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venerdì 03 febbraio 2023
 
 

"Noi, la Chiesa e i migranti"

18/10/2010  Frontiere, sicurezza, integrazione, respingimenti. Le questioni cruciali del nostro tempo spiegate da chi ha guidato per 10 anni il dicastero della Santa Sede della Pastorale migranti.

Sta per uscire in libreria "Chiesa e Migranti-La mia battaglia per una sola famiglia umana", Editrice La Scuola, libro-intervista a monsignor Agostino Marchetto, a cura di Marco Roncalli.  Per quasi dieci anni nel dicastero della Santa Sede per la pastorale dei migranti, l’arcivescovo Marchetto presenta in queste pagine la sua visione del fenomeno migratorio nella fedeltà al Vangelo e ai diritti dell'uomo. Fra regolari, irregolari, rifugiati, richiedenti asilo, rom , vittime del traffico e del contrabbando di esseri umani, il colloquio con Marco Roncalli passa in rassegna questioni cruciali che dettano l’agenda politica per l’Europa e creano il consenso elettorale: le frontiere, la sicurezza, il lavoro, la casa, la salute, i ricongiungimenti familiari, la scuola, la cittadinanza, il dialogo interreligioso e le relazioni con l’islam, i respingimenti. Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo il terzo capitolo del libro, dal titolo "Pianeta migranti".



Regolari, irregolari, rifugiati, richiedenti asilo. Cerchiamo di far chiarezza fra i soggetti di questi spostamenti volontari o forzati riconducibili a profili di cui non tutti conoscono bene le differenze...

"I migranti, gli immigrati “economici”, diciamo così, sono persone che volontariamente abbandonano il loro Paese per cercare altrove un lavoro o migliori condizioni di vita...

E questi – quando rispettano le leggi dei Paesi in cui entrano e se hanno il permesso di soggiorno – sono i regolari... Che in Italia sono ormai un buon numero, anche se per gli effetti della crisi questo sta calando, almeno secondo i dati registrati dall’Ocse, presentati con il rapporto International Migration Outlook 2010...

I residenti regolari in Italia sono – secondo le stime più recenti – circa quattro milioni e mezzo: più o meno il numero dei cittadini italiani all’estero, un altro dato che dovrebbe far riflettere. Un numero vicino a quello della Spagna (con oltre 5 milioni) e non troppo lontano da quello della Germania (con circa 7 milioni). Una cifra che aumenta con i nuovi ingressi di qualche centinaio di migliaia ogni anno... Degli immigrati regolari più di due milioni sono lavoratori che contribuiscono con la loro forza lavoro al “sistema Italia” (per quasi la metà iscritti ai sindacati); quasi novecentomila i minori figli di stranieri, nella stragrande maggioranza nati in Italia; quasi seicentocinquantamila le presenze fra i banchi di scuola – di moltissime nazionalità anche se per quasi la metà nati in Italia – a cui si aggiungono decine e decine di migliaia di persone che arrivano per ricongiungimenti familiari, di nuovi nati, di persone che acquisiscono la cittadinanza italiana per anzianità o sposandosi, senza dimenticare gli studenti che, dopo la laurea, tornano nei Paesi di origine ed entrano nelle classi dirigenti.

La definizione di “irregolare” – “i clandestini” come li si chiama – come tratteggiarla? E quanti sono?

Sono irregolari quelli entrati nei Paesi di destinazione senza permesso di lavoro o eludendo i controlli alle frontiere. E dato che i Paesi europei hanno molto limitato, se non soppresso, le possibilità di entrare liberamente nei loro territori, è rimasta, per chi vuole emigrare, la via del traffico o del contrabbando di esseri umani. Dobbiamo altresì chiarire che in realtà quanti riescono ad entrare in Europa irregolarmente, via mare, sono molto, molto meno numerosi rispetto a coloro che vi giungono via terra. Circa tre quarti degli immigrati in situazione irregolare arrivano di fatto con un visto o un permesso di ingresso valido, soprattutto 36 con il visto turistico, e poi rimangono oltre la scadenza del medesimo (gli overstayer). Certamente ci sono quelli che, identificati, poi si sono sottratti ai provvedimenti di espulsione... Le stime, trattandosi di numeri difficili da ricostruire, convergono comunque su una cifra poco sotto il milione di persone, senz’altro più concentrate nelle regioni del Nord. Numeri, del resto, abbastanza in linea con quelli degli altri Paesi europei. Una cifra assolutamente minoritaria rispetto a quella delle persone autorizzate al soggiorno, alle quali dovrebbe essere dedicata maggiore attenzione. Va aggiunto poi che molti “irregolari” sono diventati tali perché hanno perso il lavoro o non ne hanno trovato un altro nel tempo loro concesso per farlo.

Poi...

Poi ci sono i rifugiati, secondo lo status stabilito dall’apposita Convenzione di Ginevra del 1951 – alla quale ha contribuito anche la Santa Sede – e alla quale l’Italia ha aderito con altri 143 Paesi. Vi si definisce rifugiato quella persona «che temendo, a ragione, di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale Paese». È uno status riconosciuto a chi dimostra di essere perseguitato e non potrà rientrare nel suo Paese in condizioni di sicurezza... Ai rifugiati – che oggi nel mondo sono quindici milioni, in Italia oltre cinquantamila, il dato più basso fra i grandi Paesi europei – si possono collegare i beneficiari di pro tezione umanitaria: ci si riferisce a persone alle quali – pur non riconoscendo lo status di rifugiato – si concede protezione. E ciò perché in caso di rimpatrio sarebbero in pericolo a causa di violenze, violazioni dei diritti umani, conflitti armati: penso all’Afghanistan, all’Iraq, alla Somalia, alla Repubblica Democratica del Congo... Si tratta di una protezione sussidiaria che consente di ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Mentre i richiedenti asilo?  Diamo anche qui una definizione precisa...

Sono quanti, fuori dal loro Paese, presentano a quello dove sono giunti una domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato o per ottenere altre forme di protezione internazionale. Finché le autorità competenti non si sono pronunciate, essi hanno diritto di soggiorno regolare e quindi non sono assimilabili ai migranti irregolari, anche se arrivati senza documenti d’identità o in maniera irregolare, o in quei flussi misti dove si trovano potenziali rifugiati, migranti irregolari, profughi, gente che fugge da una guerra, ma anche da un’inondazione, da una catastrofe naturale – i cosiddetti “ecoprofughi” – ed altri. Da ciò, si capisce, nascono problemi...

Penso sia utile dire qualcosa sui Paesi di origine, di transito, di destinazione. Soprattutto per quelli che usano le vie d’acqua del Mediterraneo, le stesse che nei secoli hanno separato ma anche unito aree nemmeno troppo lontane nello spazio, ma distanti da un punto di vista culturale, religioso, civile, sociale, economico...

Molti migranti e richiedenti asilo che usano il deserto azzurro del Mediterraneo per entrare in Europa, provengono da Paesi come il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto... Anche i cittadini turchi trovano ingresso nei Paesi europei attraverso il mare nostrum, ma assieme a loro c’è chi arriva ai suoi lidi orientali dal Corno d’Africa (Somalia ed Eritrea); dall’Africa Subsahariana (Sudan, Sierra Leone, Senegal, Ghana, Nigeria...); persino dall’Asia (Afghanistan, Pakistan, India, Bangladesh, Sri Lanka e finanche Cina...). Le traversate partono dalMarocco (verso l’Andalusia), dalla Tunisia e dalla Libia (in direzione di Malta, della Sicilia e delle isole minori) e dall’Egitto (specialmente verso Creta) direttamente o attraverso la Libia. Ora, peraltro, nascono nuove rotte che sono percorse da molti migranti e richiedenti asilo, provenienti anche da altri Paesi africani, che arrivano in Egitto, soprattutto dopo l’arresto dei movimenti migratori dall’Asia attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso. Dal canto suo la Libia è Paese importante per l’ultima sosta prima di arrivare in Europa, ma anche come destinazione finale dell’emigrazione. In effetti in Libia – si calcola – gli immigrati sono circa due milioni, ma solo pochi, relativamente, intendono partire per l’Europa. Comunque la maggioranza degli arrivi irregolari alle coste italiane – nel 2008 circa trentasettemila – provengono, o provenivano, da lì..., pur considerando ora l’esistenza di una nuova situazione. In fondo, le rotte “clandestine” – piuttosto che dei “clandestini” – sono queste e accomunano trafficanti e disperati, velieri e fuori bordo, mezzi di fortuna e magari potenti strumenti tecnologici come i Gps per le comunicazioni via satellite...

...e talvolta un destino crudele.

È l’aspetto più doloroso e tragico dei viaggi verso la parte settentrionale del Mediterraneo, mare nostrum. Migliaia di persone che hanno perso la vita nella ricerca della libertà, di un paradiso immaginato, di un luogo dove non patire la fame o la mancanza di cose umanamente importanti. Queste morti sono un monito e anche un’accusa, in un certo senso, per noi.

Che cosa regge – se ha un senso – del paragone che è stato fatto in Italia e Oltralpe fra la Shoah e le stragi di immigrati che inutilmente hanno tentato di raggiungere le nostre coste? O meglio, del paragonare l’indifferenza verso gli immigrati dispersi in mare con quella verso gli ebrei al tempo del nazismo?

Mi guardo bene dal fare accostamenti di questo genere, anche conoscendo la sensibilità ebraica, legittima, al riguardo. Ma l’indifferenza per le sofferenze del prossimo ha la stessa radice egoistica che si rivela in relazione a tutte le tragedie umane.

 
 
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