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venerdì 21 giugno 2024
 
 

La cultura russa a sostegno dei profughi della guerra

18/03/2022  Al Franco Parenti di Milano due opere teatrali tratte da Cechov e Dostoevskij e una lectio magistralis di Paolo Nori: il ricavato andrà al Fondo Milano aiuta l'Ucraina

Paolo Nori
Paolo Nori

Il Teatro Franco Parenti di Milano vuole dare un significativo contributo al valore della cultura che deve rimanere un ponte tra i popoli e non farsi strumentalizzare dalla politica, anche nel caso doloroso di una guerra. Al debutto il 22 marzo due opere teatrali:  Il sosia tratto dal romanzo di Fëdor Dostoevskij, con Elia Schilton e Fabio Bussotti, regia di Alberto Oliva (fino al 10 aprile) e Zio Vanja di Anton Čechov (fino al 27 marzo), con Vanessa Gravina, Giuseppe Cederna e la regia di Roberto Valerio. A questi si aggiunge la Lectio Magistralis di Paolo Nori (già sold out) che il celebre esperto di letteratura russa (protagonista suo malgrado della polemica poi rientrata per la sospensione di una lezione all’università Bicocca di Milano) terrà a partire dal suo libro Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori) il 23 marzo alle ore 18.00 in Sala Grande in occasione dello spettacolo Il sosia.  
Tutto il ricavato della prima de Il sosia, tutto il ricavato della lectio di Paolo Nori e parte del ricavato della prima di Zio Vanja saranno devoluti a #MilanoAiutaUcraina https://www.fondazionecomunitamilano.org/fondi/fondo-milanoaiutaucraina/), il fondo aperto da Fondazione di Comunità Milano onlus su impulso del Comune di Milano, finalizzato alla raccolta di donazioni destinate a sostenere progetti di aiuto e accoglienza della popolazione ucraina arrivata in città per fuggire dalla guerra. 

Dichiara il regista Alberto Oliva:  «Noi, ovviamente, vogliamo ribadire con forza e decisione, che Dostoevskij con Putin non c’entra proprio niente. Anzi. Tutta la meravigliosa Bellezza che il più grande romanziere di tutti i tempi e di tutte le letterature ci ha regalato nasce proprio dalla grazia che lo zar di allora gli ha concesso, commutando la pena di morte in lavori forzati in Siberia. Una condanna da scontare fino in fondo, dovuta a crimini politici, sovversione contro il potere assoluto dello zar: qualcosa che dovrebbe sicuramente salvare Dostoevskij agli occhi di tutti da ogni possibile apparentamento con la guerra o con l’autoritarismo dei potenti. 
E allora avanti con coraggio, perché Fedor Dostoevskij è l’autore che più di tutti ha saputo spingersi sull’orlo del baratro, facendoci guardare il lato oscuro di noi stessi, mettendoci davanti alla parte più inconfessabile del nostro inconscio. E di questo dobbiamo essergli grati, per il grande senso di solidarietà e di amore verso l’altro che si prova alla fine della lettura di un suo romanzo. Oggi più che mai, se vogliamo ribadire che l’Occidente è una società matura che sa stare dalla parte giusta della Storia, dobbiamo essere fieri e orgogliosi di mettere in scena Dostoevskij, sicuri che la grandezza di una civiltà sta nel saper distinguere la grande letteratura dalla piccolezza oscena e meschina del presente e dei suoi governanti».

 
 
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