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lunedì 17 gennaio 2022
 
 

Padre Albanese: "No alle lacrime di coccodrillo"

08/12/2013  La scomparsa di Nelson Mandela lascia un grande vuoto nella politica internazionale. Ma troppi ora lo piangono dopo aver rifiutato la sua lezione morale.

"Ho avuto modo di conoscere Mandela, era un uomo straordinario", dice padre Giulio Albanese. "Ricordo che mi regalò una copia della sua autobiografia e leggendola mi colpì un aspetto. Quando si trovava in carcere, in cui viveva in una condizione sub-umana, tutti i giorni doveva sottostare alle angherie del suo aguzzino, un bianco che ovviamente ce l'aveva con lui. Un bel giorno avvenne la conversione, lui dirà che riuscì a percepire the spark of light, ovvero una scintilla di luce. Questo significa che anche nel peggiore degli uomini ha visto uno spiraglio di luce, e da lì è partita una relazione nuova con quella persona. Ha spiegato poi che quell'episodio, è stato la primigenia ispiratio, di quel cambiamento di cui è stato poi il grande testimone".

- Mandela lascia un grande vuoto, anche nella politica internazionale...
"Ora il problema di fondo è che tutti adesso stanno piangendo colui che è stato il leader del primo segmento del III Millennio. I primi a commuoversi sono i grandi statisti, che però piangono lacrime di coccodrillo, perchè non si fanno scalfire da quello che è stato il suo messaggio e la sua testimonianza. Per cui ho la sensazione è che oggi ad onorare la memoria di Mandela sia qualcosa che tocca il cuore, però dovremmo avere il coraggio di metterci in discussione e passare dalle parole ai fatti".

- Anche per l'Africa?
"Qui c'è un altro aspetto fondamentale: Mandela ha colmato un vuoto dal punto di vista di leadership in Africa, se pensiamo ai padri padroni o ai sanguinari, che hanno lasciato dietro di sé spesso tanti morti.
Quello che è importante è che quella gioia di vivere che aveva trasmesso, quel rinascimento africano di cui si è fatto promotore, possa fare breccia nei cuori, più che in quelli della classe dirigente, in quelli della società civile e penso che il futuro sia proprio lì. Quando parlo di società civile, penso alle chiese cristiane, alle associaizoni, ai gruppi, ai movimenti, che più di altri hanno percepito il messaggio profetico del grande Madiba".

- Riuscirà il Sudafrica a raccogliere e far fruttificare l'eredità lasciata da Mandela?
"Sicuramente il Sudafrica di oggi non è più quello dell'apartheid, anche se dobbiamo riconoscerlo, l'attuale classe dirigente, con il presidente Zuma, non ha la statura morale e il carisma del grande Madiba. L'esclusione sociale rimane ed è un grande problema, seppure bisogna riconoscere che il Sudafrica ha fatto grandi passi in avanti. L'importante è capire e comprendere, per dirla con le parole di Mandela, che bisogna generare quei meccanismi e stimolare quei comportamenti all'interno della società, per poter far avvicinare tra loro componenti distanti senza conflittualità, ma capire che l'altro può essere una opportunità, cogliere veramente l'alterità come una grazia di Dio".

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