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venerdì 20 maggio 2022
 
 

Non passa lo straniero

03/11/2013  Si sta ripetendo la situazione del precedente bando nazionale di ammissione al Servizio civile: gli stranieri, seppure regolarmente residenti in Italia, ne sono stati esclusi. E sono già partiti i ricorsi che contestano la norma da parte di alcuni giovani immigrati. Nel caso precedente la giustizia diede loro ragione, ma bloccò la partenza dei volontari. E stavolta che accade?

Un ricorso antidiscriminazione al tribunale di Milano. Così Asgi (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione) e Apn (Avvocati per Niente) reagiscono all'esclusione dei cittadini stranieri dall'ultimo bando nazionale di servizio civile. La storia si ripete. Infatti, già due anni fa, le stesse associazioni avevano dato assistenza legale a Syed, un giovane pachistano che avrebbe voluto impegnarsi come volontario.

Nel gennaio 2012 il suo ricorso si concluse con una memorabile vittoria in tribunale, ma non certo con una soluzione sul piano pratico. Ed era prevedibile che, lasciando il quadro immutato, alla prima occasione "nuovi Syed" si sarebbero fatti avanti. In questo caso i protagonisti sono quattro ragazzi di origini cingalesi, marocchine e ucraine. Vivono nel nostro Paese da più di 10 anni e vorrebbero concorrere per il nuovo bando volontari, ma non possono perché privi di un requisito imprescindibile: la cittadinanza italiana.

Al momento della pubblicazione del bando, lo scorso 4 ottobre, l'Unsc (Ufficio Nazionale Servizio Civile) ha citato due pareri con i quali l'Avvocatura dello stato «si è espressa favorevolmente in ordine alla (…) clausola di riserva ai soli cittadini italiani dell’accesso al servizio civile», una decisione ritenuta «non violativa dei principi comunitari e non in contrasto con i principi affermati dalla Corte Costituzionale».

Ma Asgi e Apn sono di ben diversa opinione. In un comunicato ribadiscono che «l’esclusione dei giovani stranieri da questa importante esperienza di solidarietà non solo è illogica dal punto di vista delle politiche di integrazione, ma è incompatibile con il nostro ordinamento che va evolvendo verso una sempre maggiore uguaglianza tra italiani e stranieri stabilmente residenti». Tanto più alla luce delle direttive europee, che impongono agli Stati membri di «applicare ancora più rigorosamente il principio di parità di trattamento tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti».

Il ricorso rischia di far saltare la partenza degli oltre 15 mila volontari

In tale contesto normativo – sostengono le associazioni – anche “il diritto di adempiere un dovere” (di contribuire in forme solidaristiche alla “difesa” della collettività) non può più essere riservato ai soli cittadini in senso formale, ma deve essere esteso a tutti coloro che partecipano attivamente della vita della collettività per esservi stabilmente residenti».

Inevitabilmente la discussione si sposta dall'ambito giuridico a quello politico. Se in passato i governi Berlusconi hanno recisamente rifiutato qualunque confronto sull'ammissione degli stranieri, chiamando in causa l'idea di patria, oggi, grazie anche alla presenza della ministra Cécile Kyenge (che ha la delega per il servizio civile) il clima è senz'altro mutato.

Ma tanti sono i nodi problematici ancora da risolvere. Nei giorni scorsi varie personalità politiche, come il deputato Pd Khalid Chaouki e l'assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, si sono espresse a favore del ricorso. Sullo stesso tema è stata presentata anche un'interrogazione a risposta in Commissione dall'onorevole Giuseppe Guerini (Pd), che ha definito l'esclusione degli stranieri «chiaramente discriminatoria nei confronti dei cittadini comunitari e non comunitari regolarmente residenti in Italia, precludendo loro qualsiasi possibilità di accedere alle selezioni».

Difficile prevedere che cosa potrebbe succedere ora. Varie realtà del terzo settore, pur sostenendo la causa dei giovani stranieri, temono che il nuovo ricorso abbia un pericoloso effetto collaterale, cioè il blocco nelle partenze dei volontari, esattamente come accadde a inizio 2012. Enrico Maria Borrelli (presidente Forum Nazionale Servizio Civile), fa notare che «il problema non è più, o almeno non soltanto, quello dell’affermazione di un principio di uguaglianza di trattamento e degli annessi diritti degli stranieri ricorrenti, quanto la confusione che si sta generando per raggiungere l’obiettivo della loro ammissione al servizio civile».

Proprio ora che, dopo un anno di sosta forzata il sistema si sta rimettendo in moto e il rifinanziamento di 105 milioni per il 2014 fa sperare in un futuro meno critico. Una nuova paralisi sarebbe quanto mai deleteria. Molti rilevano che il tema dell'ammissione degli stranieri andrebbe affrontato nel più ampio contesto di una riforma globale del servizio civile. Se ne parla da anni, ma nonostante le varie proposte di legge, il dibattito è ancora in alto mare. Recentemente però, durante un'audizione presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera, la ministra Kyenge si è dichiarata «consapevole della richiesta delle parti sociali di una riforma del Servizio civile» e «pronta al confronto parlamentare».

 
 
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