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domenica 07 agosto 2022
 
Nullità matrimoniale
 

«Niente appello e tempi rapidi, ecco le proposte in campo»

22/09/2014  Don Alessandro Giraudo, docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, illustra le varie ipotesi di riforma: «C'è chi vorrebbe un unico grado di giudizio senza il ricorso alla Sacra Rota e c'è chi vorrebbe ridurre i testimoni e fare le notifiche via email»

«Oggi in Italia il 50 per cento circa delle cause di nullità matrimoniale dura, in media, un anno e mezzo. In alcuni paesi, come l’America ad esempio, i tempi sono molto più rapidi. In campo, e non da oggi, ci sono diverse proposte di riforma a cominciare dallo snellimento di alcune procedure e, quindi, anche dei tempi». Don Alessandro Giraudo è  docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Torino. La decisione di papa Francesco, presa a fine agosto e annunciata qualche giorno fa, di istituire una commissione speciale per riformare il processo matrimoniale, non lo ha certo sorpreso. «Se ne parla da tempo», spiega, «e ci sono diverse proposte sul tappeto».

L’obiettivo della riforma è quello di semplificare la procedura nelle cause di nullità dei matrimoni. Qual è l’iter standard oggi?
«Uno dei coniugi, detta parte attrice, fa richiesta al tribunale ecclesiastico regionale competente che può essere quello del luogo dove è stato celebrato il matrimonio o del luogo di domicilio di uno dei due coniugi. A questo punto viene istituita la “corte” composta da tre giudici. C’è chi propone di metterne solo uno per velocizzare la procedura. Dopo aver accolto la richiesta di nullità, il tribunale avvia la fase istruttoria con la raccolta delle prove che prevede l’interrogatorio delle due parti, l’ascolto dei testimoni da loro indicati ed eventualmente la perizia se si tratta di un motivo di natura psicologica.
Al termine, si passa alla discussione tra l’avvocato che introdotto la causa di nullità e il “difensore del vincolo”, una figura indispensabile, a metà tra il pubblico ministero e l’avvocato del diavolo, il quale sottolinea tutti i motivi a favore della validità del matrimonio. Alla fine la corte si riunisce, decide e uno dei tre redige la sentenza che può essere positiva, di accoglimento della causa di nullità, o negativa, e viene notificata alle parti. Dopo di che si passa al secondo grado dove l’iter è grosso modo lo stesso: c’è la terna di giudici che decide e viene interrogato il difensore del vincolo. Se si conferma la sentenza di primo grado e non occorrono ulteriori approfondimenti, tutto si risolve in quattro, cinque mesi».

Quali sono le proposte di riforma di cui si discute?
«C’è chi vorrebbe semplificare togliendo il grado di appello, salvo casi in cui qualche parte non sia d’accordo, e lasciare un unico grado di giudizio. Questo vorrebbe dire dimezzare i tempi».

Oggi il processo d’appello dove si celebra?
«Dei 18 tribunali ecclesiastici regionali che ci sono in Italia, dieci sono anche sedi d’appello sempre a livello regionale. Torino ad esempio fa da appello per le cause decise a Genova mentre le cause decise a Torino vanno in appello a Milano».

Torniamo alle proposte di riforma.
«Altri esperti propongono di passare dal processo giudiziale come è strutturato adesso, dove ci sono una serie di formalità tese alla correttezza della presentazione delle prove o alla massima tutela del diritto di difesa, di chi cioè è contrario alla richiesta di sciogliere il matrimonio, ad un processo più snello, di tipo amministrativo, sempre con la presentazione delle prove ma che sarebbe più snello dal punto di vista di alcune procedure».

Può fare qualche esempio.
«Si potrebbero notificare alle parti in causa gli atti più importanti, e non tutti, e magari via posta elettronica. Oppure potrebbero essere eliminati alcuni passaggi ritenuti ridondanti riducendo la discussione sulle cause di nullità, riducendo il numero di testimoni chiamati a deporre lasciando solo i più importanti. Qualcuno propone addirittura di abolire la figura dei patroni, cioè degli avvocati che assistono i coniugi, i quali potrebbero ingenerare un clima di contraddittorio».

Il rito amministrativo a cosa può essere paragonato?
«Oggi abbiamo un modello più o meno simile nelle dispense per i matrimoni rati e non consumati le cui pratiche vengono svolte interamente nelle diocesi in tempi piuttosto brevi (tre, quattro mesi) e poi viene mandato tutto a Roma dove il Papa, che è una figura super partes, se ci sono i presupposti concede la dispensa. C’è chi propone di fare lo stesso per le cause di nullità dando al vescovo diocesano la facoltà di concedere o meno la nullità. La proposta del cardinale di Milano Scola va in questa direzione. Questo iter attenuerebbe la conflittualità tra le parti ed eviterebbe anche il ricorso alla Rota romana che è il terzo e ultimo grado di giudizio».

Come si svolge il processo in questa fase finale?
«Quando la pratica arriva alla Sacra Rota lquesta non conferma in automatico la sentenza dei primi due gradi e avvia una nuova istruttoria con la raccolta delle prove. Considerato che a Roma giungono le cause da tutto il mondo, negli ultimi anni c’è stato un accumulo notevole anche perché alcuni atti in lingua straniera vanno tradotti in italiano o latino».

In quali cause di nullità i tempi si allungano notevolmente?
«In quelle dove occorrono perizie psichiatriche o psicologiche e dove la conflittualità tra le parti è più alta».

Secondo lei, l'obiettivo di snellire i tempi è utile?
«Se lo si pensa come soluzione al problema dei divorziati risposati no, perché la nullità di un matrimonio è un fatto molto serio e va valutato di conseguenza. Se, partendo dalla situazione concreta di queste persone, si vuole snellire per arrivare più facilmente alla nullità anche nei casi in cui questa non è provata significa rispondere al problema creandone un altro. Ecco perché nella commissione ci sono figure diverse, dagli uditori rotali a studiosi e teologi i quali anche se non hanno esperienza concreta in materia di processi potranno aiutare a capire quali sono i valori in gioco».  

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