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Nomadelfia: «siete una famiglia col sapore schietto del Vangelo»

10/05/2018  Il Papa ha incoraggiato le circa 300 persone che vivono nella comunità fondata da don Zeno Saltini a perseverare nella costruzione di rapporti familiari, sociali ed economici ispirati agli Atti degli apostoli, nel segno della condivisione della fraternità.

Una pietra con il suo nome scritto in bianco di suo pugno. Bergoglio non porta fiori sulla tomba di don Zeno, ma, come i bambini di Nomadelfia, lascia un sasso con scritto «Francesco». Una pietra «scartata» che diventa «testata d’angolo». Ascolta il testamento spirituale di don Zeno e poi sosta da solo, in silenzio davanti alla tomba del prete di Fossoli, fondatore di questa comunità in cui «la fraternità è legge». Non ci sono cognomi a Nomadelfia, per non fare distinzioni tra figli naturali e affidati.

Subito dopo Francesco visita il “Poggetto”, il gruppo familiare al quale affida due bambini con la stessa formula che fu di don Zeno: «Madre ecco tuo figlio, figlio, ecco tua madre». Un incontro riservato per il quale anche le telecamere vaticane spengono la diretta.

Nell’aula don Zeno lo aspettano circa 600 nomadelfi e amici della comunità. Tutto attorno in totale in quattromila sono arrivati per salutare Bergoglio.

Un assaggio del nuovo musical che quest’anno, a partire da luglio, girerà per le piazze d’Italia, racconta a Francesco la nascita di Nomadelfia, il sogno di don Zeno di dare casa e famiglia ai piccoli abbandonati, di far crescere una comunità dove beni, educazione, lavoro e svago fossero condivisi. Dove la fede fosse a fondamento delle relazioni umane.

«Nomadelfia non è un luogo, ma un popolo, un luogo dell’anima, è ovunque gli uomini vivono come fratelli», dicono i ragazzi che hanno preparato lo spettacolo. «È una relatà profetica che si propone di realizzare una nuova civiltà, attuando il Vangelo come forma di vita buona e bella», sottolinea papa Francesco nel suo discorso.

«La legge della fraternità, che caratterizza la vostra vita, è stato il sogno e l’obiettivo di tutta l’esistenza di Don Zeno, che desiderava una comunità di vita ispirata al modello delineato negli Atti degli Apostoli: “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”». Per due volte il Papa esorta i nomadelfi a «continuare questo stile di vita». Uno stile che vede «attuata una consanguineità con Gesù». Bergoglio sottolinea che «di fronte alle sofferenze di bambini orfani o segnati dal disagio, Don Zeno comprese che l’unico linguaggio che essi comprendevano era quello dell’amore. Pertanto, seppe individuare una peculiare forma di società dove non c’è spazio per l’isolamento o la solitudine, ma vige il principio della collaborazione tra diverse famiglie, dove i membri si riconoscono fratelli nella fede».

L’altro gesto di umanità che il Papa sottolinea è quello dell’attenzione agli anziani che, «anche quando non godono di buona salute, restano in famiglia e sono sostenuti dai fratelli e dalle sorelle di tutta la comunità». Infine i regali della comunità al Pontefice. «Doni di famiglia, vengono dal cuore, semplici, ma ricchi di significato», dice il Papa. Tra questi i bambini portano una pietra bianca con scritto Francesco, «per ricordare che il primo Papa è stato Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e per questo speriamo che lo possa tenere sulla sua scrivania a ricordo di questa visita». Una visita breve, prima di ripartire per Loppiano, «un incontro breve, ma carico di significato e di emozione», conclude Francesco, «lo porterò con me, specialmente nella preghiera. Porterò i vostri volti: i volti di una grande famiglia col sapore schietto del Vangelo».

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