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martedì 07 dicembre 2021
 
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Ernesto Olivero: «Le vaccinazioni ai senzatetto in Vaticano, la miglior risposta a chi pensa che il vaccino sia prima per i ricchi»

21/01/2021  «Anche stavolta non posso che ribadire quanto scrissi di getto sul mio diario subito dopo l’elezione di Papa Bergoglio: “Questo è il Papa atteso”. E quest’ultimo gesto ne è l’ennesima conferma», afferma il fondatore del Sermig

Ernesto Olivero.
Ernesto Olivero.

Mercoledì mattina la risposta migliore alle parole sulle vaccinazioni sulla base del Pil sono state quelle vaccinazioni nell'atrio dell'Aula Paolo VI effettuate a un primo gruppo di circa 25 senza fissa dimora, ospitati stabilmente dalle strutture di assistenza e residenza dell'Elemosineria Apostolica, in Vaticano. Questo è il pensiero di Ernesto Olivero, padre fondatore del Sermig, il Servizio Missionario Giovani, l’indomani dell’intervento dell’assessora lombarda al Welfare della Lombardia Letizia Moratti che aveva proposto al commissario Domenico Arcuri la ripartizione del vaccino anche in base al Pil, ovvero alla ricchezza prodotta dai suoi abitanti. La Moratti ha poi ha rettificato il suo pensiero e spiegato che è stata mal interpretata e che non ha mai pensato di "declinare vaccini e reddito", ma per Olivero la decisione del Papa resta come esempio valido sul piano dei principi.

Olivero, ottantenne, fondatore del Sermig di Torino,  fin dall’inizio della pandemia aveva spalancato le porte a centinaia di uomini e donne senza fissa dimora perché non si ammalassero.  Papa Francesco aveva sottolineato proprio nel Messaggio Urbi et Orbi di Natale che occorre vincere «il virus dell'individualismo radicale che ci rende indifferenti alle sofferenze dei fratelli e delle sorelle». Poi aveva lanciato l'appello agli Stati, alle imprese e alle organizzazioni per «promuovere la cooperazione e non la concorrenza» per rendere disponibili i vaccini «per tutti, specialmente i più vulnerabili e i più bisognosi» che sono «al primo posto. Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca». Pochi giorni dopo sarebbe seguito anche il “segno concreto” delle vaccinazioni ai senza casa ospiti nelle strutture di assistenza vaticane.

«Anche stavolta non posso che ribadire quanto scrissi di getto sul mio diario subito dopo l’elezione di Papa Bergoglio: “Questo è il Papa atteso”. E quest’ultimo gesto ne è l’ennesima conferma», commenta Olivero, che invece sulla campagna vaccinale italiana a rilento osserva: «Dovremmo avere governanti con maggior coscienza: meno battute e più fatti. Chi gestisce la cosa pubblica dovrebbe sempre ricordare che lo fa anzitutto per servire i cittadini. E ora, in periodo drammatico, con la pandemia in atto, dovrebbe solo pensare alla propria operatività».

Quindi una riflessione su chi è più in difficoltà oggi: «Sapete cosa ci dice la gente che accogliamo ogni giorno? “abbiamo fame. Non abbiamo di che mangiare”.  Questo è il loro grido. Solo nel mio quartiere di Porta Palazzo ci sono quasi duemila famiglie, sia italiane che straniere, in stato di bisogno che bussano alle nostre porte. Con la paura del virus che incombe sulle loro teste. Il Papa lo ha detto: “siamo tutti sulla stessa barca”, ma alcuni non lo hanno ancora capito». E infine un auspicio: «Mi auguro che questo periodo così drammatico faccia meditare tutti, a partire dai governanti. Se non accadrà saremo davvero nei guai. Non ci è dato mancare l’opportunità positiva di cambiare che bussa alla nostra porta».

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Covid-19, in Vaticano vaccinati anche i senza fissa dimora
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