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23 maggio 2015
 

Palermo chiama Italia, in nome di Falcone

23/05/2015  Hanno sfilato 40 mila giovani, nel capoluogo siciliano, per ricordare l’omicidio di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. Ma altre sei piazze italiane si sono collegate con Palermo. «Le città che si sono unite in un solo coro per la legalità sono un segnale importante, sono la fotografia di un Paese che dice con chiarezza da che parte vuole stare e di una scuola che sa di avere un ruolo chiave nell’educazione alla legalità», ha detto la ministra Stefania Giannini. L’iniziativa è della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.

Sono tanti gli studenti che da tutta Italia sono giunti a Palermo per ricordare il XIII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio. “Palermo chiama Italia” (#PalermoChiamaItalia) è il nome della manifestazione che quest’anno vedrà sfilare oltre 40.000 giovani di tutto il Paese, e un centinaio di ragazzi provenienti da Europa e Stati Uniti e sei città collegate in diretta.

La manifestazione è stata organizzata dalla Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, in collaborazione con la Direzione Generale per lo Studente del Ministero dell’Istruzione. L’iniziativa quest’anno si estende a tutta l’Italia. Non si svolge solo a Palermo, ma anche in diverse piazze italiane in cui cittadini e studenti saranno presenti per dare testimonianza del loro impegno per la legalità. La Fondazione Falcone, grazie alla collaborazione con la Rai, ha deciso di collegare il capoluogo siciliano con sei piazze di altrettante città (Milano, Gattatico, Firenze, Napoli, Rosarno, Corleone), unendo tutto il Paese nel ricordo di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, del giudice Francesca Morvillo, moglie di Falcone, e degli uomini delle loro scorte Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano.

Migliaia di persone hanno ricordato la strage di Capaci, di cui oggi ricorre il 23° anniversario, davanti l'albero, sotto la casa in cui viveva il magistrato, diventato ormai luogo della memoria, Palermo (Le foto sono: Ansa/Palazzotto).
Migliaia di persone hanno ricordato la strage di Capaci, di cui oggi ricorre il 23° anniversario, davanti l'albero, sotto la casa in cui viveva il magistrato, diventato ormai luogo della memoria, Palermo (Le foto sono: Ansa/Palazzotto).

L'albero di Giovanni

A Milano, al Teatro Parenti, c’era Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982, e Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, assassinato il 30 aprile dello stesso anno; a Gattatico (Reggio Emilia), alla Casa Cervi, era presente Margherita Asta, familiare delle vittime della strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985; a Firenze, allo Stadio Ridolfi, è intervenuta Betta Caponnetto, vedova del giudice Caponnetto che guidò il Pool Antimafia in cui operarono, tra gli altri, i giudici Falcone e Borsellino; a Napoli, in piazza del Municipio, dove nel 1997 è stato piantato un Albero Falcone, c’era Paolo Siani, fratello di Giancarlo Siani, il giornalista assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985, il magistrato Federico Cafiero de Raho e il Coro giovanile del San Carlo; a Rosarno, presso l’Istituto di Istruzione Superiore Piria, ha parlato Adriana Musella, familiare di Gennaro Musella, ucciso dalla ‘ndrangheta il 3 maggio 1982; a Corleone, infine, è intervenuto il presidente dell’Associazione "Addio Pizzo" Daniele Marannano.

Ogni città si è collegata con l’Aula Bunker
nel corso della cerimonia istituzionale trasmessa in diretta su Rai Uno a partire dalle 10.55.

"Io non dimentico"

  

«Le piazze che si sono unite in un solo coro per la legalità sono un segnale importante, sono la fotografia di un Paese che dice con chiarezza da che parte vuole stare e di una scuola che sa di avere un ruolo chiave nell’educazione alla legalità e lo esercita con passione e grande impegno. Un impegno di cui ringrazio profondamente i nostri insegnanti», sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, presente in Aula Bunker a Palermo.

«In questo 23° anniversario delle stragi, che hanno segnato una pagina tristemente indelebile nel nostro Paese, è giunto a compimento l’obiettivo che ci eravamo posti da qualche tempo. L’obiettivo di fare “rete”, di portare testimonianza di una cittadinanza attiva e unita contro il sopruso e l’illegalità in tutte le piazze d’Italia», sottolinea  Maria Falcone, Presidente della Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”. «Abbiamo cominciato con sei città, ma non ci fermeremo. Sono tali e tante le richieste da parte delle scuole italiane di partecipare ai nostri protocolli di educazione alla legalità da farci ormai considerare il 23 maggio una giornata nazionale, un manifesto trasversale che unisce l’Italia nella lotta civile e culturale per la legalità. I tempi sono maturi. Palermo chiama Italia».

A Palermo, l’evento principale si è tenuto presso l’Aula Bunker del carcere Ucciardone, quella del maxiprocesso alla mafia.

Qui, dalle 9.30 alle 12.30, si terrà la cerimonia istituzionale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Presidente del Senato Pietro Grasso, del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del Sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, della Presidente della Commissione Antimafia Rosi Bindi, del Presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini, del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Rodolfo Maria Sabelli, del Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Carlo Smuraglia e della professoressa Maria Falcone.

Anche quest’anno sono due i cortei aperti a tutta la società civile che chiudono la giornata. Il primo è partito alle 15.30 da Via D’Amelio, il secondo si è mosso alle 16.00 dall’Aula Bunker. Entrambi hanno raggiunto l’Albero Falcone in Via Notarbartolo, presso il quale la Polizia di Stato ha suonato il Silenzio alle 17.58, ora in cui deflagrò la bomba a Capaci il 23 maggio 1992.

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