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venerdì 12 agosto 2022
 
 

Non credo, ma m'impegno nella Caritas

30/04/2010 

Dal 1996 al 2006 il volontariato italiano è cresciuto del 14,9 per cento, ma sono diminuiti i giovani. Ci sono più pensionati (uno su quattro) che adulti e  ragazzi. Lo rivela una ricerca sul volontariato giovanile nelle Caritas diocesane, curata da Marco Livia, direttore dell’Iref (l’Istituto ricerche educative e formative delle Acli) e da Francesco Pierpaoli, responsabile della pastorale giovanile delle Marche. La ricerca Caritas-Iref è stata presentata  al 34° convegno nazionale delle Caritas diocesane,  a San Benedetto del Tronto.    
     
     I ricercatori scrivono che molto valido è «il binomio scoutismo-volontariato». Ma la vera novità è che «il retroterra sociale e culturale cattolico e le motivazioni altruistiche non costituiscono più l’humus esclusivo su cui si innesta la pratica del volontariato in Caritas». Cioè la Caritas è sempre più scelta come organismo di volontariato anche da non credenti. La ricerca osserva che sarebbe «opportuno flessibilizzare l’offerta di servizi, in termini di orari e di proposta, perché la vita dei giovani è oramai sempre più scandita da ritmi flessibili e incontrollabili». Di fronte ad una «domanda di partecipazione» alle varie attività della Caritas oramai «laica, multicanale e multiculturale», Livia e Pierpaoli invitano a valorizzare soprattutto il mondo scolastico per informare i giovani sulle opportunità di volontariato, «per la funzione educativa e la grande potenzialità che esso può esprimere».

 
 
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