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Noi, alla Porta Santa con i primi pellegrini

18/12/2015  Il giorno dopo l’inizio del Giubileo abbiamo accompagnato la famiglia Dell’Anna, proveniente da Lanciano, nella visita a San Pietro.

Sono arrivati da Lanciano, nelle Marche, per essere tra i primi a varcare la Porta santa della Basilica vaticana all’indomani dell’apertura del Giubileo. Incontriamo questa famiglia in via della Conciliazione mentre percorre l’ultimo tratto di cammino e la accompagniamo fino alla meta. Maristella Cipolla, 35 anni, e Giacomo Dell’Anna, 40, spingono la piccola Angela di 4 anni nel passeggino. Con loro ci sono anche i nonni materni: Sergio e Angela. «Per noi è un momento di spiritualità che viviamo come famiglia», dice Maristella.

ORGANIZZAZIONE IN RITARDO

La Porta è stata aperta, ma la strada per arrivarci è ancora lunga e accidentata.  E non in senso spirituale. I marciapiedi che nell’ultimo tratto verso San Pietro dovrebbero permettere ai pellegrini di arrivare senza distrazioni, in preghiera o quanto meno in silenzio e meditazione alla Porta santa, sono ancora un cantiere aperto. Via dei Banchi nuovi, l’inizio dell’antica via papale, è contrassegnata da alcune frecce che indicano la direzione del ponte di Castel Sant’Angelo. Eppure proprio la strada di fronte al castello, via del Banco di Santo Spirito, è ancora una spianata di terra che aspetta di essere ricoperta dai sampietrini. D’altra parte monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione,  lo aveva detto: negli accordi con il Comune «si era partiti da 131 opere e siamo arrivati a 31». «Noi», ha ricordato Fisichella nella conferenza del 4 dicembre, «abbiamo chiesto che si facilitasse il percorso dei pellegrini con marciapiedi un po’ più grandi, protetti, che favoriscano il passaggio a Castel Sant’Angelo, punto di raccolta da dove incomincia il percorso per immettersi su via della Conciliazione». Lo stop di 4 mesi per il dimissionamento del sindaco Marino ha ritardato tutto. Così alcuni lavori termineranno il 31 dicembre, altri alla fine di gennaio.

Comunque, nei giorni immediatamente successivi all’8 dicembre, di fatto il ponte e le vie limitrofe non sono state “invase” da masse di pellegrini. Mercoledì 9, in occasione dell’Udienza generale, i primi a varcare la Porta santa sono stati coloro che erano in piazza e, a seguire, alcuni pellegrini giunti alla spicciolata, tra cui anche i Dell’Anna.

ALLA CASA DEL PAPA

  

Alla piccola Angela, che dal passeggino agita la sua bacchetta delle principesse, mamma e papà spiegano: «Andiamo a trovare papa Francesco, perché questa è la casa del Papa e quindi di Gesù, che ha scelto Francesco qui tra di noi per spiegarci la strada da percorrere». 

Insieme agli altri pellegrini, ci si sottopone di buon grado alle misure di sicurezza. La prima – il controllo di zaini e borse – quasi alla fine di via della Conciliazione, poi lo scanner, sotto il colonnato. «Non abbiamo mai avuto paura, né pensato di rinunciare», dice Sergio, il nonno. «Qui ci si sente protetti, i controlli sono rigorosi», gli fa eco la figlia. Nell’attesa che si aprano i varchi la piccola comincia a dare segni di insofferenza, invocando un cambio di rotta su Eurodisney. Giacomo guarda fiducioso e rassicura la truppa sui tempi.

Nessuno dei presenti ha partecipato al Giubileo del 2000, ma a questo sono arrivati tra i primi. «Possiamo definirci cattolici non praticanti, ma profondamente credenti», dice la nonna, che insegna letteratura e storia alle superiori. Ai suoi studenti ha parlato del Giubileo, spiegando le connessioni tra la storia della Chiesa e la cultura religiosa. «I ragazzi, nonostante la loro chiusura in una sorta di autismo digitale, sono stati colpiti da questo Papa».

Un aereo che sorvola la piazza attira a sé qualche sguardo preoccupato: «Non si era nella no flight zone (lo spazio vietato agli aerei per ragioni di sicurezza, ndr)?». Poi la fila riprende a scorrere.

Francesco, dice Angela, «è arrivato alla coscienza di tutti perché è diretto, riesce a parlare alle coscienze, è semplice. Non usa la retorica, arriva senza mediazione. È quello di cui la Chiesa, e anche noi, avevamo bisogno». Intorno molti assentiscono con il capo. Maristella aggiunge: «La Chiesa ha bisogno di limpidezza innanzitutto, di essere più aperta e accogliente verso tutte quelle categorie di persone e situazioni di vita che in precedenza avevano poca attenzione».

LA PORTA DELLA MISERICORDIA

Consegnato il passeggino al deposito, salite le scale, varcato il cancello, si arriva alla Porta santa. Una selva di flash e foto fa passare in secondo piano il cartello che recita: «Attraversando la Porta santa ricordati che Gesù è la porta che ti introduce tra le braccia misericordiose di Dio». Ci si disperde un po’, poi, quando la famiglia si ritrova nella basilica, si fa visita alla Pietà; la piccola Angela sfiora con una manina la pantofola della statua di san Pietro e quindi, decisi, guidati da Giacomo, si procede verso la destra dell’altare, dove c’è la statua di Longino. «È il soldato  romano che con un colpo di lancia ha ferito il costato di Gesù Cristo sulla croce e in seguito si è convertito», spiega Sergio. La famiglia lo osserva con attenzione, quasi con affetto: la tradizione vuole infatti che abbia avuto i suoi natali proprio a Lanciano. E così, di fronte al santo «di famiglia», si chiude il pellegrinaggio romano.

PORTA SANTA. COME FARE?

  

Varcare la Porta santa (non solo in San Pietro, ma in tutte le chiese giubilari del mondo) è il primo passaggio per ottenere l’indulgenza (cioè la remissione della pena temporale per i peccati già “perdonati” da Dio attraverso la Confessione). Una volta attraversata la Porta occorre confessarsi (lo si può fare anche prima), partecipare alla Messa o altra liturgia (Rosario, Liturgia delle Ore, Adorazione o preghiera personale, per esempio con la preghiera del Giubileo composta dal Papa e regalata con il n. 49 di Credere) e infine ci si deve impegnare in opere di carità.

 
 
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