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domenica 29 maggio 2022
 
Notte di San Lorenzo
 

Col naso all'insù, quei desideri sulla scia delle stelle

10/08/2020  Si pensa alla notte di San Lorenzo, in realtà accade qualche ora più in là. Quest'anno, ad esempio, il picco di meteore cade dalle 22 di mercoledì 12 alle 4 di giovedì 13 agosto. Bastano gli occhi, ma serve prontezza, perché le Perseidi viaggiano veloci. Ecco quello che diceva Piero Bianucci in un articolo apparso sul numero 33 di Famiglia Cristiana nel 2016.

Dieci agosto, notte delle “lacrime di san Lorenzo”, notte delle stelle cadenti. Cioè – per gli astronomi – la notte delle meteore chiamate Perseidi in quanto sembrano sbucare dalla costellazione di Perseo, che in questo periodo dell’anno si leva sopra l’orizzonte di Nordest al calare della notte. Ma prima che nel cielo abbiamo imparato a conoscere le stelle cadenti sull’antologia delle scuole medie con la poesia X agosto di Giovanni Pascoli, pubblicata nel 1896 e poi raccolta nel volume Myricae.

La scrisse in ricordo del padre Ruggero, ucciso da ignoti con una fucilata per motivi mai chiariti mentre tornava a casa portando dei doni ai suoi bambini. Un pianto di lacrime cosmiche. Suggestioni scolastiche a parte, è davvero emozionante vedere queste luci rigare silenziosamente il velluto nero del cielo notturno. La poesia non svanisce neppure sapendo che non si tratta di stelle, ma di granelli di sabbia (qualche millimetro di diametro) che la Terra incontra lungo il percorso della sua orbita intorno al Sole. Li ha dispersi nel corso dei millenni una cometa chiamata Swift-Tuttle, dai nomi dei due astronomi che la scoprirono nel 1862. Nell’attraversare l’atmosfera i granelli si vaporizzano a una quota di 80-100 chilometri: sono quei vapori che ci appaiono come stelle cadenti.

Un'annata favorevole

Con il tempo però tutto si evolve. L’incrocio tra l’orbita della Terra e quella della cometa si è un poco spostato e il massimo numero di meteore non cade più il 10 agosto ma più in là (quest’anno due notti oltre, tra le 22 del 12 e le 4 del 13 agosto, ndr.)....

Non servono telescopi né binocoli per godersi lo spettacolo, bastano gli occhi. Serve però qualcosa di più prezioso: un cielo davvero buio, cosa sempre più rara a causa dell’inquinamento luminoso. Per chi abita in città, niente da fare... Ci vuole comunque prontezza e occhio allenato: le Perseidi sono meteore veloci, la Terra le incrocia alla velocità di 59 chilometri al secondo.

La cometa Swift-Tuttle offrì all’astronomo di Savigliano Giovanni Schiaparelli l’opportunità di scoprire il nesso tra comete e sciami di meteore, poi verificato anche per lo sciame delle Leonidi (visibili il 17 novembre), legato alla cometa Tempel. Persa di vista per più di un secolo, la cometa Swift-Tuttle si è ripresentata nel 1992 e in quel passaggio vicino al Sole ha disperso nuovi detriti. Le Perseidi furono quindi, in quegli anni, più numerose: fino a 150 l’ora nel 1991 e 1992 e circa 300 nel 1993. Poi gradualmente le Perseidi sono ritornate alla frequenza normale. Vedremo se quest’anno farà eccezione.

Schiaparelli è famoso per i “canali di Marte”, ma la sua scoperta più importante è che le meteore sono polveri di comete. Non solo. Furono le stelle cadenti a innescare la vocazione scientifica che lo porterà a dirigere l’Osservatorio di Brera. L’episodio è raccontato in una lettera del 1907: «In una notte serena del tardo autunno 1839, mio padre tornava a casa, dopo aver regolato i fuochi della fornace; io avevo ottenuto di poterlo accompagnare in quella passeggiata notturna. L’ora era tardissima, il buio completo, e io andavo sonnolento, incespicando a ogni passo. Allora egli mi prese in braccio e, per tenermi desto, cominciò a spiegarmi le costellazioni. Così, da bimbo di 4 anni, imparai a conoscere le Pleiadi, il Carro Piccolo, il Carro Grande e la Via Lattea, ch’egli chiamava la “Strada di san Giacomo”. D’un tratto si spiccò una stella cadente; poi un’altra; poi un’altra. Alla mia domanda che cosa fossero, egli rispose che queste cose le sapeva soltanto Domineddio. Io tacqui e un confuso sentimento di cose immense e adorabili s’impadronì di me».

A parte gli sciami che danno origini a “piogge” fitte, ogni giorno molte migliaia di meteore isolate ardono nell’atmosfera. Si calcola che in un anno la Terra raccolga quarantamila tonnellate di polveri spaziali, che per gli astronauti sono proiettili pericolosi. Dal 2016 le meteore vengono osservate anche dalla Stazione spaziale internazionale con uno specifico programma di ricerca. Poiché la Space station orbita a 400 chilometri di altezza fuori dell’atmosfera, la cosa curiosa è che gli astronauti le meteore non le vedono guardando in alto, ma in basso, verso la Terra, dove bruciano per l’attrito. 

Proprio in questi giorni (agosto 2016), infine, è entrato in funzione un sistema di monitoraggio delle meteore con telecamere automatiche che copre tutto il territorio francese. Saranno milioni di dati, che tuttavia non valgono il fascino di una stella cadente vista a occhio nudo.

E non dimenticate di esprimere un desiderio...

 
 
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