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Il canonista
 

Nullità matrimoni, «Con il processo breve basteranno 45 giorni»

08/09/2015  «La novità assoluta», spiega don Alessandro Giraudo, docente di Diritto canonico, «è l'introduzione di un processo più breve nei casi in cui la nullità è evidente e con il vescovo diocesano che giudica. Dal punto di vista pastorale, il Papa con questa riforma invita ad abbandonare la logica giudiziaria delle cause di nullità per evidenziare che si tratta di un evento anzitutto di Chiesa»

«Il Papa ha voluto questa riforma per far emergere maggiormente la dimensione ecclesiale e pastorale della procedura di nullità dei matrimoni. Se finora è prevalso l’aspetto giudiziario, adesso l’obiettivo, anche attraverso il ruolo di giudice che è chiamato a svolgere il vescovo diocesano, è quello di affermare che la nullità è e resta un evento anzitutto di Chiesa prima ancora che giudiziario». Questo il commento di don Alessandro Giraudo, docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Torino e vicario giudiziale aggiunto al Tribunale ecclesiastico regionale del Piemonte, alla riforma del processo per le nullità matrimoniali decisa da papa Francesco attraverso due lettere Motu proprio "Mitis Iudex Dominus Iesus" e "Mitis et misericors Iesus" che riguarda il codice dei canoni delle Chiese orientali. Le nuove norme entreranno in vigore l’8 dicembre prossimo, solennità dell’Immacolata Concezione, ma «affinché la riforma vada a regime e diventi operativa», spiega Giraudo, «ci vorrà almeno un anno».

Perché?
«La riforma introduce una figura di processo nuovo, abbreviato, e ci vorrà del tempo per istituire figure ad hoc, fare formazione permanente per gli operatori laici ma anche per i parroci e i vescovi, in particolare, chiamati a giudicare».

Quali sono le principali novità?
«La prima è che viene introdotta una semplificazione del processo. Tecnicamente è stata eliminata la cosiddetta “doppia conforme”, in vigore da tre secoli, vale a dire i due giudizi in primo grado e in appello necessari finora per arrivare a dichiarare nullo il matrimonio. In futuro, se in primo grado, davanti al tribunale ecclesiastico regionale, la sentenza è affermativa diventa subito esecutiva e viene dichiarata la nullità del matrimonio».

In termini di tempo quanto si risparmia?
«Nel processo brevior si può arrivare alla dichiarazione di nullità in poco più di 45 giorni, al massimo 60, perché, appunto, vengono ridotte e snellite molte formalità e alcune procedure del processo».

In quali casi si potrà ricorrere al processo breve?
«Quando la nullità è evidente, la si può facilmente provare attraverso testimonianze o prove documentali e i coniugi sono concordi. Ad esempio, se c’è una lettera in cui uno dei due sposi dichiara che non vuole avere figli o in caso di aborto procurato dopo la celebrazione delle nozze. In questo caso è possibile che il vescovo diocesano in prima persona, o un suo delegato, possa dichiarare la nullità del vincolo se ne ha la “certezza morale”».

Don Alessandro Giraudo, docente di Diritto Canonico e vicario giudiziale aggiunto al Tribunale ecclesiastico regionale del Piemonte
Don Alessandro Giraudo, docente di Diritto Canonico e vicario giudiziale aggiunto al Tribunale ecclesiastico regionale del Piemonte

Nel Motu proprio il Papa chiede che «venga assicurata la gratuità delle procedure». Significa che gli operatori dovranno lavorare gratis?
«No, ma è evidente che lo snellimento della procedura comporta anche l’impiego di meno persone e quindi meno spese. Papa Francesco ha chiesto cause gratuite pur rispettando la giusta retribuzione per il personale laico impegnato nel processo. Ad esempio, e questo è un altro punto importante della riforma, nel processo ordinario in futuro il presidente della “corte”, che è sempre un sacerdote, potrà essere affiancato da due laici. Adesso la normativa ne prevede solo uno. È chiaro che se queste persone hanno una famiglia da mantenere, è giusto che venga riconosciuto loro un compenso per il lavoro che svolgono».

Ci sarà anche meno lavoro per gli avvocati con questa riforma?
«Diciamo che nel processo brevior l’avvocato non servirà perché le due parti sono concordi, potremmo dire che si tratta di una “procedura consensuale”».

Il ricorso alla Sacra Rota resta comunque?
«Sì, certo nei casi particolarmente complessi e controversi resta comunque la possibilità di rivolgersi in ultima istanza alla Rota Romana».

Al di là degli aspetti più tecnici, qual è il significato pastorale di questa riforma?
«Una maggiore valorizzazione delle chiese locali e del ruolo del vescovo diocesano chiamato a giudicare in prima persona. Anche in questo settore particolarmente delicato, papa Francesco cerca di attuare la sinodalità tra le chiese».

Per voi operatori cosa cambia in concreto?
«La riforma è una grande sfida e per alcuni credo non sarà facile passare da una logica strettamente giudiziaria a una più pastorale come indica il Papa».

Perché si è voluto annunciare questa riforma prima del prossimo Sinodo sulla famiglia? «Credo che il Santo Padre nel Sinodo straordinario dello scorso anno avesse raccolto dai vescovi indicazioni sufficienti per procedere in questo senso. Poi ha nominato una commissione tecnica ad hoc che ha lavorato alla riforma. Quindi non c’è stato nulla di improvvisato o affrettato».    

 
 
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