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mercoledì 08 dicembre 2021
 
Tra moglie e marito
 

Non c’è provocazione che giustifichi una sberla

06/06/2016  Se una lite tra coniugi sfocia in un atto di violenza. Un lettore confessa: «Sì, le ho dato una sberla: dopo 15 anni di matrimonio. Dentro di me sapevo che se la meritava, ma voglio che non succeda mai più. Potrà bastare?». La parola ai nostri consulenti familiari.

Sì, le ho dato una sberla: dopo 15 anni di matrimonio. All’inizio le ho chiesto scusa in modo “formale”, ma dentro di me sapevo che se la meritava: stava facendo una scena isterica, mi insultava, era diventata feroce. La mia sberla l’ha lasciata incredula. Lentamente si è come “ritirata”, dice che non si fida più di me. Le ho giurato che non succederà più. Voglio che non succeda mai più. Potrà bastare?

CARLO

Nessuna donna al mondo merita una sberla, qualunque cosa faccia; e aggiungiamo che usare i muscoli, da parte di un maschio, è segno di viltà e di debolezza. Questo diciamo in modo esplicito perché quanto stiamo per dire non sia equivocato (riceviamo a volte lettere che ci fanno pensare di non esserci espressi bene... come quando abbiamo parlato di prostituzione). Detto questo, veniamo alla tua amarissima lettera: tu hai già fatto un pezzo di strada, Carlo! Tu ammetti che, nonostante la formale richiesta di scuse, dentro di te ti davi ragione, anzi che la tua sberla era... meritata: una moglie isterica bisogna fermarla! E aggiungi, con legittimo dolore, che il vostro bambino nella sua cameretta avrebbe potuto sentire. E già questo, come tu sai, è una cattiva partenza: agire in una relazione tirandosi fuori, sostenendo che lei/lui è fatto così, è proprio... non scientifico (si veda il nostro testo Ben-essere in famiglia), infatti ci sei dentro anche tu, Carlo, nel tirar fuori la sua terribile irascibilità. Ora lei è diventata quasi muta, come dici tu in modo molto efficace “ritirata”: lei non si fida più di te. Ma tu ti fidi di te stesso?
Il cammino è lungo, Carlo: tra le righe ci dici che sei tu a questo punto a non fidarti più di te stesso. E fai bene. Non ci pare sufficiente che tu dica a lei di non volerla più picchiare. Lo devi dire a te stesso: per la tua dignità. Sei tu che devi imparare a non giustificare la tua aggressività. Se ti lasci prendere dall’ira, se ti dici “quando ci vuole, ci vuole”, allora la tua aggressività spunterà ancora. E perfino quando meno te l’aspetti. Forse puoi cercare aiuto in questa impresa difficile e sana. Ma soprattutto puoi cominciare a perdonare te stesso. La prima misericordia, infatti, si può esercitare verso sé stessi! Con altrettanta forza consigliamo a tua moglie di ripensare a quanto il suo agire fosse provocatorio.

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