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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Nosiglia: «Di mamma ce n’è una sola, la realtà più forte dell’ideologia»

09/01/2015  «Una sentenza che non aiuta», commenta l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia. «Al di là della propaganda ideologica o politica», fa sapere, «che cerca subito di tirare dalla propria parte la sentenza ci auguriamo che nel buon senso della gente comune prevalga sempre il detto "di mamma ce n'è una sola"; e nessuna dichiarazione, anche trascritta nei registri come "madre A" e "madre B" potrà mai sostituire questa realtà nel cuore di un figlio»

«Di mamma ce n'è una sola e nessuna dichiarazione, anche trascritta, potrà mai sostituire questa realtà nel cuore di un figlio». Usa un adagio popolare l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, per commentare «con dolore e preoccupazione», si sottolinea nella nota della Curia, la vicenda del bambino con due mamme. Il Comune di Torino, infatti, ha deciso di trascrivere l'atto di nascita del bambino con due mamme nato in Spagna grazie alla fecondazione eterologa. Per i registri dell'anagrafe sarà – primo caso in Italia – figlio di madre A e B. Quella che per la madre italiana del piccolo nato in Spagna con la fecondazione eterologa - e che la Corte d'Appello impone all'anagrafe di registrare come figlio di entrambe - «non è solo una battaglia di principio», per Nosiglia è invece una «sentenza che non aiuta». E che rischia di portare a una «grande confusione», con conseguenze su «quei minori che si intende tutelare».

«Se è vero che l'interesse primario da tutelare è quello del minore, non si può non notare come certe situazioni “limite” creino dei veri paradossi, giuridici ed esistenziali», sostiene l'arcivescovo del capoluogo piemontese. Per quanto sia «importante che la magistratura italiana, nei due gradi di giudizio, abbia comunque sottolineato l'attenzione prioritaria alla tutela della persona più debole - sottolinea - la crescita di questo bambino avverrà comunque in una situazione dove si incrociano diverse, obiettive difficoltà, legate in particolare all'assenza di un vero contesto familiare».

Poi aggiunge: «Ci sono molti aspetti pratici che dipendono da questa registrazione», è la posizione della madre italiana del bimbo, che chiede al Comune di dare esecuzione alla sentenza. «In una situazione di emergenza non potrei nemmeno autorizzare una trasfusione. Poi ci sono questioni di eredità, perché il bimbo non ha alcun vincolo legale con i suoi famigliari italiani».

Ma a preoccupare l'arcivescovo di Torino è la mancanza di «figure materne e paterne chiare, riconoscibili e presenti» e di «un contesto sociale, culturale e normativo che metta in esplicito collegamento i diritti degli individui con i doveri dei genitori e dei cittadini». «Al di là della propaganda ideologica o politica, che cerca subito di tirare dalla propria parte la sentenza», conclude Nosiglia, «ci auguriamo che nel buon senso della gente comune prevalga sempre il detto "di mamma ce n'è una sola"; e nessuna dichiarazione, anche trascritta nei registri come "madre A" e "madre B" potrà mai sostituire questa realtà nel cuore di un figlio».

Contrario anche il Forum delle associazioni familiari: «Questo caso è l'ennesimo episodio in cui si fa carta straccia delle qualità fondative della famiglia naturale, ma anche della specifica identità giuridica della famiglia, così come viene definita dalla Costituzione», si legge in una nota. «E la cosa singolare - e pretestuosa - è che lo si faccia nel nome dell’interesse del bambino».  

«È evidente che si tende ad enfatizzare in chiave ideologica le pretese di alcune coppie. Già è grave quando è la politica a fare queste scelte ideologiche, come nel caso dei sindaci che trascrivono "automaticamente" - in modo arbitrario - i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero, che non sono assolutamente riconosciuti nel nostro Paese. Almeno poi i sindaci sono sottoposti al giudizio degli elettori, che prima o poi potranno decidere se rivotarli oppure no. Ma quello a cui si sta assistendo è l’indebito protagonismo giudiziario di singoli giudici o delle varie Corti, con scelte, giudizi e pronunciamenti sui quali nessuno potrà mai chiedere loro conto».  

Infine, conclude la nota: «Il Codice civile, il diritto di famiglia e perfino la legge 40 che prevede l’applicazione della fecondazione eterologa solo con un padre ed una madre, si modificano a Roma, non in giro per i tribunali o per gli uffici dei sindaci di tutt’Italia, e neppure sposando acriticamente scelte importate da altri Paesi».

 
 
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