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giovedì 06 agosto 2020
 
Le nomine di Franceschini
 

Stranieri direttori dei nostri musei? Giudichiamoli dai risultati

19/08/2015  Il ministro ha nominato in un solo colpo i 20 nuovi direttori dei principali musei pubblici italiani: 7 sono stranieri, "rimossi" i vertici di Brera e degli Uffizi. Si scatenano le polemiche e le critiche, gli esperti sono divisi. È necessario dare credito ai nuovi amministratori: li valuteremo in base ai fatti.

In un solo colpo, il ministro Franceschini cambia completamente volto all'amministrazione della cultura nel nostro Paese, nominando i 20 direttori dei principali musei pubblici italiani. Nomi quasi interamente nuovi, fra i quali figurano 7 stranieri. Da istituzioni come Brera e gli Uffizi, ad esempio, sono stati "rimossi" i precedenti direttori italiani, al cui posto vedremo un inglese e un tedesco.

Il provvedimento, com'era prevedibile, ha suscitato polemiche e attirato critiche, dividendo anche gli esperti fra coloro che sottolineano l'aspetto di novità, e quindi la possibilità di dare nuovo impulso al nostro patrimonio culturale, e coloro che, al contrario, evidenziano l'assenza di grandi nomi.

Il ministero aveva indetto un concorso, per la prima volta aperto anche agli stranieri. Un organismo composto da docenti, storici dell'arte e dirigenti, italiani e stranieri, presieduto da Paolo Baratta, ha individuato una terna di nomi per ogni museo. Il ministro Franceschini ha scelto personalmente i direttori dei 7 musei più importanti, gli altri sono stati individuati dal direttore generale del ministero (Ugo Soragni). 

Come valutare il provvedimento? E, in relazione all'ingresso di ben 7 figure non italiane, era proprio impossibile reperire in Italia i profili ricercati? A nostro giudizio, la risposta non può che essere: dipenderà da come agiranno i nuovi direttori, dai risultati che riusciranno a raggiungere. In altri termini, li giudicheremo sulla base di un solo criterio: se avranno fatto del bene o del male al nostro patrimonio culturale. Se alzeranno o abbasseranno l'offerta dei musei, se sapranno coinvolgere il pubblico, se manterranno in equilibrio tutela e valorizzazione, se non creeranno voragini nei bilanci... Se riusciranno, in una parola, a riportare la cultura al centro della vita del Paese.

Non ha senso attribuire un peso eccessivo alla nazionalità dei nuovi direttori: quanti italiani guidano istituzioni straniere? Ci siamo scandalizzati perché il viennese Pereira è sovrintendente della Scala? I Berliner Philharmoniker, cioè l'orchestra più importante del mondo, non solo non hanno storto il naso per la lunga reggenza di Claudio Abbado, ma se lo sono scelti loro stessi... In un mondo globale, anche e soprattutto la cultura ha una dimensione internazionale. 

In questa fase, è necessario concedere un credito all'azione del ministro e ai nuovi direttori. Nessuno, anche i più critici, hanno potuto accusare l'organismo che ha condotto la selezione di mancanza di competenza. Nessuno ha potuto eccepire sulla trasparenza dell'operazione. Non c'è dubbio che il messaggio che arriva è quello di un profondo rinnovamento e di apertura a una dimensione internazionale e globale. In che modo la presenza di uno straniero inficerebbe la nostra identità culturale? Quello che conta, lo ripetiamo, è solo se si dimostreranno all'altezza del compito. 

Certo, i punti discutibili non mancano. Ribadita la qualità della commissione tecnica, l'aver riservato 15 minuti di colloquio a ciascun candidato. È vero che, di fronte a certi profili, conta il curriculum, cioè l'esperienza che si può vantare, ma 15 minuti sono davvero pochi.

Innegabile, poi, che i grandi manager internazionali non abbiano preso parte al bando, anche se risulta oggettivamente impegnativo pensare che il direttore di una realtà solida e ricca come il Metropolitan, per dirne una, accetti quella che, a tutti gli effetti, è una scommessa. Ci si augurava però che il prestigio delle nostre istituzioni riuscisse ad attirare qualche nome più altisonante.

Qualcuno si spinge a dire che il livello medio dei nominati non è eccellente, ma deludente. Altri hanno rilevato che in quei casi in cui la gestione si era rivelata meritoria non aveva senso procedere a una rimozione. Il riferimento è soprattutto ad Antonio Natali, direttore degli Uffizi di Firenze, che è costretto ad abbandonare un vasto progetto di rinnovamento da lui stesso avviato...

Ad ogni modo, bisogna ora fare i conti con questo nuovo organigramma che avrà l'onore e l'onere di tutelare e valorizzare il nostro straordinario patrimonio culturale. E solo i risultati ci diranno se Franceschini e i suoi hanno agito bene. 

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