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giovedì 23 maggio 2024
 
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Olindo e Rosa, che cos'è la revisione, come funziona, che cosa succede adesso

10/01/2024  Alla Corte d'Appello di Brescia sono in corso le udienze per l'ammissibilità della richiesta di revisione sul processo per la strage di Erba. Cerchiamo di capirne di più

Nuove prove ribalteranno il giudizio definitivo della strage di Erba? Saranno i giudici a deciderlo. L’udienza per valutare l’istanza di revisione è stata fissata. Cerchiamo di capire che cosa succederà adesso e quali sono i passaggi ora.

Rosa Bazzi e Olindo Romano sono stati condannati definitivamente nel 2011 all’ergastolo per la cosiddetta strage di Erba (Como) avvenuta l'11 dicembre 2006: ritenuti responsabili degli omicidi di Raffaella Castagna, di suo figlio di due anni Youssef Marzouk, della madre di lei Paola Galli, della vicina di casa Valeria Cherubini. Mario Frigerio, invece, marito della Cherubini, ferito, è sopravvissuto a causa di una malformazione congenita. Il processo ha avuto un andamento lineare nelle aule di giustizia, la condanna in primo grado è stata confermata in appello e poi in Cassazione, senza subire rinvii in corte d’Appello. A fondare la condanna, secondo la Cassazione, la concordanza di più gravi elementi logicamente concatenati nella motivazione di appello, che 40 motivi di ricorso non sono riusciti a smontare: le confessioni, poi ritrattate dei due coniugi, che però secondo i giudici concordavano di merito concordavano su punti che non potevano essere noti ad altri. La testimonianza dell’unico sopravvissuto e testimone oculare, Frigerio scomparso nel 2014, che, dopo alcune dichiarazioni confuse in cui parlò di un uomo dalla pelle olivastra al risveglio dal coma, rese in aula una testimonianza priva di contraddizioni e riconobbe in dibattimento in Olindo Romano il suo assalitore. Una traccia di sangue di Valeria Cherubini sul battitacco dell’auto della coppia. Cui vanno aggiunti una serie di elementi di minor valore, ma pure concordanti. Molto più controversa e contestata è stata la “resa” del processo sui media. In Tv il processo “parallelo” a Olindo e Rosa invece non si è mai fermato, neppure dopo la sentenza definitiva: Le Iene, convinte di una diversa verità, hanno “tenuta aperta” per così dire la vicenda conclusa nelle aule.

E nelle aule di giustizia - che dei processi sono sede naturale - ora la vicenda di Olindo e Rosa, come i media li chiamano, tornerà: è stata infatti chiesta la revisione del processo.

 

CHE COSA VUOL DIRE REVISIONE

Una sentenza confermata in Cassazione è normalmente definitiva, passata in giudicato e come tale irrevocabile. Non sono previste altre impugnazioni. E anche se una prova “regina”, inconfutabile, sopraggiunta dopo la pronuncia della Cassazione, indicasse come effettivamente responsabile di un reato una persona già assolta con sentenza definitiva per quel fatto, quella persona non si potrebbe riprocessare, ne bis in idem dicono i brocardi, non due volte per la stessa cosa: una questione di garanzia. Il sistema “accetta” l’errore quando comporta la mancata sanzione di un colpevole. Solo alcune eccezioni riguardanti per esempio collaboratori di giustizia che abbiano dichiarato il falso per accedere a benefici prevedono una possibilità di revisione “peggiorativa”.

Diverso il caso in cui nuovi elementi sopravvenuti possano far temere di aver sbagliato nell’altro senso e cioè che ci siano innocenti che stanno scontando una pena per una colpa non commessa o che la hanno definitivamente scontata ma hanno diritto a vedere la propria reputazione riparata. È questo uno dei rari casi in cui si può accedere a un’impugnazione straordinaria: aprendo un nuovo processo cosiddetto di revisione. Si tratta del caso per cui è stata avanzata alla Corte d’Appello di Brescia da parte dei condannati e da parte della Procura generale di Milano la richiesta di revisione del processo per la Bazzi - Romano.

Perché Brescia

  

La sentenza di Appello poi confermata in Cassazione era stata pronunciata a Milano, per cui la competenza si sposta a Brescia. Le regole della revisione, infatti, per un discorso di serenità di chi deve decidere, ne assegnano la competenza territoriale a un distretto diverso da quello originario, con lo stesso scacchiere in previsto dalla legge per i procedimenti riguardanti magistrati (Milano per Torino; Caltanissetta per Palermo, Perugia per Roma ecc).

La revisione è un’eccezione, quando si può chiedere

La revisione è un’assoluta eccezione e ha dei limiti: le prove nuove in base alle quali si può chiederla devono, a pena d’inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare, se accertate, che il condannato deve essere prosciolto per una delle seguenti ragioni: il fatto non sussiste, l’imputato non lo ha commesso, il fatto non costituisce reato, si trattava di una persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione.

Può essere chiesta in pochi precisi casi, cui s’è aggiunta nel 2011 un’ipotesi ulteriore riguardante casi che hanno determinato una condanna dello Stato italiano da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu): 1) Fatti incompatibili con quelli accertati in un’altra sentenza definitiva: il caso di uno comdannato per un furto, mentre un’altra sentenza definitiva dimostra che quel furto lo ha commesso un altro da solo. 2) Condanna fondata su una questione pregiudiziale accertata in una sentenza, che è stata successivamente revocata. Il caso di scuola, che tutti i manuali citano, è quello della sentenza civile che accerta la nullità del primo matrimonio di uno condannato per bigamia. 3) Nuove prove che da sole o congiunte con quelle già valutate determinano il proscioglimento. 4) Condanna pronunciata in conseguenza di una falsità in atti o in giudizio accertata in una successiva sentenza irrevocabile. .

Chi la chiede, com’è andata con Erba

  

Possono avanzare l’istanza di revisione: il condannato, un suo prossimo congiunto, il suo tutore legale, il suo erede se è morto nel frattempo oppure il procuratore generale presso la Corte d’appello che ha pronunciato la condanna. Nel caso dei due condannati per la strage di Erba la Corte d’Appello di Brescia ha riunito la richiesta dei due imputati con quella avanzata dal procuratore generale. Quest’ultima ha visto divergenze di posizione prima della trasmissione all’interno dall’ufficio: tra il sostituto Cuno Tarfusser che ha firmato l’istanza di revisione, convinto della sua fondatezza. Di parere opposto invece Francesca Nanni che guida la Procura generale. Il caso è finito al Csm: Tarfusser dovrà difendersi a livello disciplinare dalla contestazione di aver "violato i doveri di correttezza, riserbo ed equilibrio" per aver depositato la richiesta di revisione in cancelleria senza concordarla con l’ufficio di appartenenza e senza tener conto dei i criteri in uso per l'assegnazione dei casi.

IL VAGLIO DELL'AMMISSIBILITÀ

L’udienza prevede una parte segreta in cui sentito il parere del Procuratore generale si valuta l’ammissibilità dell’istanza. La richiesta di revisione del processo sarà dichiarata inammissibile con ordinanza dalla Corte d’Appello se giudicata manifestamente infondata, ancor prima di entrare nel merito; se sta fuori dai casi previsti o se non rispetta la procedura prevista.

Se invece passa il vaglio dell’ammissibilità, in genere, ma non sempre, nella stessa giornata, l’ammissione rende ai condannati lo status di imputato, la Corte d’Appello può decidere di sospendere la pena con ordinanza o di disporre custodia cautelare. Come funziona il giudizio di revisione Il giudizio di revisione si apre con decreto di citazione che coinvolge le parti civili, la Corte d’Appello esamina le prove: perché ci sia proscioglimento è necessario che le nuove prove, sole o unitamente a quelle già valutate, facciano sorgere un ragionevole dubbio sulla colpevolezza. Se queste prove aggiuntive non raggiungono questa forza, l’istanza viene rigettata. Il proscioglimento non può avvenire solo sulla base di una diversa interpretazione delle prove già valutate e nemmeno è previsto che si possa rivedere un processo definito solo per modificarne la pena.

Se la richiesta è accolta, il giudice pronuncia revoca la condanna e pronuncia sentenza di proscioglimento motivata che prevede la restituzione delle somme pagate come pene pecuniarie e spese processuali e la restituzione dei beni confiscati. Solo a quel punto e soltanto in questo modo si accerta in Italia un “errore giudiziario”, per cui la Costituzione prevede atti riparazione: la forma più frequente è, per ragioni pragmatiche, il risarcimento, parametrato alla gravità della situazione

 
 
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