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Padre Albanese: "Boko Haram vuole i soldi del petrolio"

09/01/2015  «In quello che accade in Nigeria le religioni non c’entrano, perché l’unico interesse è mettere le mani sulle rendite petrolifere».

«Attenti a non lasciarsi travolgere dall’emozione per i fatti di Parigi. La situazione in Nigeria e i massacri di Boko Haram in Nigeria hanno ragioni ben più complesse della semplice diffusione del fondamentalismo islamico». Padre Giulio Albanese, comboniano, uno dei massimi esperti di questioni africane, mette in guardia dal considerare ogni avvenimento come frutto di una Jihad globale contro gli interessi occidentali e spiega: “L’obiettivo di Boko Haram è quello di destabilizzare l’intera nazione, strumentalizzando la religione a fini eversivi”.

- Si parla migliaia di morti, ma le fonti sono affidabili?
«Si è combattuto per una settimana. Sicuramente i morti sono tanti. Ma la responsabilità dei massacri è ancora una volta dell’esercito nigeriano, che si è ritirato di fronte alle milizie di Boko Haram, con grande ordine e soprattutto lasciando nelle mani dei guerriglieri tutto il loro arsenale. Non è la prima volta che accade e quindi qualche sospetto su una regia diversa può farsi avanti».

- Quale?
«C’è un coinvolgimento sicuramente del salafismo saudita e c’è il tentativo di Boko Haram di accreditarsi come una sorta di partnership al Califfato dell’Isis, ma ci sono anche complicità interne alla Nigeria sia nelle forze armate sia nel Parlamento federale».

- Il petrolio sul quale galleggia la Nigeria che ruolo ha?
«Fondamentale insieme alla frammentazione della società nigeriana che conta oltre 250 gruppi etnici, per cui nel tempo si sono formate oligarchie in forte competizione. E quando lo 0,7 per cento della popolazione detiene il 75 per cento della ricchezza nazionale il terreno è fertile per ogni genere di fondamentalismo e la religione diventa uno strumento di guerra».

- Ma Boko Haram vuole imporre la Sharia a tutti e chi non ci sta viene rapito o ucciso.
«In realtà la sharia è stata introdotta nel 2000 nella Nigeria settentrionale dall’allora presidente Obasanjo, cristiano, e tutti avevano indicato la scelta come una debolezza che minava la coesione nazionale. Nel 2010 il nuovo presidente Goodluck Jonathan ha lasciato fare e si è occupato solo del proprio portafoglio che in Nigeria vuol dire sottrarre denaro alle rendite petrolifere. La stessa cosa hanno fatto altri. Le religioni non c’entrano, perché l’unico interesse è mettere le mani sulle rendite petrolifere».

- Chi sta facendo i maggiori affari?
«Rispondo con una domanda: perché l’esercito nigeriano non combatte e lascia armi e bagagli ai gruppi del terrore? Forse perché si sta arrivando ad una spartizione del Paese che accontenta tutti e cioè i finanziatori dei guerriglieri fondamentalisti al nord e l’oligarchia del presidente a sud. Jonathan è il più ricco capo di Stato del mondo. Poche settimane fa ai 2500 invitati al matrimonio del figlio ha fatto trovare come bomboniera di nozze un IPhon in oro zecchino. La Nigeria è potenzialmente uno dei più ricchi stati del mondo, maggior produttore africano di petrolio, ma la distribuzione delle ricchezza non esiste. In questo contesto è facile armare gruppi di disperati per i propri interessi. Chi sta facendo gli affari migliori è la Cina. Perché Boko Haram non ha mai toccato interessi cinesi i Nigeria?».

- E il Califfato che dicono di voler costruire?
«E’ il modo di mettere paura agli interessi occidentali in Africa, soprattutto per sbaragliare quelli francesi. Parigi ha mantenuto rapporti post-coloniali in tutta l’area dell’Africa occidentale e l’impegno militare in Mali è stato il segnale che non vuole mollare. Ma quegli interessi si scontrano con altri che nascono da geopolitiche nuove, governate e dirette da Pechino. L’instabilità serve a mascherare la nascita di nuovi equilibri. Naturalmente sulla pelle della povera gente, che paga comunque le conseguenze».

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