logo san paolo
martedì 25 gennaio 2022
 
 

“Padre c’è sangue in questa piazza”

11/09/2015  L’omelia di don Alex Zanotelli ai funerali di Genny, il giovane ucciso al rione Sanità di Napoli. “Nessuno verrà a salvarci. Tocca noi farlo”. Un grido che indica un cambio di rotta. Possibile e radicale.

“Guarda, Padre, come siamo sporchi, c'è sangue in questa piazza. Fa sì che tutti noi troviamo la forza di purificarci”. E poi: “Nessuno verrà a salvarci. Tocca a noi farlo. Ecco perché siamo in questa piazza, ecco perchè questa benedizione: perchè ognuno di noi ha la sua responsabilità”. Ed ancora: "Dobbiamo uscire dalle violenze, non ditemi che non è possibile”.

Sono le tre frasi chiave con cui, nella chiesa di San Vincenzo alla Sanità, padre Alex Zanotelli  ha celebrato oggi il funerale di Genny, il ragazzo di 17 anni ucciso il 5 settembre scorso in un conflitto a fuoco nelle vie di Napoli. Non ci sarebbe molto da dire se non fosse che queste parole, pronunciate in una chiesa storica di un quartiere storico di Napoli, diventano una sintesi di quel che è diventato il Mezzogiorno. E di come la Chiesa può e vuole starci oggi.

Innanzitutto l’ora, le 8 del mattino. Sono funerali “blindati” quelli che si tributano a Genny. Perché la Questura teme rappresaglie. A Napoli anche dire addio a un ragazzo può essere un rischio. Eppure la chiesa è piena. E padre Zanotelli, un passato di lungo impegno in Africa nelle bidonville del Congo e un presente di nuove frontiere tra Scampia e il rione Sanità, sa usare le parole giuste. “Siamo sporchi” dice. “Dobbiamo purificarci. Ma siamo solo noi a poterlo e doverlo fare”.

Non è un grido d’accusa, un riversare su altri, il Governo, lo Stato. E’ una chiamata asciutta alla responsabilità collettiva di quella comunità. “Siamo tutti responsabili”, afferma, e  in quel tutti ci sono fedeli e non, gente di Chiesa e uomini e donne che affollano quella chiesa. Ci sono i ragazzi che spacciano e quelli che si drogano, carnefici e vittime di quel dedalo di strade senza uscite (non è una metafora, visitarlo per credere) che è il rione Sanità di Napoli.

Certo padre Zanotelli aggiunge anche che "in questo quartiere stanno depotenziando tutto, anche il pronto soccorso”.  Ma dire "tocca a noi" in una città "spaccata in due tra la Napoli bene e quella malamente” significa uscire dagli appelli rituali, dalla retorica d’occasione. Dimostra la consapevolezza che non è più tempo di attendersi aiuti in questo disastro che è diventato il Sud. Che la disperazione ha qui toccato un livello che può preludere solo a un rimbalzo dal fondo che si è toccato, a un sussulto d’orgoglio. E’ solo tempo di agire nel Mezzogiorno definito “desertificato” dalla Svimez, in cui si nasce sempre meno (al livello precedenti all’Unità d’Italia)  e si vive sempre più isolati dal resto d’Italia. Arrivati a questo punto, dice padre Zanotelli, non resta che “purificarsi". O morire.

Ed è proprio questa la terza cosa che colpisce. L’uso di questa parola, “purificarsi”. Non c’è solo un invito ad agire, ma a compiere un passo preliminare. In questa parola c’è un incrocio che unisce cielo e terra. E che deve essere suonato arduo alle orecchie di molti in quella chiesa, in cui immaginiamo rabbia, voglia di vendetta, bisogno di resa dei conti, mani che fremono. La prima resa dei conti è con noi stessi, dice il prete dal pulpito. E passa per la purificazione personale. Per il rifiuto della logica del mondo, della vendetta, dell’occhio per occhio e dente per dente.  Non per stare fuori dal mondo ma per starci dentro in un modo radicalmente nuovo. E’ questo che la Chiesa al Sud può fare, sta già facendo, ogni volta che lenisce ferite, si tratti di immigrati o giovani italiani morti per una pallottola vagante. Ponendo il problema che la violenza va rifiutata in blocco, è male assoluto perché genera solo altra violenza. E l’isolamento partorisce altro isolamento. Come vogliono vivere i giovani del rione Sanità, e di Napoli tutta? Rispondendo colpo su colpo, violenza a violenza, o purificandosi per ripartire? E’ questa la domanda che arriva oggi da quel pulpito.

I vostri commenti
2

Stai visualizzando  dei 2 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo