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domenica 02 ottobre 2022
 
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Credere

Padre, lei dove celebra?

22/09/2022  Non c’è forse uno spreco di religiosi sacerdoti troppo poco disponibili o poco valorizzati nelle parrocchie?

Ogni tanto qualcuno mi scrive chiedendomi dove celebro la domenica, perché vorrebbe venire a incontrarmi o a partecipare alla santa Messa; ogni volta mi addolora e, con un po’ di imbarazzo, devo rispondere che non celebro… da nessuna parte! Dopo la prima reazione scandalizzata e spiazzante, preciso meglio, spiegando che, come religioso che lavora in un’opera che non ha una parrocchia o una chiesa aperta al pubblico, non ho un luogo fisso dove celebrare: a volte vado dove mi invitano, altre volte chiedo la cortesia di concelebrare da qualche parte, altre volte celebro da solo nella cappella di comunità. Per i religiosi a volte è un po’ difficile trovare un luogo dove celebrare, soprattutto a Roma, dove sembra che i preti non manchino. Ma anche in periferia è difficile trovare parroci disposti ad accogliere un sacerdote che venga per dare una mano per le Messe domenicali. Sembra proprio che non ce ne sia bisogno! Ormai è da diversi anni che vivo questa triste esperienza, che mi lascia un po’ deluso ogni volta che inizia l’anno pastorale e mi rendo conto che anche quest’anno andrà così. Tutto questo mi porta però a chiedermi che cosa significhi che mancano i sacerdoti: probabilmente sono diminuiti i fedeli e, di conseguenza, non ci sono tante celebrazioni da coprire. Ma questa situazione mi porta anche a interrogarmi sul grande spreco della nostra presenza come religiosi, che un po’ forse per nostra pigrizia, un po’ perché non siamo visti di buon occhio, un po’ forse anche per una semplice mancanza di coordinamento, non riusciamo a portare il contributo che potremmo nella vita della Chiesa. Tante volte noi religiosi restiamo arroccati e chiusi nelle nostre comunità, soprattutto laddove non c’è un apostolato nel fine settimana. Mi chiedo se questa situazione non ci stia dicendo che stiamo seppellendo il talento che con fiducia il Signore ci ha consegnato, quel talento che è anche il dono del nostro sacerdozio. Nella parabola evangelica, il servo è messo davanti alla sua responsabilità, alle sue paure, al suo sguardo distorto. Mi chiedo allora se anche noi, nei nostri diversi ruoli, e ciascuno nella propria condizione, non dobbiamo interrogarci sulle responsabilità davanti a questo spreco.

 
 
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