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Non si ferma la protesta di Hong Kong

13/08/2019  Bloccato nuovamente l'aeroporto della metropoli asiatica, da dieci settimane teatro di imponenti manifestazioni antigovernative. Dura condanna da Pechino, che parla apertamente di "terrorismo".

Per il secondo giorno consecutivo l’aeroporto di Hong Kong, uno snodo fondamentale del traffico aereo in Asia, è rimasto bloccato a causa delle proteste anti governative che da dieci settimane si svolgono nell’ex colonia britannica. Gran parte degli aerei sono rimasti a terra e le operazioni di check-in sono state bloccate.

Il blocco dell’aeroporto (da cui transitano ogni anno 75 milioni di viaggiatori) per due giorni consecutivi rappresenta un salto di qualità nella protesta, che finora aveva bloccato, soprattutto nei fine settimana, le strade della metropoli. Ormai le manifestazioni sono quotidiane e i manifestanti hanno cambiato strategia. Non più e non solo giganteschi raduni di massa, ma anche piccoli assembramenti in vari punti della città, così da rendere più complicato l’intervento delle forze dell’ordine. Negli ultimi giorni gli scontri fra i manifestanti e la polizia sono diventata più violenti, con  lanci di bombe incendiarie, l’uso di gas lacrimogeni e di pallottole di gomma.

Il movimento di protesta è nato in opposizione a una legge sull’estradizione, presentata il maggio scorso, che avrebbe permesso il trasferimento in Cina di oppositori e fuggiaschi. A giugno, dopo le prime imponenti proteste, le autorità di Hong Kong hanno sospeso la promulgazione della legge.Questa decisione non ha fermato le proteste. I manifestanti chiedono la cancellazione definitiva della legge, il rispetto della democrazia e le dimissioni di Carrie Lam, la massima autorità di Hong Kong.  Sugli striscioni apparsi oggi nell’aeroporto si legge: “Alzati Hong Kong, fallo per la tua libertà”.

In una drammatica conferenza stampa, dove a stento ha trattenuto le lacrime, Carrie Lam ha chiesto ai manifestanti di “non spingere Hong Kong verso l’abisso e un punto di non ritorno”.

Hong Kong, restituita dal Regno Unito alla Cina nel 1997, gode di una semiautonomia rispetto a Pechino, ma la Cina sta da tempo erodendo il grado di autonomia politica ed economica di Hong Kong, anticipando i tempi rispetto al 2047, quando Hong Kong perderà ogni forma di autonomia rispetto al resto della Cina. È evidente che le autorità di Pechino non potranno tollerare a lungo una instabilità che potrebbe contagiare altre regioni del Paese.

Sulla stampa del regime diversi articoli sottolineano la contrarietà degli abitanti di Hong Kong alle proteste e Yang Guang, portavoce dell’ufficio governativo che segue le vicende di Hong Kong, ha bollato le proteste degli ultimi giorni come “primi segnali di terrorismo”.  I siti del Quotidiano del Popolo e di Global Times, emanazione diretta del partito comunista cinese, hanno messo in rete un video che mostra  una colonna di mezzi blindati della polizia militare cinese diretti verso la città meridionale di Shenzen, una metropoli situata alle porte di Hong Kong. A Shenzhen sarebbero in programma delle esercitazioni militari, ma resta forte il timore di un possibile intervento di Pechino per ristabilire l’ordine. Una mossa rischiosa, ma che non si può escludere.

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