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venerdì 05 marzo 2021
 
FRANCIA
 
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Non solo "grandeur", l'inedito volto mariano del generale De Gaulle

15/11/2020  A 130 anni dalla nascita e 50 anni dalla morte del celebre comandante e statista, le parole del figlio Philippe e del nipote Laurent tratteggiano il ritratto di un uomo educato fin da piccolo a venerare la Madonna e che a Lourdes, dove diciassettenne faceva il barelliere, scrisse di aver assistito a un miracolo. Il tenero legame con Anne, la figlioletta colpita dalla sindrome Down di cui diceva «è una grazia, è la mia gioia, mi aiuta a guardare al di là di tutte le vittorie e le sconfitte e sempre in alto».

Sopra e in alto, il generale Charles de Gaulle, 1890-1970. Foto Ansa.
Sopra e in alto, il generale Charles de Gaulle, 1890-1970. Foto Ansa.

Gli ottant’anni del celebre appello in cui - il 18 giugno 1940- chiedeva ai suoi concittadini di non allinearsi ai nazisti occupanti dando inizio alla Resistenza francese contro Hitler, ma anche, questo mese, il 9 novembre, i cinquant’anni dalla morte e, il 22, i centotrent’anni dalla nascita. Sono almeno tre i motivi per ricordare il generale Charles De Gaulle (1890-1970), statista francese la cui fede continua ad essere indagata dopo i libri nati in famiglia, scritti dal figlio Philippe (classe 1921) e dal pronipote Laurent (classe 1961): il primo autore di De Gaulle mon père (De Gaulle, mio padre), il secondo di Une Vie sous le regard de Dieu (Una vita sotto lo sguardo di Dio). Due volumi in cui si trova quanto basta per capire - sin dalle radici -   la religiosità del celeberrimo presidente francese , ma pure la devozione mariana del Generale che, prendendo le distanze dal maresciallo Pétain e dai collaborazionisti del governo di Vichy, fece trovare il suo paese nel ‘45,  alla fine della guerra, tra i vincitori e non tra i vinti.

L’artefice del cosiddetto "gollismo d'opposizione" sino al ’58 , poi dinamico capo di Stato  forse più attivo sulla scena internazionale che nella leadership interna del suo Paese, fu prima di tutto un «bambino di grande sensibilità, il piccolo Charles viveva già una sua religiosità che passava attraverso la “Vierge Marie”. In famiglia il culto a Maria, era una tradizione ancestrale. Anne Joséphine De Gaulle, bisnonna di mio padre, già aveva inviato un piccolo libro edificante sulla Madonna Regina del Cielo alla Contessa di Chambord… (Maria Teresa d’Asburgo d’Este, 1817-86, vedova di Enrico, l’ultimo Borbone pretendente al trono di Francia, ndr)». Così Philippe De Gaulle senza dimenticare le tante statue e pitture mariane (e i tanti crocifissi) nelle dimore di famiglia, sul letto del presidente . A cominciare dalla casa in cui Charles nacque a Lille,  edificio di cui erano proprietari i nonni paterni e dove nelle vacanze giocava con i numerosi cugini, oggi  museo della Fondazione Charles De Gaulle che riapre al pubblico questo mese dopo lavori di ristrutturazione. «Lì le statue della Vergine non solo erano praticamente in ogni stanza, ma la stessa dimora era protetta da due statue della Madonna  Notre-Dame-de -Foy e Notre Dame-de-la Treille- collocate in un due nicchie esterne». Sul letto dove dormì Charles troneggia una copia della Madonna del Granduca di Raffaello.

Ma le immagini di Maria abbondano anche nella casa in cui visse con la moglie e i tre figli , abitata regolarmente dalla metà degli Anni ’40 , la “Boisserie”, oggi pur’essa in parte spazio museale a Colombey-les-Deux-Églises . Qui, in particolare, «nella vetrina d'angolo del salone campeggiava una Madonna antica in legno dono di Konrad  Adenauer». Scandagliando fra le non poche biografie del Generale in più occasioni riconoscente alla madre come sua prima educatrice religiosa («In casa De Gaulle si crede in Dio e nella Francia: non c’è un credo senza l’altro», è il motto ripetuto per generazioni), l’attaccamento al culto di Maria balza agli occhi in episodi paradigmatici che permettono di cogliere quel filo rosso tutto religioso che legò parole e gesti del giovane studente, del soldato sotto le armi, del resistente al nazismo, dell’uomo di Stato che invitava a nutrire la speranza cristiana, convinto –come disse nel ’67 – che qualunque dramma ci tocchi attraversare «noi sappiamo sempre dove andiamo» ed «anche quando moriremo, andremo verso la Vita».

 

In questo frame tratto da un cinegiornale dell'epoca, un momento dell'incontro tra papa Giovanni XXIII e il generale De Gaulle, nell'estate 1959.
In questo frame tratto da un cinegiornale dell'epoca, un momento dell'incontro tra papa Giovanni XXIII e il generale De Gaulle, nell'estate 1959.

Forse, anche per questo, neppure quando in passato aveva dovuto risolvere gravi problemi, mai aveva trascurato di stare vicino ad Anne, la figlioletta affetta da sindrome di Down, tenendola sulle ginocchia, accarezzandole la guancia, cantandole canzoncine: «Per me questa bambina è una grazia, è la mia gioia, mi aiuta a guardare al di là di tutte le vittorie e le sconfitte e a guardare sempre in alto», era solito dire. E la moglie Yvonne a una amica: «Charles ed io daremmo tutto, salute, futuro, carriera, purché Anne possa essere felice».  Ma restiamo nel periodo giovanile di Charles che con il fratello Jacques segue i Gesuiti espulsi dalla Francia dopo le leggi del 1901 (con il divieto per i religiosi di tenere scuole) risiedendo nel Collegio del Sacro Cuore di Antoing in Belgio e lì, nell'antico castello dei principi di Ligne, si prepara ad entrare nella Scuola militare di Saint- Cyr. È il tempo in cui Charles – nel 1907- decide di entrare a far parte dell’associazione intitolata  alla Presentazione della Santissima Vergine, un gruppo che unisce meno della metà dei suoi compagni di scuola, ragazzi di buona famiglia, cattolici e nazionalisti.

La preghiera di Charles alla Vergine, come ha ricordato il figlio Philippe, conteneva una promessa: «Santa Madre di Dio e sempre Vergine, io oggi scelgo voi come mia Sovrana, mia Patrona e mio Avvocato. Prendo la ferma risoluzione e l'impegno di non abbandonarvi mai, di non fare o dire mai nulla che possa recarvi dispiacere e di non permettere mai che quanti da me dipendono facciano qualcosa contro il vostro onore. Vi supplico dunque, o Madre mia, di considerarmi per sempre al vostro servizio: assistetemi in tutte le mie azioni e non abbandonatemi nell'ora della mia morte. Così sia».  L’anno dopo, in un ritiro spirituale a fine corso a Notre-Dame-du-Haut-Mont , a Monvaux,  si farà notare per la difesa della Compagnia di Gesù redigendo articoli apologetici  insistendo sulla storica devozione a Maria e le ambizioni in occasione della fondazione della nuova Congregazione di Parigi all'inizio del secolo XIX quando si trattava, scrisse, di «salvare dal naufragio la fede e la moralità dei giovani affluiti nella capitale».

Da ragazzo partecipò anche a diversi pellegrinaggi mariani. Uno a Lourdes, a diciassette anni, durante il quale, secondo quanto riferito dal figlio Philippe, avrebbe assistito a un miracolo. E fu lo stesso Charles in una lettera alla madre, allora in vacanza, ad accennare al fatto: «Ho cominciato questa mattina il mio servizio di barelliere sotto il sole senza un momento di riposo. È  abbastanza dura  [...].  Ho visto una ragazza italiana paralizzata e tubercolotica guarire durante la processione del Santissimo Sacramento. Vi racconterò i dettagli…». A Lourdes sarebbe tornato ancora. Nel 1927 per un voto fatto da sua madre alla partenza dei quattro figli  maschi per la Grande Guerra: Aveva promesso alla Vergine di riunirli tutti ai suoi piedi con le loro spose se fossero ritornati vivi. Come accadde. Solo la moglie di Charles, Yvonne, non fu con loro a Lourdes restando a Trèves in Germania dove era arrivata quell'anno mentre era in attesa della terza creatura, Anne. Rimandi mariani interessanti costellano poi le letture cattoliche dello statista da Bernanos a Mauriac ,da Barrés a Peguy–alternate a quelle di teoria militare- nell’intervallo fra le due guerre quando diventa professore a Saint-Cyr. Mentre, entrata la Francia nel conflitto mondiale, chiederà al suo Paese di rialzarsi, confidando al contempo nel soccorso della Vergine. Un capitolo ben noto. E quando la capitale francese viene liberata, il 26 agosto 1944, i parigini lo accompagnano sino a Notre-Dame per assistere al “Magnificat” e rendere grazie per la vittoria.  Due anni prima –nel giugno ’42- aveva cantato un “Magnificat” in una cappella londinese dopo aver appreso la vittoria di Bir-Hakeim  grazie ai soldati della “Free France”. Purtroppo presto la Francia ritrova le divisioni interne antecedenti la guerra e, ostile alla nuova costituzione, De Gaulle rassegna le dimissioni, ritirandosi a Colombey-les-deux-Églises e lì preparando il suo ritorno tra qualche fatto che lo sorprende - come quello riguardante la sua segretaria Elizabeth de Miribel che entra nel Carmelo - ma nemmeno troppo vista la sua profonda religiosità.

Nel 1959 sarà dunque la crisi algerina a riportare al potere l’uomo da molti considerato il salvatore della Francia: guiderà il Paese lungo più di un decennio, non senza successi economici e diplomatici. Davvero, come gli scrisse Giorgio La Pira l’1 novembre 1960, era «il solo capace di prendere nelle mani il destino del più grande dei popoli cristiani cui Dio ha confidato un compito ed una responsabilità a dimensione del mondo»? Di fatto, piano piano, il Paese gli voltò le spalle perdendo fiducia nel suo modello tutto patria e moralità, dopo i moti studenteschi del ’68 repressi con l’esercito. Così alla seconda elezione alla presidenza, vinse, ma ebbe solo il 55 % dei voti. Volle un referendum per riformare il senato su base regionale e riaffermare la sua autorità, ma fu battuto. Arrivato il verdetto, alla mezzanotte del 27 aprile 1969 rassegnò le dimissioni e ritornò a Colombey dove si spense pochi mesi dopo. Oltre la metà della popolazione francese di oggi non era nata quando morì, eppure non pochi lo celebrano.

E di lui si ricordano memorabili incontri in Vaticano: con Pio XII, con Giovanni XXIII conosciuto già quando era nunzio a Parigi, con Paolo VI. Le sue “memoires”si aprono con un brano emblematico: «La parte di me che è sensibilità affettiva immagina naturalmente la Francia come la principessa delle fiabe, la Madonna degli affreschi murali, votata a un destino eccelso e straordinario» . «La Madonna», ha spiegato bene il figlio Philippe, era per lui innanzitutto «la Vergine Maria che va sempre onorata». Insomma amore alla patria e alla famiglia. A Dio e alla Madre di Dio.  La fede di un cattolicissimo presidente che aveva fatto mettere una   cappella all’Eliseo decorata da un volto di Cristo, un’allegoria di Maria e una placca bronzea con la Vergine Nera di Czestochowa, dove la domenica celebrava il nipote François de Gaulle, dei Padri Bianchi. A lui però l’illustre zio ricordava: «Guarda che non sei il Cappellano dell’Eliseo. Le messe sono di carattere privato. Non confondere il presidente della Francia con l’arcivescovo di Parigi». Non a caso nelle messe cui partecipava in veste pubblica evitava di fare la comunione. Una fede tutta da riscoprire e un uomo che non ha bisogno di vecchie o nuove caricature.

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