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giovedì 09 luglio 2020
 
Aborto
 

Aborto, anche i sacerdoti potranno dare in confessione l'assoluzione a chi si pente

25/02/2015  L'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, in occasione della prossima Ostensione, ha autorizzato con un decreto tutti i sacerdoti, nel territorio diocesano, a rimettere, nella confessione, la pena canonica. L’obiettivo è quello di «mostrare concretamente la misericordia del Padre nei confronti di chi è pentito»

L’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, – in occasione dell’ostensione della Sindone che si svolgerà dal 19 aprile al 24 giugno prossimi –, con un decreto del 18 febbraio scorso, ha concesso «a tutti i sacerdoti, sia diocesani o extradiocesani sia membri di istituti di vita consacrata o di società di vita apostolica che siano regolarmente abilitati a ricevere le confessioni dei fedeli per l'intero territorio dell’Arcidiocesi di Torino, la facoltà di rimettere nell'atto della confessione sacramentale la scomunica non dichiarata relativa all'aborto procurato senza l'onere del ricorso» a favore specialmente di quanti programmano il proprio pellegrinaggio a Torino durante il periodo dell'ostensione della Sindone.

Essendo quello dell'ostensione, si legge nel decreto, «un tempo di grazia che può tradursi in atteggiamenti di conversione», tutti i sacerdoti e i religiosi di Torino potranno quindi assolvere il peccato dell'aborto con la remissione della scomunica «latae sententiae», per la quale invece essi stessi ordinariamente dovrebbero chiedere di volta in volta un'autorizzazione specifica.

L'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia
L'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia

Poiché l’aborto è considerato un grave delitto contro la vita umana, la Chiesa ne sanziona l’atto con la pena canonica della scomunica «latae sententiae» (espressione tecnica del Diritto Canonico per esprimere la convalida della pena nel momento stesso in cui viene commesso il reato). In tal modo la Chiesa, non volendo limitare la grandezza della misericordia di Dio, mette in rilievo «la gravità del crimine che è stato commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società» (CCC 2272).    

Il decreto di mons. Nosiglia – tenuto conto che nel periodo della prossima ostensione della Sindone affluiranno nei territori dell’arcidiocesi torinese numerosissimi fedeli, e che tale evento è ritenuto un tempo particolare di grazia che può tradursi in segni concreti di conversione – concede ai sacerdoti questa particolare facoltà «al fine di mostrare concretamente – si legge nel decreto – la misericordia del Padre nei confronti di chi è pentito di un delitto commesso».
L’Arcivescovo di Torino invita i sacerdoti – ministri della giustizia e al contempo della misericordia di Dio – «a consolare chi è angosciato ricordando che, qualunque cosa il cuore rimproveri, Dio è più grande del cuore dell’uomo e conosce ogni cosa (cfr. 1 Gv 3, 20)», ad istruire i penitenti circa la gravità di questo peccato e ad offrire penitenze sacramentali tali da favorire il più possibile una stabile conversione (impegno di preghiera, partecipazione alla Messa, proposta di sostenere un Centro di accoglienza alla vita oppure opere che mirano al bene dei piccoli, senza escludere all’occorrenza di offrire - a quanti fossero intenzionati a ricorrere all’aborto - sia il consiglio retto per affrontare una maternità non desiderata sia anche, quando possibile, l’aiuto materiale).

 
 
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