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giovedì 25 luglio 2024
 
Salute
 

Non ci curiamo, colpa della crisi

09/06/2016  Secondo un'indagine del Censis sono 11 milioni gli italiani che rinunciano o rinviano le cure mediche a causa delle difficoltà economiche. E aumenta il ricorso alla sanità privata.

La crisi non accenna ad allentare la presa sui cittadini italiani e tra le sue conseguenze c’è anche quella di  rinunciare alle cure per motivi economici. Lo attesta una ricerca  Censis-Rbm Assicurazione Salute dove si legge che mentre nel 2012 erano 9 milioni gli italiani che rinunciavano o rinviavano una prestazione sanitaria a causa delle difficoltà economiche, nel 2016 sono diventati 11 milioni. In particolare a soffrire il problema sono 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials, ovvero i nati tra gli anni '80 e il 2000. In soli due anni è aumentata di 80 euro a persona la spesa sanitaria extra ticket, e non rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale destinata alla sanità, ovvero gli italiani ricorrono sempre più spesso alla sanità privata. Dal 2013 al 2015 si è passati infatti da 485 a 569 euro procapite mentre, nello stesso arco di tempo è salita a quota 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata, con un incremento del 3,2%: il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). Sono 7,1 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno fatto ricorso all'intramoenia, il 66,4% dei quali proprio per evitare le lunghe liste d'attesa. Il 30,2% si è invece rivolto alla sanità a pagamento anche perché i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Ma a pesare è anche lo scadimento della qualità del servizio sanitario pubblico. Per il 45,1% degli italiani la qualità del servizio sanitario della propria regione è peggiorata negli ultimi due anni: lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud. Per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata.

Commenta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin che «la soluzione passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane. Infatti mentre alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d'avanguardia, altre regioni non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale. L'obiettivo è quello di uniformare l'intero territorio nazionale su questi standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi le prestazioni sanitarie di qualità».
  Nella ricerca si evidenza inoltre che  sono 5,4 milioni i cittadini che nell'ultimo anno hanno ricevuto prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili. Tuttavia, oltre il 51,3% si dichiara contrario a sanzionare i medici che fanno prescrizioni inutili, perché ritengono che solo il medico può decidere se la prestazione è effettivamente necessaria.

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