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giovedì 23 settembre 2021
 
riconoscimenti
 

Padre Livio Maggi premiato da Mattarella

01/07/2021  Il missionario del PIME in Myanmar referente della Ong New Humanity ha ricevuto il prestigioso riconoscimento dell'Ordine della Stella d'Italia. Una testimonianza di straordinaria umanità in un Paese lacerato in cui i cristiani sono perseguitati

(Nella foto, padre Livio Maggi riceve il premio da Alessandra Schiavo, ambasciatrice italiana in Myanmar) 

«Un riconoscimento non tanto alla mia persona, quanto al lavoro sociale di “New Humanity” e, più in generale, al grande contributo dato dal PIME in terra birmana per oltre un secolo e mezzo». Padre Livio Maggi, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere, da 7 anni attivo in Myanmar come referente della ong “New Humanity”, commenta così l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia che ha ricevuto pochi giorni fa. Ad assegnargliela, a nome del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stata Alessandra Schiavo, ambasciatrice italiana in Myanmar, durante una semplice e commovente cerimonia svoltasi nella sede di quest’ultima, in collegamento web con l’Italia.

L’Ordine della Stella d’Italia, istituito nel 2011, ha una forte dimensione solidaristica. L’onorificenza è concessa dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro degli Affari Esteri, e viene conferita a cittadini che abbiano acquisito particolari benemerenze nella promozione dei rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia e i popoli del mondo. Padre Maggi è il primo cittadino italiano a ricevere tale onorificenza in Myanmar. 63 anni, dopo un intenso periodo di missione in Thailandia e 6 anni come vicario generale dell’istituto, padre Maggi opera dal 2014 in quella che un tempo era la Birmania. «Questo riconoscimento – racconta – è arrivato in modo del tutto inatteso, è stata un’immensa sorpresa». Lui non è uno che ami i riflettori della cronaca: da buon friulano – viene da Palazzolo dello Stella (Udine) – Maggi bada al sodo, non certo ai complimenti e alla formalità. «Non mi piace che si parli di me. Se mi hanno dato questo premio – spiega – è perché sono colui che, tra gli operatori della nostra Ong, opera in Myanmar da più tempo. Ma credo che, in realtà, rappresenti un riconoscimento e un segno di gratitudine per il lavoro di oltre 150 anni del Pime in terra birmana: qui il nostro istituto – che ha iniziato ad operare nel 1867 – ha costruito scuole, ospedali, tipografie… In una parola ha dato cultura alla gente». Continua: «Con “New Humanity” continuiamo l’opera del Pime nell’ambito dell’umanitario. Non lavoriamo nella pastorale, ma sono profondamente convinto che anche questo nostro impegno sul versante sociale faccia parte del lavoro di evangelizzazione. Siamo in periferia, a stretto contatto con i non cristiani e i poveri. E questo mi pare sia molto evangelico».

Dopo aver avviato la sua attività in Cambogia, “New Humanity” (www.newhum.org) oggi presente anche in India, opera dal 2014 in Myanmar con progetti di inclusione sociale, sviluppo rurale e in ambito educativo.  In un comunicato stampa diffuso per l’occasione, l’ambasciatrice Schiavo ha motivato la scelta dell’onorificenza affermando che «“New Humanity” è sempre in prima linea nel sostegno a intere collettività in zone remote, belliche o disagiate, o nelle azioni di recupero di giovani in condizioni di vulnerabilità, quali disabilità, tossicodipendenza e criminalità». Ha poi aggiunto, con riferimento alla difficile situazione in cui versa il Paese dopo il golpe del 1 febbraio scorso: «Ora che la Birmania sta attraversando forse la fase più critica della sua storia, che gli sfollati interni sono centinaia di migliaia, l’esempio di padre Livio e di tutti gli altri suoi confratelli sono una testimonianza straordinaria di umanità».

L’ambasciatrice, inoltre, che ha conosciuto il Pime negli anni in cui ha servito il nostro Paese come Console generale d’Italia a Hong Kong, ha sottolineato come, mentre molti cittadini italiani lasciavano il Paese per motivi di sicurezza, padre Livio e i suoi confratelli siano rimasti a fianco della gente, cercando di spendersi per il loro bene. Tale scelta è stata motivata dal Superiore Generale del Pime, padre Ferruccio Brambillasca, il quale era collegato da Milano insieme ai padri Gregorio Ba Oo e Columban San Li, missionari del Pime birmani, ordinati sacerdoti poche settimane. Padre Brambillasca, ringraziando Maggi per la sua fedeltà e testimonianza, ha sottolineato come faccia parte del compito dei missionari non abbandonare il popolo, anche (anzi: soprattutto) nei momenti più duri. Ringraziando l’ambasciatrice Schiavo per l’attribuzione dell’onorificenza al confratello, ha infine auspicato che possa diventare segno della collaborazione tra istituzioni civili e realtà missionarie per il bene dei popoli.

 
 
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