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domenica 26 giugno 2022
 
 

Ora Renzi renda permanente gli sgravi sulle assunzioni

04/06/2015  L’aumento dell’occupazione nei primi quattro mesi dell’anno si deve più che al Jobs Act ai risparmi sulle assunzioni previsti dalla legge di Stabilità del 2015. Che però hanno durata triennale. Riuscirà il Governo a renderli permanenti?

È indubbio che i dati sull’occupazione segnino tempo tendente al bello. Nel trimestre gennaio marzo 2015 l’Istat segnala un aumento del numero di occupati su base annua di 133.000 unità (+0,6%). Per il solo mese di aprile l’incremento è di 159.000 occupati rispetto a marzo, riportando il tasso di occupazione ai livelli di fine 2012 (56,1%). Il governo applaude, il sindacato osserva, Confindustria è cauta, gli esperti si interrogano. Ma è indubbio che il segno + davanti ai numeri ci sia.

Quali le leve che hanno messo in atto questo miglioramento? La risposta che arriva dal Governo, anche via Twitter, è : Jobs Act.  Sarebbero cioè le nuove norme in materia di diritto del lavoro - che danno agli imprenditori la possibilità di assumere senza vincoli di licenziamento per i primi tre anni - a rilanciare l’occupazione. A noi pare un po’ presto per trarre questa conclusione. Se non altro perché il Jobs Act è davvero un neonato, e cioè entrato in vigore soltanto il 7 marzo e alla sua piena attuazione mancano ancora quattro decreti attuativi. Occorrono dunque ancora alcuni mesi di “prova” per verificare se l’obiettivo dell’esecutivo - trasformare lavoro precario in lavoro a tempo indeterminato e possibilmente allargare la base occupazionale- sia effettivamente stato raggiunto attraverso un incremento della flessibilità.

A noi pare piuttosto che la parola nascosta dietro questi numeri sia un’altra: sgravi. Sono stati infatti gli sgravi contributivi alle assunzioni concessi agli imprenditori italiani dalla legge di stabilità 2015 a fare ripartire l’occupazione, che si tratti di nuova occupazione o di trasformazione in posti di lavoro sommerso o precario. La legge di stabilità 2015 ha infatti stanziato 8000 euro di risparmio in media per ogni assunto a tempo indeterminato. In tre anni si parla di € 24.000. Un taglio consistente, e in questa misura del tutto inedito, al costo del lavoro.

Eccola dunque la vera sfida del governo. Trasformare gli sgravi, che per ora hanno una durata triennale, in una misura permanente. Portare il costo del lavoro a livelli accettabili per chi vuole assumere, allineandolo a quello dei paesi europei. Ma è una sfida di lungo periodo, che ha a che fare con compatibilità di spesa complesse, che non si misurano certo di mese in mese. Vuol dire spostare l’orientamento della spesa pubblica, fidando in una ripresa del ciclo che porti a un incremento del Pil vero e limando ancora sul fronte della spesa quel che resta di possibili “rami secchi” (meno soldi alle spese correnti di amministrazioni centrali e periferiche). Significa insomma scegliere il mondo del lavoro come terreno privilegiato di (buona) spesa pubblica: più fondi (e spesi bene) oltre che regole che allargano le maglie in materia di flessibilità. Riuscirà il governo Renzi in questa impresa? Se sì, anche un annuncio di “vittoria” via Twitter va bene.

 
 
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