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domenica 05 dicembre 2021
 
IL DISCORSO
 

Nullità dei matrimoni, il Papa: «Il vescovo sia unico giudice nel processo breve»

25/11/2017  Francesco lo ha ribadito nel discorso che ha rivolto ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota Romana: «Voi», ha detto, «siete chiamati ad essere prossimi alla solitudine e alla sofferenza dei fedeli che attendono dalla giustizia ecclesiale l’aiuto competente e fattuale per poter ritrovare la pace delle loro coscienze e la volontà di Dio sulla riammissione all’Eucaristia»

Papa Francesco ribadisce che la «consolazione pastorale» è il fine della nuova normativa matrimoniale. E a due anni dalla pubblicazione dei Motu Proprio Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, afferma di voler «di precisare definitivamente alcuni aspetti fondamentali» dei due provvedimenti che hanno introdotto nuove procedure per le cause di nullità matrimoniale. E in particolare, il Pontefice si sofferma sulla «figura del Vescovo diocesano come giudice personale ed unico nel Processo breviore», cioè di quel processo più rapido rispetto a quelli ordinari trattati dai tribunali diocesani e interdiocesani. L’occasione è l’udienza ai partecipanti dei “Corso di formazione per chierici e laici”, tenutosi nei giorni scorsi a Roma e promosso dal Tribunale della Rota Romana sul tema: “Il nuovo processo matrimoniale e la procedura Super Rato”.

Nella nuova normativa voluta da Bergoglio è stata abolita la doppia sentenza conforme, e si è dato vita al cosiddetto “processo breviore”, rimettendo al centro la figura e il ruolo del vescovo diocesano o dell’eparca, nel caso delle Chiese orientali, come giudice delle cause. Il vescovo diocesano, ha precisato Papa Francesco, è «giudice personale ed unico nel processo breviore».

Tale processo, ha ricordato il Papa, «non è un’opzione che il vescovo diocesano può scegliere ma è un obbligo che proviene dalla sua consacrazione e dalla missio ricevuta». Francesco si è soffermato sulla figura vescovo – giudice definendola «l’architrave, il principio costitutivo e l’elemento discriminante dell’intero processo breviore. Egli», ha aggiunto il Pontefice, «è competente esclusivo nelle tre fasi del processo breviore: l’istanza, «che va sempre indirizzata al vescovo diocesano», l’istruttoria e la decisione.

Uno dei criteri fondamentali è «la misericordia», la quale richiede che «il vescovo diocesano attui quanto prima il processo breviore. La prossimità e la gratuità sono le due perle di cui hanno bisogno i poveri, che la Chiesa deve amare sopra ogni cosa». Il richiamo di Francesco al ruolo in prima persona e alle competenze del vescovo diocesano nel “processo breviore” deriva dal fatto che anche dopo la promulgazione dei motu proprio il principio che il vescovo forma un unico tribunale insieme al suo vicario giudiziale (“iudex unum et idem cum vicario iudiciali”) viene, rimarca il Papa, «interpretato in maniera di fatto escludente l’esercizio personale del vescovo diocesano, delegando quasi tutto ai Tribunali». Ecco quindi la necessita di definire regole più stringenti affinché tale principio venga rispettato.

«Il vostro lavoro sia guidato dallo spirito sinodale»

Francesco ha ribadito che il “processo breviore” perché sia valido deve sottostare a «due condizioni inscindibili», e cioè «l’episcopato e l’essere capo di una comunità diocesana di fedeli». Quindi se manca una delle due condizioni «il processo breviore non può aver luogo» e così «l’istanza deve essere giudicata con il processo ordinario». E se il vescovo, ha sottolineato il Papa, «fosse sprovvisto di chierici o laici canonisti, la carità, che distingue l’ufficio episcopale, di un vescovo viciniore potrà soccorrerlo per il tempo necessario».

Tenendo presente che «il processo breviore deve chiudersi abitualmente in una sola sessione, richiedendosi come condizione imprescindibile l’assoluta evidenza dei fatti comprobanti la presunta nullità del coniugio, oltre al consenso dei due sposi».

Il Papa ha anche spiegato che «affidare l’intero processo breviore al tribunale interdiocesano (sia del viciniore che di più diocesi) porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza». Il Papa, infine, nell’attuare questa riforma della normativa, ha raccomandato di «riservare grande attenzione e adeguata analisi» alle due sue recenti lettere apostoliche, in forma di Motu Proprio, «scaturite», ha detto, «da un contesto sinodale, espressione di un metodo sinodale e approdo di un serio cammino sinodale».

In Mitis Iudex Dominus Jesus, che si occupa della riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio sono indicate disposizioni, ha scritto il Papa, per favorire «non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio».

Secondo Bergoglio devono essere proprio «lo spirito sinodale e la consolazione pastorale» a guidare il lavoro di chi, chierici e laici, si occupa «di quell’ambito così delicato che è quello della famiglia alla ricerca della verità sullo stato coniugale dei coniugi. Con questo atteggiamento», ha aggiunto, «ognuno di voi sia leale collaboratore del proprio vescovo, al quale le nuove norme riconoscono un ruolo determinante, soprattutto nel processo breve, in quanto egli è il 'giudice nato' della Chiesa particolare».

Il Papa ha concluso esortando i giudici canonici ad essere «prossimi alla solitudine e alla sofferenza dei fedeli che attendono dalla giustizia ecclesiale l’aiuto competente e fattuale per poter ritrovare la pace delle loro coscienze e la volontà di Dio sulla riammissione all’Eucaristia».

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