sono intimidita e nessuno potrà dirmi cosa fare. Faccio quello che il mio cuore mi dice essere giusto».

Hai tre figli, ma sei spesso in giro per il mondo. Come riesci a prenderti cura di loro quando sei via?

«Quando erano piccoli hanno viaggiato con me ovunque. Ora preferiscono stare vicino a casa... Mia madre, gli amici, le zie e, naturalmente, mio marito sono sempre pronti ad aiutare, quando è necessario».

Che tipo di relazione hai con loro?

«Sono i più grandi doni che ho ricevuto da Dio».

La tua musica è un messaggio d’amore. Pensi che la musica possa anche contribuire a creare la pace che tanto persegui?

«Sicuramente, perché la musica ci nobilita, raddrizza le spalle, ammorbidisce i nostri cuori e ci fa vedere come le emozioni fondamentali sono condivise da tutti».

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