logo san paolo
domenica 22 maggio 2022
 
appello ai vescovi italiani
 

«Non è possibile essere cristiani e rifiutare gli immigrati»

16/07/2018  Preti, intellettuali e religiosi scrivono al presidente della Cei, il cardinale Bassetti, e a tutti i vescovi italiani: «Restano ancora poche le voci di Pastori che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore nel nostro contesto culturale, iniziando dall’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo»

I vescovi italiani riuniti in Assemblea in Vaticano insieme a papa Francesco
I vescovi italiani riuniti in Assemblea in Vaticano insieme a papa Francesco

Per fermare il razzismo nei confronti dei migranti non basta attivarsi nelle opere concrete di accoglienza che molte parrocchie e istituzioni cattoliche peraltro fanno già da tempo. C’è bisogno di un segnale “politico” chiaro e preciso, per spezzare la deriva razzista e xenefoba che si è innescata nel dibattito pubblico italiano sul tema dell’immigrazione. È questa, in sintesi, la richiesta avanzata da alcuni settori del mondo cattolico in una lettera aperta indirizzata al presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, e a tutti i vescovi delle diocesi d’Italia. I firmatari della missiva, pubblicata integralmente sul sito dell’associazione “Cercasi un fine” dove si continuano a raccogliere le firme di adesione, sono oltre un centinaio di sacerdoti, tra i quali parroci, teologi, monaci, direttori di uffici diocesani e della Caritas. Ci sono anche alcuni autorevoli esponenti del laicato cattolico, intellettuali, pastori valdesi, responsabili scout e religiosi di varie congregazioni. «Vi scriviamo», si legge, «per riflettere con voi su quanto sta attraversando, dal punto di vista culturale, il nostro Paese e l’intera Europa. Cresce sempre più una cultura con marcati elementi di rifiuto, paura degli stranieri, razzismo, xenofobia; cultura avallata e diffusa persino da rappresentanti di istituzioni». Nessun nome, chiaramente.

Il problema va oltre il dibattito sulla collocazione dei migranti in Europa e chiama in causa l’atteggiamento di molti cristiani: «Sono diversi», prosegue infatti la lettera appello, «a pensare che è possibile essere cristiani e, al tempo stesso, rifiutare o maltrattare gli immigrati, denigrare chi ha meno o chi viene da lontano, sfruttare il loro lavoro ed emarginarli in contesti degradati e degradanti. Non mancano, inoltre, le strumentalizzazioni della fede cristiana con l’uso di simboli religiosi come il crocifisso o il rosario o versetti della Scrittura, a volte blasfemo o offensivo». La richiesta concreta è che i vertici della Chiesa italiana diano un segnale forte: «Un vostro intervento, in materia, chiaro e in sintonia con il magistero di papa Francesco, potrebbe servire a dissipare i dubbi e a chiarire da che parte il cristiano deve essere, sempre e comunque, come il Vangelo ricorda. Come ci insegnate nulla ci può fermare in questo impegno profetico: né la paura di essere fraintesi o collocati politicamente, né la paura di perdere privilegi economici o subire forme di rifiuto o esclusione ecclesiale e civile».

«Sono ancora pochi i pastori che ricordano l’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo»

Tra i firmatari dell’appello spiccano, tra gli altri, padre Bartolomeo Sorge, gesuita e già direttore di Civiltà Cattolica e Aggiornamenti sociali, don Renato Sacco, presidente di Pax Christi, suor Rita Giaretta, fondatrice di di Casa Ruth (Caserta), la teologa Serena Noceti, padre Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi.

La lettera, in un altro passaggio, fa anche accenno ai «recenti richiami al tema dell’accoglienza, in primis dei cardinali Parolin (Segretario di Stato vaticano, ndr) e Bassetti» che, scrivono, «sono il punto di partenza», anche perché, è la critica, «restano ancora poche le voci di Pastori che ricordano profeticamente cosa vuol dire essere fedeli al Signore nel nostro contesto culturale, iniziando dall’inconciliabilità profonda tra razzismo e cristianesimo».

L'iniziativa, ha spiegato don Rocco D'Ambrosio, docente di Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana, tra i promotori e firmatari della lettera, è nata «da un confronto spontaneo, dall'esigenza di richiamare tutti ai valori del cristianesimo».

L’appello si conclude con il riconoscimento all’attività di accoglienza del mondo cattolico nei confronti di migranti e poveri: «È così grande», scrivono, «lo sforzo delle nostre Chiese nel soccorrere e assistere gli ultimi, attraverso le varie strutture e opere caritative». Ma tutto questo impegno, pur encomiabile, non basta: «Oggi riteniamo che l’urgenza non sia solo quella degli interventi concreti ma anche l’annunciare, con i mezzi di cui disponiamo, che la dignità degli immigrati, dei poveri e degli ultimi per noi è sacrosanta perché con essi il Cristo si identifica e, al tempo stesso, essa è cardine della nostra comunità civile che deve crescere in tutte le forme di "solidarietà politica, economica e sociale” (Art. 2 della Costituzione)».

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo