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mercoledì 29 maggio 2024
 
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«Non si può morire chiuse in un sacco dei rifiuti»

30/06/2023  Lella Menzio, presidente di Telefono Rosa Piemonte, non si dà pace dopo l'assassinio della 17enne Michelle, l’ennesimo caso efferato di femminicidio. Proprio in questi giorni è stato presentato il report 2022 dell'attività e i numeri parlano chiaro: la violenza maschile sulle donne non accenna a diminuire e aumenta la crudeltà dei reati

Lella Menzio, presidente Telefono Rosa Piemonte
Lella Menzio, presidente Telefono Rosa Piemonte

L’ultima vittima si chiama Michelle Maria Causo, 17 anni, uccisa con un coltello da cucina e lasciata dentro un sacco nero accanto a un cassonetto a Primavalle a Roma. Colpita da un coetaneo che poi ha cercato di sbarazzarsi di lei come fosse un oggetto. Una violenza inaudita che lascia senza parole. «Non possiamo accettare che, accanto a violenze che non accennano a diminuire, si debba assistere a crimini come quello di Roma. Non parliamo più di casi isolati: l’aggressione violenta ed efferata, che rimanda non solo all’uccisione, ma al martirio di una ragazza o di una donna, non sono eventi eccezionali. Stanno diventando cronache quasi quotidiane, dove non c’entrano le leggi repressive che intervengono comunque a fatti compiuti. Serve un cambiamento dell’opinione pubblica, che rabbrividisce al momento ma che troppo facilmente dimentica». Lella Menzio, presidente di Telefono Rosa Torino ha consapevolezza di uno scenario raccapricciante. La realtà che presiede compie i trent'anni di attività ed è molto cambiata «esattamente come il panorama della violenza maschile contro le donne e la risposta è nei numeri. Purtroppo è l’efferatezza che è aumentata: efferatezza e crudeltà di storie orribili». 

E i numeri del Report annuale 2022 che hanno presentato in questi giorni parlano chiaro. Il 2022 è un altro anno nel quale, sostanzialmente, la violenza maschile sulle donne mostra numeri inaccettabili. Ma non si parla solo di femminicidi, che nel 2022 sono stati nuovamente superiori alle 100 unità. Il report del Telefono Rosa Piemonte porta la sua attenzione su moltissime altre questioni che restano gravissime ma che sono anche segnali inequivocabili (reati spia, come vengono definiti) nei confronti del rischio per le donne di essere uccise dal proprio partner o ex.

780 le donne accolte, 4.952 i contatti della sezione aiuto on line, e-mail e social. Nel 26,66% dei casi, si tratta di ragazze sotto i 16 anni o appartenenti alla fascia di età dai 16 ai 29 anni: si confermano quindi i dati secondo i quali la violenza maschile incide sempre più precocemente nella vita delle donne.

Il 71% delle donne accolte sono italiane, il 29% straniere, la maggior parte delle quali proviene da paesi extra-UE.

330 le donne vittime di violenza fisica, 345 di violenza verbale e minacce, 79 da violenza sessuale e 157 da altre forme di violenza sessuale, quali molestie, in presenza oppure on line, revenge porn, obbligo di prestazioni sessuali umilianti o degradanti. Sempre superiore al 50% il livello di rischio alto o altissimo di ulteriori forme di violenza per le donne che ricorrono alla nostra associazione, dove altre forme di violenza sono rappresentate dalle 167 donne vittime di stalking o cyberstalking, 554 offese da violenza psicologica, 240 vittime di violenza economica.

Per il 55,72% dei figli è stata rilevata violenza assistita, mentre il 27,86% subisce anche violenza diretta.

Non sono solo i numeri a essere impressionanti: da alcuni anni, ormai, assistiamo a un continuo aggravamento delle diverse forme di violenza, con altissimi costi sanitari e sociali per le donne offese dalla violenza maschile. Risultano infatti 135 una sola volta, e 27 più di una volta, gli accessi al pronto soccorso, mentre sono 46 le donne ricoverate in ospedale per una volta e 5 quelle ricoverate più di una volta.

Ecco perché il ruolo dei centri antiviolenza e del Telefono Rosa Piemonte in particolare è cruciale nel contrasto alla violenza maschile; lo sono anche le diverse iniziative di formazione rivolte ai giovani, sia a livello scolastico sia nei confronti delle aggregazioni alle quali partecipano (istituzionali o più informali, come le associazioni). «Ci rendiamo però conto, perché tali sono le testimonianze delle donne, che le criticità sono ancora tantissime: i tempi e le modalità di applicazione delle tutele legali, per esempio. Le leggi potrebbero essere sufficienti, la loro applicazione è però molto meno sicura. Mancano ancora competenze specifiche nel mondo sanitario, scolastico ed educativo in generale, nelle stesse forze dell’ordine, anche se le formazioni loro dedicate si stanno moltiplicando. Manca la cultura diffusa» commente Telefono Rosa Piemonte.

Che conclude: «Di sicuro, vediamo un’opinione pubblica piuttosto assente, con pregiudizi e stereotipi che ancora condizionano la vita stessa delle donne: vergogna, stigma e solitudine sono probabilmente gli ostacoli che si incontrano più frequentemente nelle donne vittime di violenza. Il nostro report annuale, quindi, ha come sempre tanti numeri: ma nella lettura dei dati non possiamo dimenticare che ogni numero rappresenta una storia individuale, un vissuto, una esperienza familiare, una mancata sicurezza. E per questo proponiamo anche la lettura degli approfondimenti. Vorremmo che le violenze evidenziate, talvolta anche già gravissime, non sfociassero in tragedie annunciate. E che nessuna donna, giovane o meno giovane, concludesse la propria esistenza in un sacco dei rifiuti abbandonato in strada di fianco a un cassonetto della spazzatura: purtroppo non è la finzione di un brutto film horror, è invece la drammatica realtà, accaduta proprio in questi giorni».

Qui il report completo

https://telefonorosatorino.it/wp-content/uploads/2023/06/REPORT-2022-versione-compressa.pdf

 
 
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