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Non profit: in crescita, ma...

18/07/2013  I numeri sono in crescita, ma il timore di chi lavora nel terzo settore è di non essere utilizzati in sostituzione di lavoro vero. Chiesti gli stati generali

Che ci siano presto gli stati generali del non profit. Lo chiedono i protagonisti del terzo settore all’indomani della diffusione dei dati del Censimento Istat sul loro mondo. Nella tavola rotonda organizzata al Cnel, si plaude ai dati incoraggianti e si auspicano, soprattutto in merito alle sempre più numerose fondazioni, regole chiare di riferimento, “senza che questo possa però trasformarsi in un aumento di burocrazia che solo chi ha più numeri e soldi può affrontare con costose consulenze”, chiarisce Cecilia Carmassi, responsabile del Settore del Pd, e “valorizzando tutto ciò che di positivo si sta facendo sul territorio”, precisa Eugenia Roccella del Pdl.
I dati dell’Istat dicono che nel decennio 2001-2011 il settore non profit è stato il più dinamico (+28% le istituzioni e +39,3% gli addetti) del sistema produttivo italiano.
"Il censimento certifica che il terzo settore cresce e fa crescere il Paese", commenta Gian Paolo Gualaccini, coordinatore dell'Osservatorio sull'economia sociale del Cnel. "Particolarmente nell'assistenza sociale e nel settore delle attività culturali il non profit costituisce la principale realtà produttiva del Paese. Affinché l'Italia riprenda a crescere è decisivo che Stato, impresa profit e mondo non profit collaborino insieme e virtuosamente".
I timori di chi è impegnato sul campo è di diventare delle “finte imprese che si sostituiscono a minor costo alle imprese vere”. Più controlli, dunque, e maggiore responsabilità degli stessi protagonisti per non snaturare compiti e obiettivi del non profit.
Il dibattito
su un mondo che in Italia conta 301.191 imprese attive, 4,7 milioni di volontari, 681 mila dipendenti, 271 mila lavoratori esterni e 5 mila lavoratori temporanei, in un momento di crisi è ampiamente incentrato proprio sul pericolo di scambiare la sussidiarietà con la supplenza. Al contrario, come commenta Gianni Bottalico, presidente delle Acli, “l’accresciuto ruolo economico e sociale del terzo settore deve essere di stimolo a tutta l'economia e la finanza a considerare il profitto come mezzo per finalità di umanizzazione del mercato e della società. I dati del censimento Istat confermano che in 10 anni gli addetti nel settore sono aumentati quasi del 40%. Un dato che tuttavia, in valori assoluti non compensa il forte calo di occupazione nell'Industria, dove nel decennio 2001- 2011 si è assistito alla perdita di quasi 900mila posti di lavoro. Ciò evidenzia in maniera cruda la necessità e l'urgenza di un piano industriale per il Paese per una reindustrializzazione selettiva, nei settori in cui pensiamo di avere ancora un futuro come Paese”.

 
 
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