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domenica 27 settembre 2020
 
 

Obama, i giorni difficili

19/08/2011  Dopo il tour nel Midwest il presidente si ritira a Martha's Vineyard con la famiglia e i suoi consiglieri economici. Studierà un piano per rilanciare la crescita e uscire dall'impasse.

Il "Bus One" che ha attraversato col presidente  Minnesota, Iowa e Illinois.
Il "Bus One" che ha attraversato col presidente Minnesota, Iowa e Illinois.

Prima di ritirarsi nell'esclusiva Martha's Vineyard, nel Connecticut, per una decina di giorni di vacanza con la famiglia e i suoi consiglieri economici, il presidente Usa ha deciso di dare il calcio d'inizio alla campagna elettorale del 2012 con due visite in Michigan e Virginia per rilanciare il suo programma di creazione di green jobs, posti di lavoro nell'economia legata a energie rinnovabili e risparmio energetico, e un mini-tour di tre giorni nel Midwest per recuperare consensi. Un'occasione per lasciare il caldo assolante della capitale e l'insostenibile atmosfera politica, strascico delle tensioni seguite al duro dibattito sull'innalzamento del tetto del debito.

 

A bordo di “Bus One” Obama ha fatto tappa in Minnesota, Iowa e il suo Illinois, tre Stati dove il tasso di disoccupazione è cresciuto sostanzialmente da quando è stato eletto e dove secondo gli analisti politici di Washington si giocheranno importanti partite elettorali il prossimo novembre 2012. La Casa Bianca ha ribattezzato il tour "Three Day Economic Bus Tour”, dato il focus sul tema chiave di questa elezione: occupazione e crescita economica. Destinazioni minori, simboli dell'economia rurale americana del Midwest, una delle più colpite dalla crisi economica. Il presidente cerca di ritrovare il contatto diretto con gli elettori, attaccando i candidati repubblicani e le ostilità partigiana del Congresso, promettendo di contrastare con ancor più forza la crisi economica.


«Il nostro problema è la nostra politica», spiega Obama durante un meeting con i cittadini di Decorah, Iowa
, cercando di spostare le colpe della stagnazione economica sul Congresso e su repubblicani. «Una politica partigiana che mette il partito prima del paese. È più interessata a vedere il suo opponente politico perdere che il suo paese vincere. Non abbiamo tempo per i giochetti». E promette e di lanciare  «un piano a partire da settembre per rilanciare l'economia, creare posti di lavoro e controllare il nostro deficit». Un piano lungamente atteso che dovrebbe riformare i diritti sindacali, il sistema previdenziale e una serie di incentivi per le imprese che assumono.

Eppure il cosiddetto “Job Bill”, la legge che dovrebbe riformare il mercato del lavoro potrebbe avere vita breve, o non vedere la luce fino al 2013.

«Difficile che i repubblicani possano approvare qualcosa che innalza la spesa pubblica»,  ha dichiarato la senatrice Claire McCaskill del Missouri. Per i candidati del GOP in cerca di rielezione il tasso di disoccupazione danneggia più il presidente che loro, quindi hanno gioco facile a bloccare ogni riforma al congresso, cercando esclusivamente sgravi fiscali per la grande impresa. «Abbiamo una serie di proposte di legge in Parlamento che aspettano di passare», rilancia ancora Obama dal palco di Decorah. Ad esempio l'American Invent Bill, una riforma sul sistema dei brevetti. O la riforma delle esportazioni del settore agricolo all'estero. «Cosa stiamo aspettando? Passiamo queste proposte subito», urge. A breve inoltre potrebbe essere introdotto un secondo piano di stimolo come l'American Reinvestment and Recovery Act il piano di stimolo da 730 miliardi di dollari approvato nei primi mesi del 2009 per rilanciare l'economia.

Secondo economisti come Paul Krugman, premio Nobel e noto columnist del New York Times, un nuova iniezione di liquidità potrebbe far uscire gli Usa dalla stagnazione e una potenziale doppia recessione. Ma al momento mancano i soldi per un nuovo piano di stimolo, che Obama vorrebbe raccogliere attraverso una rinnovata pressione fiscale, a cui i repubblicani si oppongono ostinatamente. In suo aiuto è arrivata la superstar della finanza, Warren Buffet, terzo uomo più ricco del mondo, che in un editoriale del New York Times chiede più tasse per i super-ricchi. «I ricchi pagano il 17% di tasse contro il 33% dei normali cittadini. La classe dirigente è stata sempre protetta da tutti i governi che si sono succeduti in questi anni. Basta coccolare i miliardari. Obama dall'Iowa cita l'editoriale e ribadisce: è tempo di tagliare i sussidi al settore petrolifero ed alzare le tasse.

 

Per i repubblicani tuttavia aumento della spesa e tasse per i più abbienti rimangono due bestemmie contro il ritrovato credo reaganiano, secondo alcuni ancora più radicale. D'altronde, anche l'inflessibile Ronald Reagan («lo Stato è il problema») per ristabilire l'economia alla fine del suo primo mandato aveva approvato un aumento fiscale, che ristabilì l'economia. Eppure il movimento conservatore della base, il Tea party, di cui fa parte la super favorita alle presidenziali Michelle Bachmann e il neo candidato, il governatore del Texas Rick Perry, sembra continuare a guadagnare terreno, proprio grazie alla sua intransigenza politica e al suo credo anti-tasse e anti-governo.         

 

 

Obama  fatica a riguadagnare consensi e a comunicare il suo messaggio. affaticato da tre anni difficili, in cui non ha saputo sempre tenere una leadership di alto-livello, facendosi schiacciare da un parlamento partigiano, reso ulteriormente bellicoso dai riottosi novellini del Tea Party. Deve risalire la china del 50% di gradimento in stati chiave come questi nel Midwest, che l'hanno supportato nel 2008, ma potrebbero cambiare bandiera nel 2012. Un  sondaggio della Quinniepack University da il presidente dietro di 2 punti percentuali al candidato repubblicano Mitt Romney. Che nonostante rientri nel margine di errore, resta un segnale preoccupante

«Obama ha fallito nella riforma dell'economia e nell'ambiente», spiega Amy B., disoccupata. «Certo sarebbe potuto essere peggio, ma quando non si ha un lavoro come posso pensare che questo presidente stia facendo del suo meglio?»

Uno schiaffo in faccia giunge anche dal settimanale Newsweek, da sempre vicino al Presidente.


«Obama è come Melville Chamberlain, il primo ministro inglese che dovette affrontare Hitler. Ad un certo punto dovrebbe farsi da parte per lasciare posto al battagliero
Churchill. Dovrebbe mettersi da parte per la rielezione e supportare Hillary Clinton – il leader che avremmo dovuto scegliere in prima istanza».  Ma non è ancora troppo tardi per ritrovare la stoffa da leader che lo portò alla vittoria nel 2008. Mancano ancora 15 mesi alle elezioni. Con i suoi consiglieri economici è intento a preparare un piano per la crescita e l'occupazione che presenterà molto probabilmente il 5 settembre, il "Labor Day", la giornata del lavoro.

 

 

 

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