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giovedì 21 ottobre 2021
 
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«Occorre una legge per il “dopo di noi”»

13/12/2014  La norma è stata messa a punto. Ma è necessario che il Parlamento la approvi. «Chiediamo», spiega l’avvocato Francesca Romana Lupoi, «che una parte del Fondo sociale destinato ai disabili rimasti soli, sia destinata a togliere le tasse dai patrimoni che i genitori hanno messo in un trust a loro favore».

L’avvocato Francesca Romana Lupoi da oltre un anno collabora con l’onorevole Ileana Argentin sulla proposta di legge “Dopo di noi” ed è stata sentita in proposito alla commissione Affari sociali della Camera. Vice-presidente dell’associazione senza scopo di lucro “Il trust in Italia”, che riunisce 700 tra avvocati, commercialisti e notai, è un’esperta della figura giuridica del trust, la cui defiscalizzazione rientra in un emendamento alla legge stessa.

Spiega: «Chiediamo che una parte del Fondo sociale destinato ai disabili rimasti soli, sia destinata a togliere le tasse dai patrimoni che i  genitori hanno messo in un trust a loro favore. L’onorevole Argentin è d’accordissimo. Un disabile grave costa allo Stato 200 euro al giorno e il cittadino che provvede a lui toglie un vero peso alla comunità. Noi chiediamo che ciò che viene lasciato al figlio disabile non venga mangiato dalle tasse, finché il beneficiario è il soggetto debole. Questi sono trust a finalità sociale, e le Onlus per esempio non pagano tasse».

Continua l’avvocato Lupoi: «Uno strumento ora residuale, ma usato molto per i disabili, fino a 4-5 anni fa, era l’interdizione: la persona non era più una persona. Oggi, se per loro arriva un curatore deciso dal giudice, il dubbio terribile è dove andranno, come vivranno. Cosa dà di più il trust, per esempio rispetto a un tutore? Con questo atto giuridico, i disponenti, in genere i genitori, affidano a un terzo le proprie volontà per il futuro del figlio disabile. Gli affidano un programma. Per la realizzazione di questo programma, che si costruisce “durante noi” per il “dopo di noi”, la morte del genitore non interrompe la qualità della vita del soggetto debole, perché una terza persona subentrerà. Il disabile rimarrà a casa sua e sarà curato. Chi si assume il compito di gestire il trust, si assume obblighi giuridici per la violazione dei quali sono previste sanzioni. In questo modo, il genitore crea una rete di assistenza ad hoc per il figlio. Il trust non è per grandi patrimoni: nel settore dei soggetti deboli, riguarda la casa e ciò che rimane in banca».

L'avvocato Francesca Romana Lupoi.
L'avvocato Francesca Romana Lupoi.

I trust sono abiti su misura che devono essere fatti molto bene

Precisa Francesca Romana Lupoi: «Se non c’è fiducia verso chi gestirà il trust, non si deve neppure fare questo atto giuridico. Comunque, è prevista la presenza di controllori, chiamati guardiani, che condividono le responsabilità per scelte importanti, oppure nel decidere di revocare il responsabile se si è persa la fiducia in lui. Anche i guardiani sono scelti da chi ha deciso di fare il trust. Volendo, si può stilare il documento in modo molto preciso, come una specie di testamento veramente dettagliato, un allegato importante che si sigla davanti al notaio. A me è capitato di redigere 3-4 pagine di regole molto dettagliate da rispettare, in un trust a favore di un ragazzo autistico».

L’avvocato Lupoi chiarisce che il patrimonio del beneficiario viene tenuto ben distinto da quello di chi lo gestisce a suo favore e precisa: «L’intento principale del trust verso i disabili è proteggere la casa, perché rimanga a loro totale disposizione: il loro patrimonio è inattaccabile, inalienabile. In questo modo i genitori riescono a creare la continuità per il “dopo di noi”. Sono abiti su misura che vanno confezionati volta per volta. Devono essere fatti molto bene, perché così a lungo termine funzionano».

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