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Nosiglia: "Fedeli e parrocchie, accogliete gli immigrati"

29/08/2015  L'arcivescovo di Torino scrive una lettera alla città e invita i fedeli e i laici a organizzarsi per accogliere gli immigrati. Alle unità pastorali chiede un impegno capillare per reperire alloggi presso parrocchie, conventi, ospizi, associazioni.

Accogliere nelle nostre unità pastorali chi scappa dalla guerra, dalla violenza o da condizioni di vita disumane. È un appello concretissimo quello lanciato in queste ore da monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, che in una lettera indirizzata alla diocesi e ai cittadini affronta il delicato tema dell'emergenza migranti. Di fronte a un esodo inarrestabile, il più imponente dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi, serve «un supplemento di impegno da parte di ogni componente sociale».

Nel capoluogo piemontese l'accoglienza ha una solida tradizione, eredità dell'opera dei "santi sociali": dal Cottolengo al Sermig, dal gruppo Abele alle mille altre facce del volontariato (associazioni, parrocchie, famiglie) tante sono le realtà che da tempo offrono aiuto ai migranti. Ma tutto questo, benché prezioso, sta diventando insufficiente di fronte alle dimensioni dell'emergenza. «Chiedo in particolare ai moderatori e referenti territoriali della Caritas, San Vincenzo e altre realtà che operano nel sociale», scrive monsignor Nosiglia dopo aver ringraziato quanti quotidianamente già si spendono per l'accoglienza, «di promuovere in ogni Unità Pastorale uno o più luoghi di accoglienza temporanea capaci di ospitare 5 persone ciascuno, cercando la disponibilità presso le parrocchie, gli istituti religiosi, le case di risposo, altre strutture ecclesiali presenti sul territorio. Le comunità siano coinvolte in questa iniziativa sentendosene responsabili e offrendo il loro sostegno».

«Non si tratta», prosegue l'Arcivescovo, «di una accoglienza solo notturna, come per quella offerta ai senza dimora da alcune parrocchie, ma di ospitalità completa per alcuni mesi, in base alle necessità e alle indicazioni che le Istituzioni pubbliche potranno fornirci. La capillarità di tale operazione, unita all'invito affinché anche alcune famiglie siano disponibili ad accogliere un rifugiato in casa, può produrre un frutto molto positivo». L'idea in sé è molto semplice, ma per poterla attuare serve un efficace gioco di squadra: per questo ogni Unità Pastorale dovrà far riferimento all'Ufficio Pastorale dei Migranti, che, in stretta collaborazione con la Caritas, «offrirà un supporto di indirizzo, di coordinamento, di informazione, di elaborazione progettuale».

Non è però solo un impegno materiale quello che monsignor Nosiglia chiede alla Diocesi e ai cittadini. I cristiani sono chiamati a lavorare perché sul tema dei migranti si sviluppi un dibattito serio, lontano da strumentalizzazioni e populismi: «Cavalcare le paure e gli allarmismi ingenera atteggiamenti di rifiuto che chiudono il cuore e addormentano la responsabilità di fronte all'obbligo forte consegnatoci dal Signore. Il buonismo ingenuo, a sua volta, rischia di ostacolare una intelligente gestione dei vari problemi che l'accoglienza pone. Sono questioni che vanno affrontate con la volontà di mettere al centro la persona bisognosa e che interpellano ciascuno di noi, non solo le istituzioni, sul senso vero che diamo alle parole “solidarietà" e "giustizia"».   

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