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giovedì 26 maggio 2022
 
festa del corpus domini
 

«Basta soprusi, aprite le vie della giustizia»

03/06/2018  Il Papa a Ostia, 50 anni dopo Paolo VI, parla di legalità e pace, di dolore e speranza e chiede che, forti dell'Eucaristia tutti diventino portatori di pace e fraternità.

(Foto Ansa)

Cinquant’anni fa era stato Paolo VI a celebrare la festa del Corpus Domini a Ostia. Quest’anno è papa Francesco che, interrompendo una tradizione che, dal 1978, vede la processione snodarsi da San Giovanni in Laterano a Santa Maria Maggiore, arriva sul litorale romano. Spiega il Vangelo, papa Francesco, sul piazzale antistante la parrocchia di Santa Monica. E ricorda che il nome della città, «”Ostia” – richiama proprio l’ingresso, la porta» Allora, chiede, «Signore, quali porte vuoi che ti apriamo qui? Quali cancelli ci chiami a spalancare, quali chiusure dobbiamo superare? Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà, divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le vie della giustizia, del decoro e della legalità».

Francesco mette l’accento sul verbo preparare, che ritorna più volte nel Vangelo di oggi. Gesù invita i discepoli a preparare per la Pasqua. «Gesù li invia a preparare con precise indicazioni ed essi trovano “una grande sala, arredata e già pronta”. I discepoli vanno a preparare, ma il Signore aveva già preparato.  Qualcosa di simile avviene dopo la risurrezione, quando Gesù appare ai discepoli per la terza volta: mentre pescano, Egli li attende a riva». Anche lì Gesù aveva già preparato. E anche prima della Pasqua dice ai discepoli: «Vado a prepararvi un posto».

Gesù «prepara per noi e chiede anche a noi di preparare», insiste Francesco. «Che cosa prepara per noi? Un posto e un cibo. Un posto, molto più degno della “grande sala arredata” del Vangelo» e un cibo, «un Pane che è Lui stesso: “Prendete, questo è il mio corpo”. Questi due doni, il posto e il cibo, sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia.

Qui Gesù ci prepara un posto «perché l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa, la genera e la rigenera, la raduna e le dà forza. Ma l’Eucaristia ci prepara anche un posto lassù, nell’eternità, perché è il Pane del cielo. L’Eucaristia è la “prenotazione” del paradiso; è Gesù, viatico del nostro cammino verso quella vita beata che non finirà mai».

Un  posto e un cibo che anche noi dobbiamo preparare per gli altri. Nel litorale laziale ostaggio della mafia, papa Francesco dice chiaramente che «Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare! Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli. Egli si è fatto pane spezzato per noi; chiede a noi di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro. Così si vive eucaristicamente: riversando nel mondo l’amore che attingiamo dalla carne del Signore».

E ancora, insiste come i discepoli, anche noi siamo chiamati a entrare in città, «a preparare il suo arrivo non rimanendo fuori, distanti, ma entrando nelle nostre città. Anche in questa città». Rivolgendosi alla folla, il Papa indica «l’ampio lido di questa città» che «richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. Ma per far questo occorre sciogliere quei nodi che ci legano agli ormeggi della paura e dell’oppressione». Infine, ricordando che «avete provato situazioni dolorose», Francesco sottolinea che «il Signore vuole esservi vicino». E un lungo applauso conclude l’omelia del Papa che invita a pregare perché il Signore faccia diventare tutti «preparatori attivi, portatori gioiosi di Te che sei la via, per portare fraternità, giustizia e pace».

 
 
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