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domenica 14 luglio 2024
 
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«Pace subito perché i profughi possano tornare a casa»

04/02/2023  Papa Francesco incontra gli sfollati del Sud Sudan e ascolta le testimonianze di bambini che non riescono ad andare a scuola e a giocare, che non hanno casa né futuro. Per loro, e per tutto il Paese, il Pontefice torna a chiedere che si metta subito fine ai conflitti

È attento, papa Francesco, alle immagini che gli fanno vedere la vita nei campi profughi. Davanti a lui, presso la Freedom Hall, ci sono alcuni degli sfollati interni del Sud Sudan che portano la loro testimonianza. Tre bambini parlano per tutti, uno del campo Bentiu, un altro del campo Malakal e una bambina del campo Giuba. Joseph Lat Gatmai, 16 annni, ne ha passati metà nel campo profughi senza essere più riuscito ad avere una casa normale. Sopravvissuto, con i suoi genitori, grazie agli aiuti umanitari, patisce gli esiti dei conflitti e delle inondazioni, chiede «ai nostri leader di questa grande nazione del Sud Sudan che portino pace, amore, unità e prosperità durature nel nostro Paese» e «ai nostri leader religiosi, di continuare a pregare per una pace definitiva in Sud Sudan». Johnson Juma Alex di anni ne ha 14 e vive nel campo dal 2014. Frequenta la terza elementare e chiede pace per tornare nella sua città, quella di Malakal, nella sua casa. «Voglio avere un buon futuro, dove regni la pace e i bambini possano andare a scuola», dice leggendo lentamente. Nyakuor Rebecca, invece, non dice la sua età, ma ringrazia il Papa per essere venuto nonostante il suo ginocchio dolorante per incoraggiare i più piccoli a «essere amici di Gesù» e per continuare «a parlare al nostro popolo affinché possiamo convivere tutti in pace».

Papa Francesco, seduto tra il Moderatore dell’Assemblea Generale della Chiesa di Scozia, Iain Greenshields, e l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, prova a rispondere agli interrogativi dei presenti. Uno su tutti «Perché stiamo a soffrire nel campo per sfollati?». La causa, ricorda il Papa sono le  «devastazioni prodotte dalla violenza umana, oltre che per quelle causate dalle inondazioni, che milioni di nostri fratelli e sorelle come voi, tra cui tantissime mamme con i bambini, hanno dovuto lasciare le loro terre e abbandonare i loro villaggi, le loro case. Purtroppo in questo martoriato Paese essere sfollato o rifugiato è diventata un’esperienza consueta e collettiva».

Rinnova il suo appello «a far cessare ogni conflitto, a riprendere seriamente il processo di pace perché abbiano fine le violenze e la gente possa tornare a vivere in modo degno. Solo con la pace, la stabilità e la giustizia potranno esserci sviluppo e reintegrazione sociale. Ma non si può più attendere: un numero enorme di bambini nati in questi anni ha conosciuto soltanto la realtà dei campi per sfollati, dimenticando l’aria di casa, perdendo il legame con la propria terra di origine, con le radici, con le tradizioni».

«Il futuro», dice con forza Francesco, «non può essere nei campi per sfollati. C’è bisogno, proprio come chiedevi tu, Johnson, che tutti i ragazzi come te abbiano la possibilità di andare a scuola e pure lo spazio per giocare a calcio! C’è bisogno di crescere come società aperta, mischiandosi, formando un unico popolo attraverso le sfide dell’integrazione, anche imparando le lingue parlate in tutto il Paese e non solo nella propria etnia. C’è bisogno di abbracciare il rischio stupendo di conoscere e accogliere chi è diverso, per ritrovare la bellezza di una fraternità riconciliata e sperimentare l’avventura impagabile di costruire liberamente il proprio avvenire insieme a quello dell’intera comunità. E c’è assoluto bisogno di evitare la marginalizzazione dei gruppi e la ghettizzazione degli esseri umani. Ma per tutti questi bisogni c’è bisogno di pace. E dell’aiuto di tanti, di tutti».

Questo viaggio è l’occasione per riportare l’attenzione su cosa accade nel Sud Sudan. «Qui perdura la più grande crisi di rifugiati del Continente, con almeno quattro milioni di figli di questa terra sfollati, con l’insicurezza alimentare e la malnutrizione che colpiscono i due terzi della popolazione e con le previsioni che parlano di una tragedia umanitaria che può peggiorare ulteriormente nel corso dell’anno». Ringrazia quanti sono rimasti nel Paese, come la Vice Rappresentante Speciale del Segretario Generale nella Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan, Sara Beysolow Nyanti. E sono rimasti non solo epr studiare la situaizone, ma per fare cose concrete. «Lei, Signora», dice il Papa, «ha guardato negli occhi le madri assistendo al dolore che provano per la situazione dei figli; mi ha colpito quando ha affermato che, nonostante tutto quello che soffrono, non si sono mai spenti sui loro volti il sorriso e la speranza».

Sono le donne, le madri, «la chiave per trasformare il Paese». Ne è convinto il Pontefice. Ma chiede che a loro siano date «le giuste opportunità» così che, «attraverso la loro laboriosità e la loro attitudine a custodire la vita, avranno la capacità di cambiare il volto del Sud Sudan, di dargli uno sviluppo sereno e coeso!». Ma, lo aveva detto anche nel primo discorso ai governanti, «la donna sia protetta, rispettata, valorizzata e onorata. Per favore: proteggere, rispettare, valorizzare e onorare ogni donna, bambina, ragazza, giovane, adulta, madre, nonna. Senza questo non ci sarà futuro».

Il Papa vuole incoraggiare e sostenere, «dare ali alla vostra speranza. Ci crediamo, crediamo che ora, anche nei campi per sfollati, dove la situazione del Paese vi costringe purtroppo a stare, può nascere, come dalla terra spoglia, un seme nuovo che porterà frutto». E questo seme «siete voi, di tutte le diverse etnie, voi che avete patito e state soffrendo, ma che non volete rispondere al male con altro male. Voi, che fin d’ora scegliete la fraternità e il perdono, state coltivando un domani migliore. Un domani che nasce oggi, lì dove siete, dalla capacità di collaborare, di tessere trame di comunione e percorsi di riconciliazione con chi, diverso da voi per etnia e provenienza, vi vive accanto. Siate semi di speranza, nei quali già s’intravede l’albero che un giorno, speriamo vicino, porterà frutto».

Alberi che hanno radici nei loro antenati, nei propri anziani. «In Sud Sudan i giovani crescono facendo tesoro dei racconti degli anziani e, se la narrativa di questi anni è stata caratterizzata dalla violenza, è possibile, anzi, è necessario inaugurarne, a partire da voi, una nuova: una nuova narrativa dell’incontro, dove quanto si è patito non sia dimenticato, ma venga abitato dalla luce della fraternità; una narrativa che metta al centro non solo la tragicità della cronaca, ma il desiderio ardente della pace. Siate voi, giovani di etnie diverse, le prime pagine di questa narrativa! Se i conflitti, le violenze e gli odi hanno strappato via dai buoni ricordi le prime pagine di vita di questa Repubblica, siate voi a riscriverne la storia di pace!».

Ringrazia le Chiese, le Nazioni Unite, i missionari e tutti quanti «vi aiutano, spesso in condizioni non solo difficili, ma emergenziali» e ricorda «i tanti operatori umanitari che hanno perso la vita, ed esortare al rispetto per chi aiuta e per le strutture di sostegno alla popolazione, che non possono diventare obiettivi di assalti e vandalismi. Accanto ai soccorsi urgenti, credo sia molto importante, in prospettiva futura, accompagnare la popolazione sulla via dello sviluppo, ad esempio aiutandola ad apprendere tecniche aggiornate per l’agricoltura e l’allevamento, così da facilitare una crescita più autonoma. A tutti chiedo con il cuore in mano: soccorriamo il Sud Sudan, non lasciamo sola la sua popolazione, che tanto ha sofferto e soffre!».

Infine un pensiero agli sfollati fuori dal Paese perché possano tornare presto nella loro terra. E come hanno chiesto i bambini conclude con una benedizione, ma «una benedizione speciale per i bambini del Sud Sudan, proprio perché possiate crescere tutti insieme nella pace. La benedizione sarà davvero speciale, perché la darò insieme ai miei fratelli Justin e Iain», dice Francesco. E, «con essa, vi raggiunga la benedizione di tanti fratelli e sorelle cristiani nel mondo, che vi abbracciano e vi incoraggiano, sapendo che in voi, nella vostra fede, nella vostra forza interiore, nei vostri sogni di pace risplende tutta la bellezza dell’essere umano».

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