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mercoledì 16 giugno 2021
 
 

Padre Faltas: Appello per l'Egitto

20/08/2013  Dalla Terra Santa, il padre francescano invita alla preghiera e al dialogo per il Paese dilaniato dalla violenza. L'Egitto, ricorda padre Faltas, non può distruggere la sua grande storia di civiltà.

Lancio un appello per unirci tutti in una unica preghiera per la popolazione egiziana, affinché cessi immediatamente la violenza tra egiziano contro egiziano. Moltissime vite innocenti hanno pagato con la loro vita, questa assurda violenza che conduce solo a un vicolo cieco. Penso al  dolore atroce di tante mamme che hanno perso i loro figli, alla loro sofferenza, e allo sgomento di fronte a tanta malvagità. Penso alla povera gente, che sta vivendo giorni di caos e di terrore, con la paura di essere colpita e con la paura nei loro occhi di che cosa accadrà domani. 
Molte chiese copte sono state  incendiate e distrutte. Perché incendiare e distruggere le chiese? Perché distruggere le nostre scuole francescane? Perché cancellare ogni importante testimonianza storica, come la Biblioteca di Alessandria?
Un accanimento  contro i cristiani. Dopo l’inizio della Primavera Araba, dove sembrava che dalla stessa piazza Tahrir nascessero semi di speranza per un nuovo futuro dell’Egitto, oggi questi semi sono stati sostituiti dalla violenza, dal clima di persecuzione che si è intensificato nei confronti dei cristiani.
Grande è la sofferenza di vedere la distruzione di questa terra ricca di fascino e di antichità che non esiste più.Dopo il 25 gennaio 2011 è sparito il vecchio Egitto, per aprirsi a una nuova era di autodistruzione. Una terra formata da una popolazione di circa 83 milioni di persone che occupa solo il 7 per cento del suolo. La povertà in Egitto è molto elevata, e questa guerra non fa che aumentare ulteriormente l’estrema indigenza in cui tante famiglie vivono. È stato indetto il coprifuoco in tante città, non riesco a immaginare come possano vivere le persone, in quanto la maggior parte della gente vive in strada, e il ciclo della giornata non finisce mai, dura 24 ore su 24 ore.
Nel mio ultimo viaggio in Egitto ho ascoltato tante testimonianze di famiglie  che non vedono una via d’uscita e non intravedono un futuro per i propri figli e per le nuove generazioni egiziane. Ho parlato a lungo con  tanti amici che ho avuto occasione d’incontrare ad Alessandria, ho percepito la loro paura e la loro  tensione per il futuro.
Alcuni direttori scolastici mi hanno confermato che più di trecentomila persone sono  emigrate, e il numero degli allievi è diminuito  notevolmente.  Molti imprenditori sono veramente disperati, per poter lavorare sono costretti a pagare delle tangenti elevate, perché rischiano di perdere tutto o di subire pesanti ritorsioni.
La Chiesa in Egitto fu fondata nel I secolo, e nel grembo dei copti, in questi secoli sono nati studiosi e uomini di cultura, che hanno rappresentato l’Egitto anche all’estero, e hanno da sempre sostenuto un certo equilibrio di dialogo e di convivenza pacifica.
In Egitto vivono quasi 15milioni di Copti, che hanno contribuito  ad aprire il paese  all’occidentalizzazione e al rispetto della libertà religiosa e della vita umana. In fondo se l’Egitto è un po’ moderno lo si deve alla Chiesa copta, senza di essa il Paese vivrebbe nell’oscurantismo.
Ancora una volta in Egitto, assistiamo inerti a una guerra interna, dove si è scatenata una crudeltà dell’uomo sull’uomo, dove tanti uomini si massacrano fra loro senza conoscersi, nell’interesse di poche persone che si conoscono fra loro ma non si massacrano tra di loro.
San Francesco, durante il periodo delle crociate intraprese un lungo viaggio come ambasciatore di dialogo e di pace, per incontrare il Sultano d’Egitto. Questo gesto di San Francesco è stato la testimonianza del rispetto e del dialogo tra culture differenti. Dobbiamo rimanere uniti nella preghiera affinché questa strada tracciata secoli fa, in tempi non diversi dalla situazione attuale, aiuti e sostenga l’Egitto per ritrovare la via del dialogo e della pace, fondata sul rispetto e la dignità di ogni uomo, sull’uguaglianza, la giustizia e la garanzia della libertà religiosa. Dobbiamo pregare e lavorare affinché sia ristabilita immediatamente la pace perché la guerra genera  il suicidio dell'umanità, perché uccide il cuore e uccide l'amore.

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