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mercoledì 08 luglio 2020
 
giornata mondiale
 

"Celebriamo il significato della Croce Rossa: siamo tutti fratelli e dobbiamo aiutarci"

07/05/2020  L'8 maggio è il giorno mondiale di questa associazione internazionale, nata a Ginevra nel 1863, a seguito della terribile carneficina avvenuta in Italia nella battaglia di Solferino e S.Martino (24 giugno 1859). Il segretario generale di Croce Rossa Italiana Flavio Ronzi, 37 anni, ci parla dei diversi fronti su cui i 160 mila volontari, oltre i 40 mila temporanei che si sono aggiunti in questi giorni con una grande chiamata, stanno operando in questo momento di gravissima emergenza. Dal tradizionale servizio di soccorso con le ambulanze alla consegna di cibo, farmaci e beni di prima necessità a chi ne ha bisogno. "Chi ora richiede questo servizio di spesa consegnata a casa non sono più soltanto gli anziani, gli immunodepressi e chi è in quarantena, ma purtroppo tante giovani famiglie, che con la pandemia e il lockdown hanno perso il loro lavoro, magari già in nero o precario. A molti offriamo anche dei buoni spesa, grazie all'aiuto che ci viene della grande distribuzione e di tante aziende".

«Il nostro grande sogno? È quello di non servire più, che nessuno nel mondo abbia bisogno di noi». Chi parla, con una vena di ironia e con l'ottimismo e la simpatia che sono tratti del suo carattere e si percepiscono anche al telefono, nell'ormai quasi consueta intervista a distanza, è Flavio Ronzi, 37 anni, segretario generale di Croce Rossa Italiana. Un responsabile molto giovane, perché giovanissimo è entrato a fare parte di questo mondo. «Iniziai come volontario a 15 anni. Portavo le medicine a quelle che chiamavo le "mie vecchiette", in realtà non so se la motivazione fosse stata soprattutto quella di montare in sella a un motorino. I miei non me lo volevano concedere».

Parliamo con lui alla vigilia di un momento dell'anno fondamentale per le 189 associazioni nazionali di Croce Rossa, la più grande associazione umanitaria mondiale, il cui scopo principale è quello di portare soccorso e assistenza a tutti coloro che vivono in situazioni di sofferenza e disagio a causa delle guerre, delle calamità naturali, delle malattie, della povertà, senza fare differenza di razza, religione, pensiero politico. L'8 maggio, infatti, si celebra il lavoro di soccorso che svolgono quotidianamente milioni di volontari dell'associazione. La festività cade il giorno della nascita di Henry Dunant, considerato il suo fondatore.

«Sarà una ricorrenza che tutti ricorderemo, ancora più importante. Di solito siamo nelle piazze italiane, con manifestazioni per avvicinare i cittadini al nostro movimento e far conoscere quali sono i compiti svolti dai nostri volontari. Quest'anno ci saranno solo alcuni comuni che come gli altri anni isseranno la bandiera della Croce Rossa sui palazzi istituzionali e saremo presenti ancora di più con il nostro grande progetto, anche se a distanza e mentre siamo tutti impegnati nell'emergenza. L'associazione è infatti un'idea di soccorso orizzontale: una comunità che aiuta la comunità. Con le nostre sedi siamo presenti in tutta Italia, e ora anche grazie a nuovi volontari che si sono uniti nella battaglia con il coronavirus siamo presenti in modo ancora più capillare sul territorio italiano, anche nei piccoli comuni dove non avevamo delle strutture di riferimento. Quando è nata la Croce Rossa partiva dall'idea che bisognava aiutare tutti, perché tutti sono nostri fratelli. Ora, soprattutto durante questa grande emergenza, questo principio è ancora più vero e vivo per noi soci».

- Quali forze avete messo in campo per affrontare la pandemia?

«Oltre al consueto servizio di soccorso e trasporto con le ambulanze e al lavoro negli ospedali, affidati ai nostri volontari più esperti e anche più giovani (abbiamo infatti tolto dal fronte diretto con il "virus" le persone sopra i 50/60 anni, più deboli nei confronti del contagio), abbiamo un servizio di consegna di spesa a domicilio di cibo, farmaci e altri beni di prima necessità, per tutte le persone che non possono uscire di casa, perché sole e anziane, immunodepresse o in quarantena senza assistenza. Purtroppo a queste persone si stanno aggiungendo sempre più spesso famiglie con persone giovani e magari dei figli, che sono in piena salute e potrebbero andare tranquillamente a fare la spesa, se solo avessero i soldi per farla... La crisi ha messo in ginocchio da settimane tutte quelle persone che lavoravano come dico io in una situazione "grigia": in nero, con piccole attività famigliari, senza contratto o con lavori precari o a chiamata».

- Avete la sensazione che queste situazioni stiano aumentando in modo significativo?

«A marzo cominciava ad avvertirsi questo fenomeno, che ad aprile poi è esploso. Speriamo che in questa fase di almeno parziale ripresa, qualcuno riprenda a lavorare e superi questo momento così difficile. Per fortuna, molte aziende ci stanno aiutando: ci hanno regalato pasta, sughi e tanti altri alimenti. Stiamo donando anche 2 milioni in buoni spesa. E comunque ci piace anche "coccolare" un po' chi è in difficoltà.  Alcuni dei nostri volontari erano felici di avere potuto consegnare anche del cioccolato alle famiglie con bambini... non è solo questione di dare solidarietà, ma anche di regalare un sorriso e della dignità a persone in grave situazione economica. Gillette (Procter & Gamble) ci ha fornito migliaia di rasoi, perché la gente deve continure a potersi radere e guardarsi sereni allo specchio. Del resto, soprattutto chi lavora nel settore ospedaliero, e quindi anche i nostri volontari, è bene che non portino né barba né baffi, per la migliore aderenza delle mascherine di protezione, quelle vere. Siamo davvero contenti che tante aziende che hanno un autentico senso di responsabilità sociale hanno creduto nei valori della nostra associazione e ci stanno affiancando. Dentro le aziende ci sono persone e queste persone si stanno unendo ad altre persone, i nostri volontari, in questa grande sfida. Sento di dovere loro a nome della Croce Rossa Italiana un doppio grazie: alle aziende e alle persone che ci lavorano».

- I vostri volontari vanno proprio a fare la spesa per chi non può uscire?

«Si, per fortuna siamo riusciti a ottenere un accordo con tutte le catene di supermercati, per avere una "corsia preferenziale". dedicata ai nostri volontari. Altrimenti, se dovessero fare la coda all'ingresso come tutti noi, non riuscirebbero a coprire tutte le consegne necessarie in un giorno. Sono stati tutti davvero molto disponibili e ci stanno aiutando tantissimo in questo compito quotidiano».

- Le vostre sedi sono aperte in questi giorni?

«Sono 1500 sul territorio italiano e sono rimaste aperte sempre, per rispondere alle tante domande dei cittadini in un momento storico del nostro Paese in cui si è alla ricerca di tante risposte. Sono anche centri di ascolto, presidi  ambulatoriali, luoghi dove si può chiedere a chi rivolgersi per i diversi bisogni. La nostra forza è fatta dai nostri soci, sono loro che decidono e aiutano dove c'è bisogno nel loro territorio. Il fatto di essere un'associazione libera, che non appartiene a nessuno schieramento politico, ci ha reso credibili e sempre molto agili nell'operatività sui diversi fronti dell'emergenza». 

- Avete purtroppo perso "sul campo" anche diversi vostri soci... L'8 maggio sarà un momento per ricordarli?

«Il Covid-19 ha portato via anche dei nostri soci, alcuni in servizio. Tra tutti ricordiamo il più giovane, Fausto Bertuzzi, che aveva solo 49 anni, e che lavorava da 22 anni come volontario sulle ambulanze. Nonostante tutte le attenzioni e le protezioni che abbiamo messo in atto qualcuno ci ha lasciato ed è stato per tutti noi un grande dolore. Li ricordiamo ogni giorno».

- Come Croce Rossa Italiana vuole dire qualcosa agli italiani in questa Fase 2?

«Questa è la fase della responsabilità. Sono un ottimista e voglio vedere il bicchiere mezzo pieno: ne usciremo. E ne usciremo prima se tutti mettono in pratica tutte le raccomandazioni che ci arrivano da ogni parte. Noi italiani abbiamo una grande qualità: siamo quelli dell'affetto. Ma in questo momento dobbiamo mettere da parte certi gesti, che ci sembrano così naturali nella vita che abbiamo fatto fino a pochi mesi fa. Anche se amiamo delle persone e crediamo di sapere che stanno bene, non dobbiamo abbassare la guardia. Le persone che amiamo possono intettarci o noi infettare loro. Mia mamma continua a chiedermi. "perché non assi a trovarmi?". E io devo dirle "Lo faccio per te, perché ti voglio troppo bene".

 

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