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mercoledì 19 gennaio 2022
 
 

Dall’Aquila in poi, foto per cambiare

12/06/2012  Fino al 24 giugno, a Reggio Emilia sono esposti i migliori scatti (dal terremoto dell'Abruzzo a oggi) dei volontari della rete Shoot4Change, "scatta per cambiare": il mondo. In meglio.

Ci sono storie di cui nessuno parla, storie di coraggio cresciute in mezzo al disagio, storie in cui dolore e felicità si confondono, storie di chi vive ai margini e di chi, quotidianamente, spende la vita per gli altri. Sono queste esperienze le protagoniste della mostra fotografica "100 click 4 Change", allestita a Reggio Emilia fino al 24 giugno, nell'ambito del Festival della Fotografia Europea. Sono esposti gli scatti realizzati dai fotografi volontari della rete no profit Shoot4change.

A prima vista può sembrare strano, ma le radici di un progetto così vitale vanno ricercate in una ferita aperta e dolorosamente contemporanea: il terremoto all'Aquila, nel 2009. Di ritorno dalla città abruzzese sconvolta dal sisma, il fotografo Antonio Amendola decide di organizzare un corso breve di fotografia per sostenere l'ospedale di Coppito. Ben presto però il progetto si allarga. Sempre nel 2009, in occasione della Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, Amendola lancia un appello in Internet cercando appassionati di fotografia disposti a documentare l'evento. E con sua grande sorpresa, ottiene risposte entusiastiche da tutta Italia e da vari Stati del mondo.

Nasce così l'intuizione di creare una rete, Shoot4Change. Il nome, un gioco di parole e numeri inglesi che potremmo tradurre in italiano con "Scatta per cambiare" è quanto mai eloquente: «Il nostro obiettivo – spiega Amendola - è affiancare gratuitamente tutte quelle storie di prossimità che non vengono considerate remunerative dai media tradizionali. Molte di esse sono storie positive, che devono essere raccontate, perché solo così si può mettere in moto il circolo virtuoso dell'emulazione».

«Di solito – prosegue Amendola – la realtà ci presenta due figure distinte, talvolta lontane: il volontario, che fa ma non racconta, e il fotografo, che viceversa racconta senza agire in prima persona. Noi vorremmo andare oltre questa barriera. Ecco perché i nostri fotografi-volontari diventano parte delle comunità in cui lavorano, sperimentando rapporti di intensa solidarietà e amicizia con gli operatori sociali. In quest'ottica, Shoot4change non è solo un modo di raccontare storie, ma anche uno strumento per costruire progetti».

In poco tempo, la rete, grazie alla filosofia "shoot local, change global" (cioè, "fotografa la realtà locale per cambiare quella globale") è riuscita a radicarsi negli angoli più sperduti del pianeta, raccogliendo l'adesione di professionisti apprezzati a livello internazionale (tra cui alcuni fotografi del National Geographic), ma anche di tanti semplici amatori: «Non è necessario attraversare il mondo, a volte le storie migliori sono sotto casa. Per questo ci affidiamo alle comunità locali, chiedendo a loro stesse di raccontarsi». Anche dal punto di vista organizzativo il progetto Shoot4Change è fortemente orientato al futuro: nessuna sede fisica, un struttura a tutti gli effetti no profit che non prevede budget e conti in banca. L'unico vero capitale è l'entusiasmo delle persone coinvolte. Le uniche "sedi" sono le pagine di Facebook e Twitter, condizioni indispensabili per la sopravvivenza di una realtà sviluppatasi proprio grazie al web.

La mostra allestita a Reggio Emilia (partita da Roma, dove ha incontrato grande successo, e prossimamente ospitata a New York) vuole essere una sintesi di questi primi anni, un tributo al lavoro dei volontari e alle storie incontrate. Tra i protagonisti ci sono nomi illustri, come Alfons Rodriguez con i suoi reportage sulla Bosnia post-bellica, già premiati in Spagna al Godò de Periodismo e al Festival de Reportage Social y Solidario. Gli orizzonti descritti sono sterminati: dal cimitero monumentale del Cairo, divenuto dimora per migliaia di esclusi, alle file dei profughi birmani che tentano di entrare in Bangladesh, dal Senegal, dove tanti giovani cercano riscatto nello sport, alla Cambogia, straziata dai roghi delle antiche foreste.

Mondi lontanissimi tenuti insieme da uno sguardo comune: «In tutte le immagini - spiega ancora il fondatore di Shoot4change - si coglie la scintilla di umanità di chi resiste e vuole farcela, nonostante il disagio che lo circonda. I nostri fotografi hanno un sesto senso per questi aspetti e sanno bene quanto sia delicato il loro lavoro. Perché ogni persona fotografata affida silenziosamente la propria dignità al fotografo, che si fa carico di trattarla con rispetto. Cercando di non documentare sempre e solo il peggio, ma anche il meglio della realtà che incontra».

Shoot4change è un seme di speranza, scaturito dalla ferita di un terremoto. Impossibile non pensare alla cronaca di questi giorni. «Ho invitato i nostri volontari – conclude Amendola – a non andare ora nelle zone colpite per scattare fotografie. Arriverà un momento, forse molto prima di quanto immaginiamo, in cui i riflettori dei grandi media si sposteranno altrove e il dolore di intere comunità rischierà di essere dimenticato. Sarà quello il nostro momento».

Mostra "100 click 4 change".
Chiostri della Ghiara (via Guasco 6) Reggio Emilia
Fino al 24 giugno, dal lunedì alla domenica (ore 10-24).
Ingresso gratuito
Ulteriori informazioni: www.shoot4change.net

 
 
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