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Nostra Signora di Lourdes: la Milano mariana che non t'aspetti

11/02/2021  «Così la Vergine ci ha protetto contro il Coronavirus». Le testimonianze di chi è stato in terapia intensiva, ma anche di medici e infermieri in prima linea nel giorno in cui si ricorda l’apparizione dell’Immacolata a Bernadette. Le grazie del passato. E le ultime, di qualche settimana fa. Volti e voci della comunità che fa capo alla basilica posta in un quartiere semicentrale, tra il Parco Sempione e il Cimitero Monumentale.

Don Maurizio Cuccolo, il parroco. Fotoreportage di Giovanni Panizza per Maria con te.
Don Maurizio Cuccolo, il parroco. Fotoreportage di Giovanni Panizza per Maria con te.

«L'11 febbraio festeggiamo l’anniversario dell’apparizione della Madonna a Lourdes, nella nostra chiesa a Lei intitolata, dedicando questo momen to alle testimonianze delle persone che, a causa del Covid, sono state in terapia intensiva, ma anche ai medici e agli infermieri che operano negli ospedali Niguarda e Sacco», spiega don Maurizio Cuccolo, parroco della chiesa Santa Maria di Lourdes, a Milano.

Per tanti dei fedeli che la frequentano la grotta di Massabielle che vi è riprodotta all’esterno è «una seconda casa». Come ci spiega Mariangela Meroni Monti, 80 anni. «Ci vengo ogni giorno dal 1959, anno in cui mi sposai». «Io entro nella grotta per pregare, qui sento la Madonna più vicino», le fa eco Frida Carcano, 73, parrocchiana da un quarantennio, che segue i ragazzi del doposcuola all’interno dell’oratorio. Sono tutti innamorati di Nostra Signora, tutti protagonisti nella giornata che l’è dedicata. Ecco Ferruccia Longhi, sessantenne, responsabile che segue e organizza l’edicola parrocchiale, la distribuzione dell’acqua di Lourdes e la vendita degli oggetti religiosi, con l’amica e collaboratrice coetanea Antonia Gastaldello. Ecco Stefano Mariani, 36 anni, che viene in questa parrocchia da quand’era neonato e vi ha ricevuto tutti i Sacramenti, da bimbo era chierichetto, oggi, è ministro dell’Eucarestia, o ancora Anna Maria Savazzi, che ha quasi il doppio dei suoi anni e, fra le altre attività, raccoglie e scrive notizie sulla storia del santuario «Vivo in questa chiesa dal ’49. Sono originaria di Mantova, ringrazio la Vergine perché grazie alla grotta e al santuario sono riuscita a costruire un tessuto di relazioni a Milano», ci dice.

 

Lellio Achilli e Roberta Cavalluzzi, una coppia di settantenni, ogni 11 febbraio sentono il bisogno «di venire qui e fare festa alla grotta per rinnovare l’incontro e l’affidamento a Maria». Altri protagonisti della giornata sono i diversamente abili che in questa fase di emergenza vivono insieme ai loro familiari molte difficoltà nell’accedere alle terapie e ai servizi, come segnala l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tema dell’omelia nella tradizionale Messa delle 15.30 celebrata dall’arcivescovo Mario Enrico Delpini è la parabola del Buon Samaritano, più che mai incisiva, adesso: la pandemia che non conosce confini ricorda con forza ai cristiani che è importante prendersi cura delle persone in emergenza per motivi di salute o di lavoro. «Ma questa, è da sempre la  vocazione del nostro santuario che è in un quartiere semicentrale, fra il parco Sempione e il cimitero Monumentale, densamente popolato e in posizione strategica, vicino alle tangenziali e alle autostrade che consentono alle persone che vengono da fuori di raggiungere facilmente il santuario», aggiunge don Maurizio.

Nella costruzione della chiesa e della grotta di fronte, copia a grandezza simile a quella di Lourdes, hanno avuto un ruolo-chiave i fratelli sacerdoti Antonio e Giuseppe Videmari, quest’ultimo guarito grazie all’intercessione di Maria da un tumore alla gola. «Nel 1893 i Videmari hanno acquistato un terreno agricolo in quest’area che, al lora, era ancora campagna, tanto da essere definita borgo degli ortolani e hanno cominciato nel 1894 la costruzione della grotta progettata dall’ingegner Spirito Maria Chiappetta e nel 1897 quella della chiesa», spiega la professoressa Anna Maria Savazzi, parrocchiana, da anni attiva nell’organizzare l’archivio del santuario e il servizio di accoglienza dei malati. Come accadeva per la costruzione delle basiliche antiche, tutta la comunità dava una mano: in questo caso gli abitanti del borgo comperavano i mattoni a 10 centesimi l’uno e spesso si privavano del necessario per sostenere le spese. Molti anni più tardi il cardinale Giovanni Battista Montini, poi papa Paolo VI, oggi santo, che nel 1958 ha elevato la chiesa di Santa  Maria di Lourdes a basilica, ha ammesso, durante una visita pastorale di aver comprato anche lui qualche mattone...

 

«Le difficoltà e gli ostacoli – nella fase di realizzazione – sono stati tanti, tutto sembrava “remare contro”: il paesaggio campagnolo, le rogge, gli orti, le rivolte dei capomastri, i costi, ma la gente con l’intercessione della Vergine ce l’ha fatta!», aggiunge la  professoressa Savazzi. Dall’inaugurazione nel 1942 – in piena guerra mondiale – a oggi in questa chiesa accorrono numerosi i fedeli, ed è commovente sfogliare le foto e vederli, soprattutto l’11 febbraio, sul sagrato insieme con i malati provenienti da tutta la Lombardia in carrozzina e in barella. Ciò è possibile anche grazie a un servizio di trasporto organizzato dall’accoglienza della parrocchia. Come a Lourdes, anche alla grotta di Milano la gente porta il cero e lo lascia davanti alla Vergine per chiedere a Maria di pregare il Signore per la guarigione dei tanti ammalati e sofferenti. 

Ci spiega Franco Battaglia, classe 1940, l’amministratore della parrocchia: «Con don Cuccolo ci stiamo impegnando per sanare il debito di 400 mila euro accumulato negli anni. Ringrazio i parrocchiani per la loro generosità: siamo riusciti a ridurlo a 120 mila euro. Purtroppo con il Covid stiamo facendo fatica a raccogliere le offerte, ma confidiamo nell’aiuto della Vergine e delle persone. Nonostante le difficoltà abbiamo continuato a impegnarci nell’opera di aiuto: quest’anno con il contributo della Caritas sono state aiutate parecchie famiglie per circa 20 mila euro».

 

Nostra Signora di Lourdes a Milano resta sempre un punto di riferimento, anche nei giorni più duri. «Come già detto, siamo un santuario perciò offriamo una presenza continua», aggiunge padre Cuccolo. Anche durante i lockdown più stretti il via vai non conosce sosta, prima di tornare a casa dopo aver fatto la spesa, le persone passano dalla grotta. Molte associazioni (Oftal, Unitalsi) che accompagnano i malati a Lourdes propongono – alcuni giorni dopo il ritorno – un momento di preghiera in questa parrocchia che è collegata all’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi. «E tanti genitori con i piccoli ricoverati hanno l’abitudine, prima di entrare in ospedale, di passare dalla grotta. Le grazie del passato e del presente sono davvero tante, lo testimoniano anche i numerosissimi ex voto di cui purtroppo buona parte è stata rubata».

Negli ultimi mesi sono due le storie a lieto fine. «Una mamma ha avuto un parto prematuro, il bambino – che pesava solo 700 grammi e aveva una grave insufficienza respiratoria – è morto dopo pochi giorni. La coppia profondamente addolorata è venuta al santuario a pregare e ha deciso di celebrare il funerale qui. Dopo pochi mesi la mamma è rimasta nuovamente incinta e ad agosto è nata una bambina bella e sana!», spiega don Marco Cannavò, cappellano dell’Ospedale Buzzi e residente in un appartamento accanto alla grotta. «L’altra storia è quella di una giovane che ha partorito sotto i peggiori auspici: i medici avevano previsto la nascita di una bimba con gravi malformazioni cerebrali. La preghiera dei genitori qui al santuario è stata intensa e la grazia si è presentata puntuale: il 18 gennaio sono andato a battezzare la bimba che sta benissimo a Bollate, il suo paese di residenza», aggiunge don Marco.  Ma sotto il segno di Maria non si verificano solo fatti straordinari.

«È nel quotidiano che l’ordinario diventa straordinario», dice don Maurizio. «In parrocchia si respira aria di laboriosità e grande cura per le persone sole, ammalate, anziane. E anche in tempo di zone rosse e quarantene nessuno si sente abbandonato. Questa cura si esprime, spesso, con gesti semplici che fanno la differenza. In occasione delle feste natalizie le persone del laboratorio della terza età hanno confezionato nelle loro case e non in presenza qui i bigliettini d’auguri da portare agli ammalati. Alcuni erano piccole opere d’arte domestiche, veri gesti d’amore. Anche nella nostra grotta come a Lourdes i ceri ardono ogni giorno per chiedere alla Vergine di pregare il Signore. Ma non c’è l’atmosfera di folclore del santuario francese: qui tutto è molto familiare. Non si vive il miracolo come grande notizia, ma fra i parrocchiani e i frequentatori del santuario si percepisce una lettura del vissuto come una provvidenza, intreccio di gesti di bene, divini». 

               Maria Angela Masino

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