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Benessere

Oggi non ho voglia, impariamo ad agire senza temere il fallimento

09/03/2015  Il prezzo del rimandare è la perdita di occasioni importanti, anche le più insospettabili

Caro dottore, da diverso tempo pago le conseguenze di un atteggiamento che ho imparato già dai tempi dell’università: di fronte a qualsiasi compito che considero poco gradevole tendo a rimandare, sin quasi a rimuovere, fi no a quando quella che era una semplice scadenza, un chiarimento o un dovere da sbrigare diventano impellenti e non più dilazionabili. Ma a quel punto si sono trasformati in un peso diffi cile da gestire, che porta con sé tutta una serie di problemi che si ripercuotono sia sulla gestione pratica della mia vita quotidiana, sia sulle mie emozioni.

STEFANO, FROSINONE

L'insieme di atteggiamenti e condotte descritti dal nostro lettore fa riferimento all’abitudine del procrastinare. Il termine deriva dal latino pro (in avanti) e cras (domani) e indica la tendenza a rimandare volontariamente lo svolgimento di compiti e azioni prioritarie, spesso sostituendole con attività piacevoli o meno rilevanti.

Quante volte abbiamo dichiarato: lunedì inizio la dieta, domani inizio a studiare, la prossima settimana smetto di fumare, salvo poi non mantenere fede al nostro impegno? Quando la tendenza a rimandare è occasionale e non riguarda questioni fondamentali, non rappresenta una forma di disagio e può anche essere segno di fl essibilità mentale. Ma alcune persone soff rono invece di procrastinazione al punto da determinare uno stile di vita caratterizzato dall’incapacità di rispettare impegni e scadenze.

Una sorta di vizio capitale paragonabile all’accidia, la non volontà di agire, un misto di indiff erenza, di noia e di torpore che secondo la nostra religione rappresenta un’opposizione alla volontà di Dio, un’abitudine opposta alle virtù. Dante, nella Divina Commedia, colloca le anime che devono scontare questa pena nella IV cornice del Purgatorio, costrette a correre incessantemente, urlando esempi di sollecitudine e incitandosi reciprocamente a non perdere tempo.

Le scienze del comportamento hanno da tempo dimostrato che la procrastinazione cronica non è semplicemente associabile alla pigrizia, ma è un tratto radicato nella personalità che aiuta l’individuo a evitare di confrontarsi con le proprie paure, insicurezze e limiti. Purtroppo sull’altra faccia della medaglia troviamo il prezzo di questa scelta: performance sociali e lavorative deludenti, la perdita di opportunità importanti, un signifi cativo spreco di tempo, l’ansia come stato d’animo prevalente e la continua pratica del senso di colpa.

Da una sintesi delle ricerche psicologiche recenti è possibile individuare due tipi di procrastinatore, spinti da diverse motivazioni psicologiche. Il primo è quello abituato al tutto e subito, capace di iniziare un nuovo progetto con signifi cativo entusiasmo ma che, dopo aver consumato il fascino della novità, tende a stancarsi e a rinunciare facilmente. La sua caratteristica principale è quella di cominciare molte attività senza portarne a termine nessuna.

Nei casi più gravi è in grado di cambiare lavoro, studio, amicizie o rapporto di coppia senza mai impegnarsi in niente. Il secondo è quello che rinuncia a causa delle proprie paure. Manca di fi ducia in sé e nelle proprie capacità, e le sue previsioni sono spesso catastrofi che. In alcuni casi può essere condizionato dal perfezionismo: l’esigenza di raggiungere la performance migliore possibile spesso spinge a rimandare le proprie prove con l’obiettivo di prepararsi ulteriormente.

In altri casi ad avere la meglio è la paura dell’insuccesso: per evitare il rischio del fallimento, si evita di scendere in campo, decidendo di posticipare o rinunciare all’azione. Per mettere in discussione queste tendenze, che alla lunga fanno rinunciare a vivere, ricordiamo che in ogni esperienza, anche in quelle apparentemente ordinarie, possiamo sperimentare il piacere dell’agire gustandone ogni singolo atto.

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