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martedì 03 agosto 2021
 
DIALOGO
 

Noi con voi, la pietà unisce le diverse fedi a Torino

25/07/2016  Incontro in suffragio delle vittime di tutti i recenti attacchi. Mercoledì 27 luglio, alle 20,30, nell'Arsenale della Pace, sede del Sermig, tiene un appuntamento organizzato dal movimento interreliglioso cui aderiscono le principali comunità del Piemonte, dai cristiani di differenti chiese (cattolici, valdesi, ortodossi) agli islamici, dagli ebrei ai buddisti.

Giampiero Leo.
Giampiero Leo.

Kabul, Aleppo, Nizza, Dacca, Istanbul, Baghdad. E prima ancora Bruxelles e Parigi, Tunisi: molti altri luoghi, dall'altra parte del mondo o a un passo da noi. E' sempre più lunga la scia di sangue legata al fanatismo di matrice religiosa, una serie di attacchi che trovano nella devastante follia dell'Isis un appiglio ideologico, anche se poi si attuano con modalità e in condizioni tutt'altro che uniformi. E' la globalizzazione del terrore, è una strategia volta a ispirare odio, panico, sospetto. Ma c'è anche chi, pur nello sgomento, si sforza di rispondere con l'incontro e la conoscenza. Mercoledì 27 luglio, alle 20,30, a Torino, nell'Arsenale della Pace, sede del Sermig (fondato da Ernesto Olivero) si tiene un appuntamento organizzato dal movimento interrreligioso “Noi siamo con voi”, cui aderiscono le principali comunità religiose presenti in Piemonte, dai cristiani di diverse Chiese (cattolici, protestanti, ortodossi)  agli islamici, dagli ebrei ai buddisti.


«Due sono le direttrici che ci guidano» spiega Giampiero Leo, coordinatore del movimento e vicepresidente del Comitato per i diritti umani della regione Piemonte. «Da un lato vogliamo evitare la tentazione di criminalizzare il diverso o anche solo di guardarlo con sospetto. Contemporaneamente, però, chiediamo a tutti, cominciando dai fratelli islamici, una netta e ferma condanna di ogni atteggiamento violento». Nato all'inizio del 2015. il movimento “Noi siamo con voi” ha alle spalle una lunga tradizione di dialogo, sviluppatasi a Torino e in Piemonte grazie alla storica compresenza di diversi gruppi religiosi (si pensi, ad esempio, alla Chiesa valdese e alla nutrita comunità ebraica), ma anche al ruolo di uomini coraggiosi come il cardinale Michele Pellegrino.

«I momenti di confronto bilaterale sono da tempo una realtà» riflette ancora Leo. «A un certo punto però ci siamo resi conto che queste esperienze, pur feconde, non sarebbero più state sufficienti. Di fronte all'orrore che stiamo vivendo serve un impegno straordinario. E servono messaggi inequivocabili». Il movimento lavora su diversi fronti. Tra i momenti pubblici che lo hanno visto protagonista, spicca la marcia pacifica del 10 giugno 2015, cui parteciparono i vertici delle principali comunità religiose presenti sul territorio, accanto ai rappresentanti delle istituzioni e a diverse migliaia di cittadini. L'intervento di chiusura fu affidato all'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, un convinto sostenitore del movimento.

A un anno di distanza la chiamata si rinnova. E ancora una volta la testimonianza gravita attorno alla sede del Sermig, ex arsenale militare trasformato in luogo di pace, un tangibile segno di speranza anche in tempi così carichi d'odio. Ma l'impegno del movimento non si esaurisce nelle manifestazioni di piazza. Recentemente il gruppo di lavoro ha organizzato un convegno internazionale sull'enciclica Laudato si' di Papa Francesco, letta dal punto di vista delle diverse comunità religiose. Analoghi momenti di studio hanno interessato testi fondativi della teologia islamica e buddista. «Ogni comunità esce rafforzata» riflette ancora il coordinatore «perché non solo impara a conoscere le tradizioni degli altri, ma riceve anche spunti per approfondire il proprio patrimonio spirituale». A queste iniziative si accompagnano momenti di solidarietà, con raccolte di fondi, provviste e beni da destinare a popolazioni in difficoltà. Da non trascurare, infine, l'impegno politico: «Proprio in occasione delle recenti elezioni comunali», conclude Leo «abbiamo sottoscritto un documento che individua nella democrazia la forma di governo ideale, cui guardano tutte le religioni coinvolte. Il nostro è dunque un netto rifiuto verso i governi teocratici, autocratici o paternalisti».

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