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«Noi musulmani e l'Isis: basta ipocrisie, riformiamo l'islam»

15/07/2016  Dopo il tragico attacco a Dacca, in Pakistan, l'agenzia Asianews ha pubblicato la lettera di uno studente algerino che vive in Francia e che ha denunciato: la sharia insegnata nelle scuole coraniche è la stessa praticata dal Califfato. Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews, spiega il senso della riflessione e perché l'ha voluta rendere di dominio pubblico.

Daesh, noi e il clero [musulmano]!

Oggi ho deciso di prendere posizione per difendere lo Stato islamico davanti a tutti coloro che dicono che esso non rappresenta la sharia. Daesh (un altro modo per definire l'Isis, ndr.) non è ipocrita. Esso è franco, diretto e vero. Come osiamo dire che Daesh non rappresenta la sharia? Una sharia inventata dai nostri “ulema”, predicata nelle nostre moschee e insegnata nelle nostre scuole? E oggi questa stessa sharia è perfettamente applicata sul terreno proprio dallo Stato islamico. [Essa] è il risultato delle nostre idee e della nostra giurisprudenza religiosa, sorta più di 10 secoli fa.
Guardiamo come l’istituzione clericale ha incatenato e arrugginito il nostro cervello e quello dei nostri figli. Guardiamo come essa ha scomunicato luci [intellettuali] quali Averroé, Ibn Sina [Avicenna], Arkoun, … la lista è lunga. Noi vogliamo un califfato simile a quello del profeta come ben lo descrivono i nostri libri e i nostri imam nelle loro prediche. È un’utopia insegnata da secoli!Smettiamola col denunciare questo Stato e smettiamola di offenderlo. Non è facile sbarazzarci di esso perché è il figlio legittimo della nostra giurisprudenza.
E infine, se abbiamo davvero questa intenzione, sbarazziamoci della nostra sharia e della nostra giurisprudenza che gli hanno dato vita. Questa sharia non è quella di Dio, ma quella del diavolo. Finiamola col darle un carattere sacro!E soprattutto, non cerchiamo di accusare il Mossad, la Cina, e gli altri “miscredenti”! Dieci secoli fa essi non esistevano. Non è la mano straniera che ha promulgato leggi diaboliche come l’amputazione delle mani per i ladri (v. foto)! Non siamo ingiusti, non è il Mossad che ha fatto passare la lapidazione dell’adultera come una legge divina! Non è la Cia che ha inventato l’esecuzione dell’apostata…. ma sono i nostri “shouyoukhs” [dottori coranici] e la loro giurisprudenza da quattro soldi. Se oggi gli Stati Uniti ci aiutano a realizzare il nostro sogno (lo Stato “diabolico”), per loro interessi, noi dobbiamo ringraziarli perché è un obbiettivo della nostra giurisprudenza.
Dobbiamo anche applaudire i coraggiosi membri di Daesh. Essi non sono ipocriti come noi. Essi applicano alla lettera le raccomandazioni dei dottori coranici.La nostra posizione è davvero contraddittoria, confusa, disonesta, ipocrita. Noi condividiamo la stessa sharia con Daesh, ma purtroppo non la assumiamo e continuiamo a dire che Daesh non ci rappresenta! È davvero strano! Non vogliamo l’instaurazione di un califfato?Non vogliamo instaurare la nostra sharia?
Se la risposta è “sì”, non abbiamo che due scelte. O noi raggiungiamo e facciamo alleanza con Daesh, e la smettiamo di recitare la commedia, o riformiamo la nostra visione dell’islam e la spolveriamo di tutto il vecchiume, ossia della sharia e della giurisprudenza inventata dagli ulema! Dobbiamo decidere prima che sia troppo tardi.

Questa lettera è stata pubblicata mercoledì 6 luglio dal sito www.asianews.it con il titolo "Noi musulmani ipocriti: Daesh ci rappresenta". L'autore si chiama Kamel Abdehrramani, è un studente algerino di 27 anni che vive in Francia. Un giovane musulmano praticante. Che sa di scrivere cose forti, provocatorie e non ha paura di prendersi le sue responsabilità. «Kamel ed io siamo in contatto attraverso Facebook», spiega padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) e direttore dell'agenzia Asianews. «Lui aveva postato sul social network questa riflessione coraggiosa, firmandola con uno pseudonimo. Io l'ho letta e gli ho chiesto se potevo riprenderla sul nostro sito. Kamel ha acconsentito dandomi il permesso di pubblicarla con il suo nome vero».   

Padre Cervellera spiega il senso di questa lunga riflessione, il motivo per il quale ha deciso di pubblicarla: «In realtà Kamel parla di ipocrisia, ma non del mondo musulmano intero, bensì di una parte di esso. Ha usato lo stile dell'ironia e del paradosso per dire che i musulmani devono decidere: Daesh (lo Stato islamico) mette in atto quello che molti imam e dottori coranici predicano nelle moschee e insegnano nelle scuole coraniche. Molti affermano che ciò che lo Stato islamico compie non è islam e che l'islam è una religione di pace. L'islam è sì una religione che cerca la pace, ma di fatto i miliziani di Daesh agiscono rivendicando di essere musulmani. Kamel ha avuto il coraggio di affermare che c'è un'ambiguità all'interno dell'esperienza islamica e che questa che va affrontata. Come? Kamel risponde con un paradosso: o diciamo che Daesh fa parte di noi, quindi andiamo tutti ad arruolarci, oppure dobbiamo attuare una riforma dell'insegnamento coranico».

Nel suo messaggio, spiega il direttore di Asianews, l'autore metta in evidenza come «l'ingessamento dell'esperienza islamica all'interno di regole della sharia sia dovuto a un certo clericalismo che ha chiuso l'esperienza islamica al rapporto col mondo esterno e ha cancellato gli elementi più validi dell'islam del passato, la tradizione di filosofi e studiosi come Avicenna, Averroè, Arkoun, che al loro tempo cercarono di riformulare l'islam per renderlo capace di confrontarsi con la modernità. Kamel dice che è possibile riformare l'islam e farlo vivere nel mondo moderno. Per farlo bisogna tagliare i ponti con l'interpretazione letteralista del Corano lasciando intatta la tradizione del passato». 

Colpisce che a scrivere queste riflessioni sia un giovane, uno studente. «Nei Paesi arabi e in giro per il mondo ho visto che, proprio a causa della violenza e della crudeltà di Daesh, molti giovani musulmani sono disgustati dall'islam, si allontanano dalla fede e diventano atei. Dire che è possibile recuperare il nucleo spirituale dell'islam e adeguarlo alla modernità è una cosa positiva per la diffusione di questa religione nel mondo contemporaneo». 

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