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sabato 25 maggio 2024
 
 

Orietta Berti: la mamma che sono

01/06/2012  Intervista con Orietta Berti: i valori che ho ricevuto e quelli che vorrei trasmettere ai miei figli.

Un sorriso e un volto popolari quelli di Orietta Berti, che ancora oggi con una lunga carriera alle spalle, può riempire a pieno titolo le copertine e le pagine dei giornali. Una donna che, oltre alla professione di cantante e i successi che ha ottenuto, ha fatto parlare di sé per l’immagine della sua famiglia unita e serena composta dai figli Omar (37 anni) e Otis (32) e dal marito Osvaldo Paterlini sposato nel 1967.

- Orietta è un nome bellissimo e originale. Chi lo ha scelto?


«Lo scelse mia madre. Orietta era la protagonista di un romanzo scritto da Liala».


- Cosa sognavano i suoi genitori per il suo futuro?


«Mio padre voleva che diventassi una cantante, mentre mia madre preferiva che facessi l’insegnante».


- E lei da bambina cosa voleva fare da grande?


«L’insegnante o la hostess».


- Una frase che i suoi le ripetevano spesso?


«”Stai attenta!” era la frase che mi ripetevano costantemente».


- Chi le ha parlato di Dio per primo e quale preghiera ricorda?


«Mio padre fu il primo che mi parlò del Signore e ricordo l’Ave Maria che recitavo con mia madre».


- Quando è stata orgogliosa dei suoi figli?


«Quando hanno preso la laurea e nelle tante occasioni in cui si sono confermati ragazzi onesti».


- La frase che ripete loro più spesso?


«”State attenti!”, forse perché sono ancora più apprensiva di mio padre».


- Il ricordo della vacanza più bella con i figli piccoli?


«Tantissime, al mare in Riviera quando iniziavano i primi passi o in montagna, a Brunico, dove ricordo bellissime escursioni tra le Dolomiti, oppure i soggiorni estivi a Los Angeles durante la loro adolescenza».


- Un valore che vuole lasciare a Omar e Otis?


«Sono due: l’onestà e il rispetto per le persone (soprattutto per i familiari e gli anziani)».


- Quale superpotere vorrebbe avere?


«Il potere di smascherare i bugiardi, i disonesti e gli opportunisti che approfittano della buonafede altrui e delle debolezze delle persone bisognose».

 

 

 
 
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